– 276: impeachment, no a nuovi testi, si va verso l’assoluzione

1 Feb 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Il voto finale sull’impeachment di Donald Trump in Senato avverrà mercoledì 5 febbraio, il giorno dopo il discorso sullo stato dell’Unione, che il presidente farà – la sera del 4 febbraio – al Congresso in seduta plenaria, già virtualmente sicuro della sua assoluzione. Ieri, il Senato ha infatti votato contro l’ammissione di nuovi testi e di nuovi documenti: lunedì inizieranno requisitorie e arringhe.

La decisione sul calendario dei lavori fino alla fine del processo è stata presa nella serata di venerdì, dopo che il Senato aveva bocciato la richiesta dei democratici di ascoltare nuovi testi, specialmente l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton: il voto era finito 51 a 49. Due repubblicani, Mitt Romney e Susan Collins, hanno votato con i democratici (per rovesciare il verdetto, ne servivano quattro).

L’esito del voto spiana la strada all’assoluzione di Trump, partito con la famiglia per la Florida, dove trascorrerà il fine settimana nella sua tenuta di Mar-a-lago. Duro il commento del leader dei senatori democratici Chuck Schumer: “Una vergogna. Nessun testimone, nessun documento … L’assoluzione di Trump così non avrà alcun valore. L’America ricorderà questo giorno sciagurato”.

In giornata, erano uscite ulteriori anticipazioni dalle bozze del libro di Bolton ‘The Room where it Happened: a White House Memoir‘, che dovrebbe essere pubblicato a marzo, ma che la Casa Bianca cerca di bloccare. Un tentativo in extremis, fallito, di indurre il Senato ad ascoltare l’ambasciatore, che sa molto sul ‘quid pro quo’ tra Usa e Ucraina.

Le pressioni su Kiev perché mettesse sotto inchiesta i Biden padre e figlio cominciarono almeno due mesi prima della telefonata incriminata del 25 luglio tra i presidenti Trump e Volodymyr Zelenski. All’inizio di maggio, Trump ordinò al consigliere per la Sicurezza nazionale Bolton di aiutarlo a convincere gli ucraini in una riunione nello Studio Ovale, presenti il capo ad interim dello staff della Casa Bianca Mick Mulvaney, il suo avvocato personale Rudy Giuliani e l’avvocato della Casa Bianca Pat Cipollone. Trump disse a Bolton di chiamare Zelensky, che aveva appena vinto le elezioni, perché vedesse Giuliani, che stava organizzandosi incontri in Ucraina. Ma Bolton, ostile alla ‘diplomazia parallela’ affidata a Giuliani, non fece mai quella telefonata.

Ieri mattina, l’alternativa era se andare avanti, ammettendo nuovi testi, o se passare subito al voto, che a quel punto poteva solo essere d’assoluzione.  Il nodo era se ascoltare o meno Bolton. Quando uno dei possibili transfughi repubblicani, il senatore del Tennessee Lamar Alexander, rientra nei ranghi (“Il comportamento del presidente è censurabile, ma non è da impeachment”), e quando pure la senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski si tira indietro, dicendo cose analoghe (il ‘quid pro quo’ è già provato, ma non vale l’impeachment), i giochi paiono fatti.