– 273: caos democratici, l’Iowa è di Trump

4 Feb 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Sorpresa Iowa: vince Donald Trump – ed era scontato, con i due avversari che si ritrova -; ma, soprattutto, vincono i repubblicani, perché pasticci organizzativi e informatici e conseguenti ritardi nella diffusione dei risultati creano imbarazzo fra i democratici, che alla fine si rassegnano a contare i voti a mano e si espongono al pubblico ludibrio degli avversari politici.

“Crisi di nervi nel Partito democratico. Non riescono a gestire i caucus e vogliono governare. No grazie”, afferma Brad Parscale, il manager della campagna di Trump, ironizzando con un tweet sulla confusione che, ore dopo la conclusione delle assemblee per le primarie democratiche, regna nello Iowa.

Fra i repubblicani, invece, Trump non ha problemi, contro i suoi due rivali lillipuziani: fa man bassa di suffragi e delegati sull’ex deputato Joe Walsh e all’ex governatore del Massachusetts Bill Weld (che nel 2016 era candidato vicepresidente nel ticket libertario). “Grande vittoria per noi stasera in Iowa”, twitta il magnate-presidente.

I candidati democratici alla Casa Bianca, o almeno quelli che sopravvivranno allo Iowa, Stato che spesso falcidia i ranghi degli aspiranti alla nomination, guardano già al New Hampshire, dove si voterà martedì 11 febbraio. Elizabeth Warren ha in programma un evento nel pomeriggio di oggi a Keen, Joe Biden a Nashua; Bernie Sanders e Pete Buttigieg hanno pure appuntamenti già fissati.

I quattro senatori del lotto, Amy Klobuchar, Sanders e Warren, oltre a Michael Bennett – che ci si dimentica sempre perché la sua campagna è ‘underground’ – devono però fare i conti coi loro impegni istituzionali. Oggi, infatti, prosegue in Senato il processo per l’impeachment a Trump, che si concluderà domani con il verdetto – l’assoluzione è scontata -; e stasera – in Italia, saranno le tre del mattino – ci sarà il discorso sullo stato dell’Unione del presidente.

Nell’aula del Senato, ieri, ci sono state per quattro ore requisitorie e arringhe; poi la parola è passata ai senatori, i cui interventi proseguono oggi. Il verdetto di domani potrebbe riservare qualche sorpresa: nessun dubbio che Trump sarà assolto perché per decidere l’impeachment ci vogliono 67 voti e i democratici ne hanno solo 47; ma qualche democratico pare indeciso, in particolare Doug Jones dell’Alabama and Joe Manchin della West Virginia, che devono affrontare a novembre elezioni in Stati tendenzialmente conservatori.

Come molti repubblicani, Manchin ritiene che il comportamento del presidente sia censurabile, ma che non meriti necessariamente l’impeachment, mentre Trump sostiene di non avere fatto assolutamente nulla di sbagliato.

Una buona notizia per i democratici, in questa giornata ‘nera’, viene dal sondaggio nazionale Wall Street Journal/ Nbc: i candidati democratici sono tutti in vantaggio su Trump. Biden è avanti sei punti (50% contro 44%), Sanders quattro (49% a 45%), Warren tre (48% contro 45%) e Buttigieg di uno appena (46% a 45%).

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