– 270: contati i voti in Iowa, Trump all’attacco

7 Feb 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

I voti dei caucus dello Iowa di lunedì sono stati finalmente contati tutti, ma un vincitore ufficiale non c’è ancora: i media Usa rilevano errori e incongruenze nei risultati finora comunicati e si va verso una revisione, chiesta dal presidente del Partito democratico Tom Perez: “Quando è troppo è troppo! Il riconteggio deve avvenire immediatamente”.

La giornata di giovedì è stata segnata dall’offensiva mediatica del presidente Donald Trump, dopo l’assoluzione nel processo in Senato, dove rischiava l’impeachment per abuso di potere e ostruzione alla giustizia.

Nello Iowa, i dati diffusi dicono che Pete Buttigieg è primo, in lievissimo vantaggio sul senatore Bernie Sanders: 26,2% contro 26,1%. La senatrice Elizabeth Warren è terza col 18% ed è seguita dall’ex vice-presidente Joe Biden col 15,8% e dalla senatrice Amy Klobuchar col 12,3%. Tutti questi cinque avrebbero ottenuto almeno uno dei 41 delegati dello Iowa alla convention nazionale, ma la distribuzione non è stata ancora ufficializzata.

Fra i repubblicani, i delegati dello Iowa da assegnare erano 40: 39 sono andati al presidente Trump, che ha avuto più del 97% dei voti, e uno a Bill Weld.

“È una notizia fantastica”, ha commentato Buttigieg, aggiungendo: “Anche il senatore Sanders ha chiaramente avuto una grande notte nello Iowa e mi congratulo con lui e con i suoi sostenitori”. Sanders si era dichiarato vittorioso in virtù del voto popolare, uno dei criteri presi in considerazione nel computo dei risultati dei caucus.

Questa sera – le 21 della Costa Est Usa, le 03 di notte in Italia – sette degli 11 aspiranti superstiti alla nomination democratica si confronteranno nel dibattito al Saint Anselm College di Manchester, nel New Hampshire, dove martedì 11 ci saranno le primarie.

I sette che si sono qualificati, secondo criteri che includono risultati dei sondaggi e fondi raccolti, sono, in ordine alfabetico: Biden, Buttigieg, Klobuchar, Sanders, Tom Steyer, Warren e Andrew Yang, che torna sul palco dopo esserne stato assente l’ultima volta. Restano esclusi Tulsi Gabbard, Michael Bennet e Deval Patrick, oltre a Mike Bloomberg, che, però, non è in lizza nel New Hampshire.

Il giorno dopo l’assoluzione in Senato, Trump ne ha avuto per tutti: per i democratici (“Politici corrotti hanno fatto di tutto per distruggerci, la mia famiglia, il presidente, il Paese”) e, soprattutto per Nancy Pelosi, la speaker della Camera (“È una persona orribile”), per Adam Schiff, il presidente del collegio d’accusa (“È una persona cattiva”) e per Mitt Romney, l’unico senatore repubblicano che gli ha votato contro (“Non mi piacciono quelli”, come lui e la Pelosi. che “usano la fede per coprire le proprie cattive azioni”).

L’offensiva verbale di Trump s’è svolta in due tempi: di buon mattino, al National Prayer Breakfast, il suo primo impegno pubblico dopo l’assoluzione, dove arriva con un giornale, UsaToday, che ha un titolone in prima, “Assolto”; e poi alle 12.00, quando si rivolge alla nazione in diretta tv dalla Casa Bianca.

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