– 26, caos dibattiti, Trump vuole ripartire subito

9 Ott 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Il prossimo dibattito fra Donald Trump e Joe Biden, in calendario il 15 ottobre, si terrà, se si terrà, da remoto: il presidente e l’ex vice-presidente risponderanno alle domande dei cittadini – la formula è quella del town hall – da luoghi separati. La commissione organizzatrice dei dibattiti presidenziali motiva la sua decisione con preoccupazioni di salute derivanti dall’epidemia di coronavirus: Trump è stato dimesso lunedì dall’ospedale militare Water Reed e non risulta ancora negativo.

Ma il presidente non ci sta: lui vuole essere, come previsto, con Biden sul palco dell’avveniristico Adrienne Arsht Center di Miami in Florida. E annuncia che non parteciperà al dibattito, se non sarà in presenza: “Mi sento perfettamente, non penso di essere contagioso”, dice in una telefonata fiume e senz’argini con Maria Bartiromo, volto di Fox Business. “Per noi il format virtuale non è accettabile”, dice Trump, accusando la commissione di volere “proteggere” il suo rivale.

La decisione “unilaterale” di “cancellare il dibattito in persona è patetica”, gli va dietro la campagna del magnate: è solo una “triste scusa per salvare Joe Biden”: Invece del dibattito virtuale, Trump “farà un comizio”. Il cambio del formato “non è un bene per gli elettori”, che meritano un confronto faccia a faccia fra i candidati, dice il partito repubblicano.

“Non sprecherò il mio tempo in un dibattito virtuale – insiste il presidente, che, da quando è stato dimesso dall’ospedale, appare su di giri -, che non ha nulla a che fare con quello che dovrebbe essere un dibattito. Si sta seduti dietro un computer e si parla, è questo un dibattito? E’ ridicolo. E poi possono tagliarti quando vogliono”. Soprattutto, il suo microfono sarebbe spento mentre parla Biden, il che gli impedirebbe di interromperlo, come fece decine di volte nel primo faccia a faccia, la scorsa settimana.

A Trump non piace neppure il moderatore scelto per il secondo duello con Biden, Steve Scully, della C-Span, il servizio pubblico televisivo Usa: “Non è mai stato un ‘Trumper'”.

Opposta la reazione di Biden, che non vede l’ora “di parlare direttamente al popolo americano” e d’illustrare il suo piano per unire il Paese e ricostruirlo”, dopo “la fallimentare leadership” di Trump che, complice la gestione dell’epidemia di coronavirus, ha gettato “l’economia in crescita ereditata” dall’Amministrazione Obama “nel peggior declino dai tempi della Grande Depressione”.

La fiammata polemica sul secondo dibattito brucia l’immagine relativamente positiva lasciata, l’altra notte, dal dibattito televisivo fra i candidati vice. Mike Pence e Kamala Harris hanno fatto meglio di Trump e Biden, dal punto di vista di contenuti, educazione e correttezza. Ma la sostanza è stata un po’ piatta.

Il primo sondaggio a caldo, siglato Cnn, dice che la Harris ha vinto largo: 59 a 38%; ma – attenzione! – c’è il trucco, perché, prima del confronto, lo stesso campione era già predisposto a favore della Harris, 61 a 36%.

Se il dibattito virtuale si dovesse fare, non sarà una novità assoluta in una campagna presidenziale: nel 1960, l’anno dell’introduzione dei dibattiti televisivi, John F. Kennedy e Richard Nixon ne concordarono quattro.

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