– 257: nono dibattito, tutti contro Bloomberg

20 Feb 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

E’ stato il dibattito più vivace e più aspro dei nove che hanno finora visto protagonisti gli aspiranti alla  nomination democratica alla Casa Bianca: l’entrata in scena di Mike Bloomberg e la riduzione del lotto dei candidati – i sei che possono farcela erano tutti sul palco di Las Vegas – hanno alzato i toni del confronto e acuito lo scontro. E Bloomberg, che ha fama di ‘pesce lesso’, ha cercato d’adeguarsi e di ribattere colpo su colpo.

Ormai fuori i comprimari, e non qualificati il miliardario Tom Steyer e la deputata delle Hawaii Tulsi Gabbard, si schierano sul palco, in ordine di sondaggi, Bernie Sanders, Joe Biden, Bloomberg, Elizabeth Warren, Pete Buttigieg e Amy Klobuchar.

Donald Trump cerca di rubare loro la scena con un mega-comizio in contemporanea a Phoenix, Arizona, prima d’installarsi a Las Vegas dove alloggia per tre notti al Trump International Hotel, con vista sulla Strip della Città delle Luci, e farà un comizio venerdì sera.

Bloomberg, per il suo censo, l’esperienza da sindaco di New York farcita di discriminazioni razziali e le accuse d’essere un imprenditore sessista, e Sanders, per l’età, la salute, le ricette socialiste, sono spesso costretti sulla difensiva, ma si mostrano reattivi.

La ‘strana coppia’ formata dall’ex vice-presidente Biden, di solito poco incline all’aggressività, e dalla senatrice del Massachusetts Warren, che sa essere tagliente, cerca di uscire dalla fase d’appannamento delle rispettive campagne: i due costituiscono una sorta di squadra d’assalto contro Bloomberg, irritandolo spesso e mettendolo in difficoltà.

Ma il tono, fin dalle primissime battute, lo ha dato Sanders, denunciando quello che ha definito “l’oltraggioso” passato politico di Bloomberg, le cui ricette “vanno bene solo ai miliardari” e che “non è mai stato un democratico”, essendo stato eletto la prima volta sindaco di New York come repubblicano e avendo spesso testimoniato a Trump vicinanza e amicizia. E Biden, ancora prima dell’inizio del dibattito, ha ricordato che Bloomberg non ha mai sostenuto Obama.

Bloomberg ha promesso di pubblicare a breve la propria dichiarazione dei redditi – Trump non l’ha mai fatto – e ha contestato a Sanders di essere “un socialista ricco con tre case”. Il miliardario è stato fischiato dal pubblico quando ha detto che non intende togliere la clausola di riservatezza sulle molestie sessuali imposta ai suoi dipendenti. Klobuchar ne ha approfittato per sostenere che solo l’elezione di una donna porrà termine al sessismo.

Il dibattito è stato tutto infuocato: Sanders & C. vi hanno visto un’occasione per frenare sul nascere l’ascesa di Bloomberg nei sondaggi, impedendogli così di arrivare senza intralci al Super Tuesday del 3 marzo, quando ci saranno le primarie in 14 Stati, fra cui i due più popolosi, California e Texas: quel giorno, il nome di Bloomberg sarà sulle schede per la prima volta.

La partita per la nomination democratica può restare aperta fino alla convenzione di Milwaukee. Sanders sostiene che la nomination dovrebbe andare a chi ci arriva con più delegati, anche senza averne la maggioranza assoluta; tutti gli altri si dicono invece favorevoli a una convention aperta.

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