– 243: la vittoria di Biden piace a Wall Street

5 Mar 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

La vittoria di Joe Biden nel Super Tuesday manda su la Borsa e i mercati negli Stati Uniti, specie le aziende del settore assicurativo sanitario che, nonostante la crisi del coronavirus, guadagnano anche il 5%. E finisce quindi per essere, quasi per assurdo, una buona notizia pure per Donald Trump, che sullo stato di salute di economia e finanza basa buona parte delle sue speranze di rielezione: meglio il rialzo degli indici che le 13 vittorie su 13 Stati nelle primarie repubblicane, dove non ha rivali.

“I buoni risultati di un candidato moderato nelle primarie democratiche costituiscono uno sviluppo significativamente positivo – scrive ai suoi clienti Marko Kolanovic, analista alla JP Morgan Chase – perché allontanano la possibilità di un candidato di estrema sinistra, un rischio che stava agitando i mercati”. Dunque, meglio Biden che Bernie Sanders per Wall Street  – ma c’erano pochi dubbi -.

Analizzando i risultati sul New York Times, Lisa Lerer nota che Sanders, quest’anno, anche dove vince, persino nel suo Stato, il Vermont, attira meno consensi che nel 2016, quando era una novità e quando la sua rivale Hillary Clinton suscitava forti antipatie in una fetta dell’elettorato democratico. Sanders sembra avere uno zoccolo duro solido di un terzo/due quinti dell’elettorato democratico, ma non riesce ad andare oltre: il che ne può condizionare la corsa alla nomination e può soprattutto costituire un handicap insormontabile nell’Election Day, se dovesse ottenere la nomination.

Cosa che le cifre indicano ancora possibile: dopo il Super Tuesday, e il ritiro di Mike Bloomberg, è corsa a due, fra Biden e Sanders. Elizabeth Warner non s’è ancora ritirata, ma sta valutando se farlo: se resta in lizza, è solo un tafano sotto la sella di Sanders. I risultati del Super Tuesday sono chiari: Biden ha vinto in dieci Stati, Sanders in quattro, Bloomberg solo nelle Samoa occidentali, lei mai.

Il miliardario ex sindaco di New York abbandona, dopo avere condotto la campagna elettorale più costosa (al giorno) – 560 milioni di dollari spesi – e più inutile della storia, e appoggia Biden. Così, la ‘grande convergenza’ moderata voluta e orchestrata da Barack Obama va avanti: “Ho sempre sostenuto – dice Bloomberg – che il primo passo per battere Trump sia unirsi dietro al candidato che ha le chance migliori per farlo. È chiaro che questo candidato è Biden”.

Una verifica verrà già martedì 10 marzo, e poi il 17, con al voto Stati cruciali come Florida (219 delegati) e Ohio (136).

Sul piano demografico, etnico, geografico, Biden è campione fra gli ‘over 50’ e i neri e nel Sud; Sanders fra i giovani e – novità rispetto al 2016 – gli ispanici, oltre che sulle Montagne Rocciose.

La reazione di Sanders è stata grintosa, ma anche rabbiosa: “Conosco Biden ed è una persona perbene, ma abbiamo visioni diverse del futuro. Deve spiegare molte cose agli elettori”, ha detto, riferendosi a scelte fatte da Biden nel suo lungo percorso politico.

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