– 236: il coronavirus cambia la campagna elettorale

12 Mar 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Mentre Bernie Sanders s’interroga perché, dopo avere vinto “il dibattito ideologico”, stia perdendo “il dibattito sulla eleggibilità”, il coronavirus investe la campagna elettorale negli Stati Uniti e modifica il calendario degli eventi e le tattiche comunicative. La diffusione del contagio ha indotto l’Amministrazione a drastiche limitazioni dei viaggi da e per l’Europa, mentre il virus si manifesta al Congresso, nello sport – la Nba ha sospeso la sua stagione – e nello spettacolo – sono positivi Tom Hanks e sua moglie -.

Nelle ultime ore, il presidente-candidato Donald Trump ha cancellato – “per un eccesso di prudenza per la diffusione del coronavirus”, è la formula utilizzata dalla Casa Bianca – due comizi previsti questa settimana in Colorado e in Nevada e un evento in programma il 19 marzo nel Wisconsin, a Milwaukee, ‘Catholics for Trump’.

In campo democratico, Sanders, che non intende ritirarsi nonostante le sconfitte nel Super Tuesday del 3 marzo e nel mini-Super Tuesday dell’altro ieri, aveva già cancellato un comizio a Cleveland, in Ohio, e ne ha annullato un altro in Illinois, mentre Joe Biden ha cancellato suoi eventi a Tampa, in Florida, e pure a Cleveland. Florida, Illinois e Ohio sono, con l’Arizona, gli Stati dove si voterà martedì prossimo, 17 marzo.

La settimana scorsa, l’ex candidato alla nomination democratica Pete Buttigieg aveva lanciato l’invito a ripensare le campagne elettorali alla luce dell’allarme coronavirus negli Stati Uniti: “Con tutte le differenti capacità e possibilità di raggiungere gli elettori, dovremmo trovare nuovi modi di farlo, se è giusto per la sicurezza dei candidati e degli elettori”.

Trump si era inizialmente dichiarato contrario a fermare i suoi comizi oceanici, Sanders aveva nicchiato (“nel migliore dei mondi possibili, forse”), mentre Biden s’era subito detto disponibile a seguire le indicazioni delle autorità sanitarie: “Se concludono che non ci devono essere grandi raduni al coperto, cesseremo di farli”.

Confermato, invece, per il momento, il dibattito tv di domenica sera fra Biden e Sanders. “I sondaggi dimostrano che tantissimi nel Paese sostengono la nostra agenda progressista, soprattutto tra i giovani e i giovanissimi, e il partito deve capire che dobbiamo vincere i voti che rappresentano il futuro del nostro Paese”, ha detto Sanders. Il senatore riceve consensi per le sue idee, ma continua ad apparire a una gran parte degli elettori democratici meno forte di Biden in un confronto con Trump.

Il presidente, intanto, continua l’azione di repulisti iniziata dopo l’assoluzione nel processo d’impeachment: dopo avere avvicendato molti funzionari della Casa Bianca, l’ultima sua vittima è l’ex ministro della Giustizia Jeff Sessions, cui rimprovera di non averlo protetto nel Russiagate. Sessions vorrebbe riconquistare a novembre il seggio di senatore dell’Alabama, lasciato per entrare nell’Amministrazione, ma Trump nelle primarie repubblicane dà il suo endorsement al suo rivale Tommy Tuberville, l’ex allenatore della squadra di Football dell’Università di Auburn.

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