– 224: e se la pandemia facesse bene a Trump?

24 Mar 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

E se la pandemia facesse bene a Donald Trump? Di sicuro, non sta facendo bene a Joe Biden. All’inizio, il contagio da coronavirus pareva giocare contro il magnate presidente. Ora gli sta dando visibilità: il numero di americani che apprezzano come affronta l’emergenza cresce, pur se le cifre fanno già degli Usa il terzo Paese per letalità della pandemia dopo Italia e Cina.

Elettoralmente parlando, tutto però dipenderà, a conti fatti, dalla rapidità con cui gli Usa ne verranno fuori e, soprattutto, con cui l’economia si riprenderà: Trump è sempre ottimista, ipotizza 15 giorni per superare le misure di distanza sociale e tre/quattro mesi per tornare a essere ‘open for business’; e prospetta dopo la pandemia un’impennata dei consumi. Ma il punto andrà fatto tra l’estate e l’autunno.

Intanto, #WhereIsJoe è un hashtag virale sui social in questi giorni, che riflette anche l’inquietudine dei democratici: il loro battistrada verso la nomination alla Casa Bianca non ha ora visibilità, mentre Trump è in tv ogni giorno con il suo torrenziale briefing sul ‘virus cinese’, come lui lo chiama.

Né giova a Biden che i democratici in Senato stiano ritardando il varo di un piano da 1.800 miliardi di dollari per contrastare gli effetti della pandemia sull’economia: i democratici vogliono aumentare le tutele per i lavoratori ed evitare speculazioni – hanno, cioè, buone intenzioni -, ma sono percepiti come quelli che impediscono l’avvio del più grosso pacchetto di stimolo economico nella storia degli Usa, che metterà nelle tasche della maggior parte dei lavoratori americani somme a quattro cifre e darà sollievo alle imprese.

Con la campagna nel limbo per la cancellazione dei comizi e il rinvio di molte primarie, mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è concentrata sulla pandemia, Biden ha provato a riemergere dopo una settimana d’assenza dai media con un collegamento live dalla sua casa di Wilmington, Delaware. “Trump continua a dire che è un presidente di guerra. Bene, cominci a esserlo… Trump non è da incolpare per il contagio, ma ha la responsabilità della risposta ed io spero che intensifichi le sue azioni”.

Ma nel partito, tra i donatori e tra gli elettori, c’è la sensazione che Biden non sia sufficientemente visibile e non contrasti efficacemente l’operato del magnate. Trump, però, ha a disposizione il megafono quotidiano della Casa Bianca. Dopo avere minimizzato per settimane la minaccia della pandemia, il magnate ora cavalca l’emergenza e cerca di proiettare un’impressione di leadership in quello che sarà l’evento determinante della sua presidenza. Per ora, sembra riuscirci: un sondaggio Abc News/Ipsos mostra che una maggioranza di americani approva la gestione della crisi del presidente, il 12% in più da una settimana all’altra.

Come Biden, pure il suo rivale Bernie Sanders è sparito in questa fase. Ieri, il senatore del Vermont ha avuto una piccola buona notizia: ha vinto, con il 58% dei voti, contro il 23% di Biden, le primarie dei democratici all’estero, svoltesi nel Super Tuesday (ma raccolta e conteggio dei voti sono stati molto laboriosi). Ma il vantaggio di Biden continua a essere quasi incolmabile.

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