– 219: New York rinvia primarie e litiga con Trump

29 Mar 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo ha posticipato al 23 giugno le primarie, che erano previste il 28 aprile. “Non è sicuro far radunare tanta gente”, spiega Cuomo, nell’annunciare la decisione. A questo punto, è chiaro che la corsa alla nomination democratica non si chiuderà prima di giugno. Quella repubblicana è matematicamente decisa: Donald Trump ha la maggioranza dei delegati alla convention di Charlotte in agosto – se si farà: è in forse, come quella democratica di Milwaukee in luglio -.

I casi di coronavirus negli Usa superano i 120 mila: il numero più alto finora registrato in un Paese, peggio della Cina. E i decessi sono più di duemila. In Illinois, è morto un bimbo di meno di un anno: caso rarissimo, su cui sono in corso accertamenti.

Trump ha fretta di uscire dall’emergenza e progetta di alleggerire le misure la prossima settimana; e se la prende con la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer e la gran capa di General Motors Mary Barra, che non riconverte ai ventilatori in tempi celeri le sue fabbriche.

Il presidente litiga con i governatori degli Stati ‘incubatoio’ del contagio, New York e Washington, California e Michigan: tutti Stati ‘blu’, cioè democratici. Trump, dalla nave ospedale Comfort destinata alla Grande Mela, dice di stare valutando se mettere in quarantena New York, New Jersey e Connecticut. Il governatore Cuomo lo attacca: “Sarebbe una atto di guerra contro gli Stati… Non se n’è mai parlato”. Alla fine, il presidente fa marcia indietro e s’accontenta di avvisi per dissuadere i viaggi e gli spostamenti nei e dai tre Stati, senza però chiuderne i confini.

In Michigan la situazione è particolarmente difficile a Detroit. La capitale mondiale dell’automobile cancella il Salone dell’Auto: l’edizione 2020, in calendario a giugno non si terrà – scrive il Detroit Free Press – perché il centro destinato a ospitare l’evento annuale sarà trasformato in un ospedale per almeno sei mesi.

Sul fronte dei media, la Fox caccia la anchorwoman Trish Reagan, che, in un monologo in prime time, aveva definito il coronavirus una “truffa” alimentata dai nemici del presidente per distruggerlo, accusando i liberal di tifare per il crollo dei mercati e dell’economia.

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