– 217: una seconda ondata di contagi minaccia l’Election Day

31 Mar 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Una seconda ondata di contagi da coronavirus potrebbe abbattersi sugli Stati Uniti dopo l’estate e minacciare l’Election Day, il 3 novembre. Anthony Fauci, il ‘virologo in capo’ dell’Unione, prospetta l’ipotesi, anche se ne attenua l’impatto: “Sarebbe un’altra cosa”, perché ci sarebbero più possibilità di fare test e potrebbero essere già disponibili un vaccino e/o una terapia.

Di fronte all’eventualità, il presidente Donald Trump assicura, “Siamo pronti”, in un ‘lunedì nero’ del contagio negli Usa, quando il numeratore della Johns Hopkins University supera le tremila vittime – le ultime 500 in un solo giorno, mai così tante – e i casi positivi accertati sono oltre 160mila. E il presidente avverte che “il picco dei decessi da contagio si avrà fra due settimane”.

Trump continua ad affrontare tensioni con i governatori, con cui ha avuto ieri una conference call. Steve Bullock, governatore democratico del Montana, ha segnalato, come altri, la carenza di test, mentre il presidente nega che questo resti un problema. Nonostante la popolarità di Trump aumenti, come avviene nei momenti di crisi negli Usa, un sondaggio della Fox mostra che una maggioranza degli elettori pensa che il governo federale abbia risposto alla crisi “poco e tardi” e che una reazione più decisa avrebbe frenato la diffusione del virus.

Oltre che di vite, il contagio fa strage di posti di lavoro. Secondo uno studio della Fed di St.Louis, Missouri, citato da Fortune, l’emergenza coronavirus potrebbe tradursi in 47 milioni di disoccupati entro fine giugno. Per l’economista Miguel Faria-e-Castro, la disoccupazione potrebbe raggiungere il 32,1% nel secondo trimestre, superando di gran lunga il picco del 24,9% toccato nella Grande Depressione. Numeri “alti rispetto agli standard storici, ma questo è uno shock unico come nessun altro negli ultimi cento anni”.

Nonostante la drammaticità del momento, Trump non rinuncia a mettere zizzania fra i democratici, dove l’emergenza offusca e quasi azzera la visibilità di Joe Biden e Bernie Sanders, rimasti in corsa per la nomination, e dà invece risalto ai governatori anti-presidente, a partire da quello dello Stato di New York Andrew Cuomo.

In un’intervista alla Fox, Trump dice: “Conosco Andrew da molto tempo e, per essere onesti, penso che sarebbe un candidato migliore di ‘Sleepy Joe’”, Joe l’addormentato, come lui chiama Biden. Cuomo è divenuto popolarissimo con lo stesso strumento che sta portando su l’indice di gradimento del presidente: i briefing quotidiani sull’emergenza coronavirus. Solo che Cuomo è accurato e affidabile nei dati e reagisce alla crisi con coerente determinazione, mentre Trump è ondivago.

Un sondaggio del Siena College indica che il tasso di gradimento di Cuomo è salito dal 44% al 71% da febbraio a oggi. “L’abbiamo aiutato a farsi conoscere”, sostiene Trump. Cuomo sulla Msnbc fa sapere di essere troppo impegnato nei preparativi contro l’arrivo della ‘tsunami virus” per “decifrare i mugugni quotidiani del presidente”.

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