– 213: scontro aperto fra Trump e gli scienziati

4 Apr 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

L’ordine di stare a casa, che non viene dato, a livello nazionale, e la raccomandazione di indossare la mascherina, che viene disattesa per primo dal presidente, sono i nuovi fronti dello scontro aperto tra Donald Trump e la comunità scientifica, nella guerra al coronavirus.

Il bilancio delle vittime del contagio negli Stati Uniti raggiunge quota 7.500, con 1480 decessi venerdì, un nuovo record, secondo i dati della Johns Hopkins University; i positivi sono oltre 275 mila. Nello Stato di New York, il più colpito, i morti sono oltre 3mila, il doppio in tre giorni.

Sull’ordine di stare a casa, Trump è chiaro: “Lasceremo la decisione ai singoli governatori, Stato per Stato”, nonostante le pressioni di molti, anche tra gli esperti che collaborano con la Casa Bianca come il ‘virologo in capo’ Anthony Fauci. “In Italia e Spagna è diverso – sostiene il presidente -, loro hanno un problema più grande”.

Sulle mascherine, le autorità sanitarie ne consigliano l’uso a tutti i cittadini. Ma Trump sottolinea  che è una raccomandazione volontaria e aggiunge: “Non credo che io userò la mascherina … Potete farlo, potete non farlo, è solo una raccomandazione”.

Con il numeratore dei decessi che corre all’impazzata e con i dati dell’economia e dell’occupazione che peggiorano giorno per giorno, cala il consenso sulla gestione dell’emergenza da parte di Trump: ora, una maggioranza degli americani, il 52%, disapprova l’operato del presidente e solo il 47% l’approva (a metà marzo, i giudizi positivi erano il 55%):

L’opinione pubblica è ondivaga, come l’atteggiamento di Trump sul coronavirus, sottovalutato all’inizio e mai preso di petto. Fauci, il massimo esperto negli Usa di malattie infettive, ammette alla Cnn di non capire perché l’ordine di stare a casa non venga dato da tutti gli Stati – attualmente, riguarda comunque oltre il 90% degli americani -. “Se guardiamo a quanto sta avvenendo nel Paese, non capisco perché non lo facciamo”. Il contrasto fa sì che l’esperto sia escluso all’ultimo minuto dal briefing quotidiano con la stampa. E quando i giornalisti gli chiedono conto dell’assenza, Trump sbotta: “Non lo so!” perché non c’è; “Ogni volta che non è qui, i ‘fake news’ media mi chiedono di lui…”.

Al calo di gradimento dell’operato del presidente contribuisce l’andamento economico: a marzo, sono stati persi 701.000 posti di lavoro, molti più del previsto. È il dato peggiore dal maggio 2009, cioè dall’acme dell’impatto della crisi finanziaria.

Il tasso di disoccupazione s’impenna dal 3,5% di febbraio al 4,4% – peggiora cioè per la prima volta dal settembre 2010 -. E il dato non tiene ancora conto dei 10 milioni di americani che nelle ultime due settimane hanno chiesto sussidi di disoccupazione. C’è il rischio che il tasso di disoccupazione Usa vada ben oltre il 10% stimato dalle autorità federali come conseguenza dell’epidemia.

In questo contesto, non mancano assurdità logistico-organizzative: le navi ospedale militari Comfort e Mercy sono alla rada a New York e a Los Angeles, ma hanno finora accolto soltanto 35 pazienti (rispettivamente, 20 e 15), perché le norme di ammissione a bordo sono troppo rigide.

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