– 204: dubbi sull’Election Day a novembre

13 Apr 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Ora, non è possibile garantire che il voto di persona a novembre sia sicuro: a gettare un’ombra sull’Election Day negli Stati Uniti è Anthony Fauci, in un’intervista alla Cnn. Il massimo virologo degli Usa non esclude la possibilità che il coronavirus, anche se debellato nei prossimi mesi, possa riemergere in autunno e ribadisce che non c’è un ‘interruttore’ per riaprire l’economia, che potrebbe essere avviata, a suo giudizio, “in qualche modo” a maggio. Il presidente, che domani insedierà un comitato ad hoc, ha invece voglia di accelerare i tempi e attacca il New York Times, che ricostruisce la “lenta” risposta della Casa Bianca all’emergenza coronavirus.

Le indicazioni di Fauci arrivano quando i decessi per contagio negli Usa superano i 22 mila e i casi sono quasi 560 mila, secondo i dati costantemente aggiornati della Johns Hopkins University. Ieri, Pasqua, i decessi sono stati 1.514, sotto la media di quasi 2000 dei quattro giorni precedenti. In tutto il Mondo, i casi superano 1.850.000 e i decessi sono quasi 115 mila, oltre i tre quinti in Europa.

Nella sua intervista, Fauci ha pure detto che se le misure di contenimento del coronavirus fossero state adottate prima “molte vite” avrebbero potuto essere salvate, intervenendo così nella polemica sui ritardi di Trump nel rispondere all’emergenza del coronavirus: secondo la ricostruzione del NYT e vari altri media, il presidente avrebbe lasciato cadere nel vuoto gli allarmi lanciati da funzionari e altri componenti della sua Amministrazione.

A un certo punto, Trump chiese a Fauci di spiegargli esattamente perché l’immunità di gregge, inizialmente applicata nel Regno Unito, era un’idea sbagliata. “Perché non lasciamo che il virus inondi il Paese?”, chiese il presidente, secondo il Washington Post. La domanda sorprese Fauci, che rispose: “Molte persone morirebbero”.

Secondo il New York Times, che ripercorre dietro le quinte e ripensamenti di Trump sul contrasto al contagio, il primo allarme serio sul virus arrivò alla Casa Bianca il 28 gennaio, una settimana dopo il primo caso negli Stati Uniti e sei settimane prima che il presidente agisse. Dura la replica: “L’articolo è falso, così come è falso il quotidiano. Sono stato criticato per essermi mosso troppo velocemente quando imposi” restrizioni ai viaggi dalla Cina, twitta Trump, che dice di “lavorare duramente per portare alla ribalta la corruzione e la disonestà dei media. Questo è facile. La parte difficile è PERCHE’?”.

Per il NYT, che ricorda come tra fine gennaio e inizio febbraio il presidente e il suo staff fossero ancora impegnati sul fronte dell’impeachment, l’allarme inizialmente lanciato dall’intelligence rimase inascoltato alla Casa Bianca; e vennero pure minimizzati quelli simili dei giorni successivi, lanciati da esponenti dell’Amministrazione. Gli allarmi caddero nel vuoto anche perché erano visti con il sospetto e il disprezzo verso il ‘Deep State’.

A complicare il quadro c’erano i negoziati in corso con la Cina sul fronte commerciale: Washington non voleva fare nulla che mandasse all’aria mesi di trattative per quanto stava avvenendo a Wuhan.

Eppure Trump e il sto staff avevano strumenti per prevedere ed agire.

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