– 186: le proteste anti-lockdown delle “donne per Trump”

1 Mag 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

1° maggio di manifestazioni negli Stati Uniti. Ma non è il Primo Maggio come lo vivevamo noi: negli Usa, non è festa – il Labour Day è il primo lunedì dopo la prima domenica di settembre -. Organizzati dalle donne ‘trumpiane’ di Women for America First, i ‘Maga May Day Rallies’ sono proteste contro gli ordini di ‘stay-at-home’ e per la riapertura dell’America. Nonostante che le cifre del contagio restino impressionanti e suggeriscano prudenza: le vittime del coronavirus hanno ieri raggiunto quota 63 mila – secondo i dati della John Hopkins University –, i contagi sono oltre un milione.

Programmate in una cinquantina di città – Newsweek ne conta 47 -, le proteste dei ‘Maga May Day Rallies’ (Maga è l’acronimo dello slogan di Trump, Make America Great Again) si differenziano dalle proteste anti-lockdown di aprile in una decina di Stati: le organizzatrici riconoscono la gravità della situazione e la necessità di proteggere “i più vulnerabili”, lavoratori della sanità, anziani, immunodepressi. La tesi è che “l’America non può distruggere vite e sogni della maggioranza per proteggere una minoranza”, citando a sostegno articoli della Costituzione violati.

Come le sue fan, Donald Trump scalpita per fare ripartire l’economia, riaprire le scuole, rimettere in pista lo sport e ricominciare a fare campagna elettorale. La prossima settimana, dovrebbe recarsi in Arizona, dopo non avere lasciato Washington per parecchie settimane.

La fretta di Trump è motivata dalle cifre dell’economia, dall’irrequietezza dei suoi sostenitori e dai numeri dei sondaggi, che lo danno in calo di popolarità e dietro al rivale democratico Joe Biden.

Proprio perché frustrato da alcuni sondaggi negativi, Trump s’è scagliato in conference call contro il suo campaign manager Brad Parscale, che lo incoraggiava a ridurre la frequenza dei briefing sul coronavirus o a non rispondere alle domande dopo la gaffe sulla cura con iniezioni di disinfettante. Secondo vari media, il presidente ha ribattuto che la gente “ama” i suoi briefing e avrebbe, forse scherzando, minacciato una causa contro Parscale.

Trump continua a prendersela con nemici interni ed esterni. Dopo le polemiche con i governatori, spesso democratici, che nonostante le proteste non vogliono allentare il lockdown e con i sindaci delle ‘città santuario’, dice che la Cina “farà tutto quel che può” per impedirgli di essere rieletto.

Secondo il Washington Post, la Casa Bianca sta studiando vie per punire Pechino o chiederle indennizzi per come gestì gli esordi dell’epidemia. In privato, Trump e alcuni suoi consiglieri hanno discusso se togliere alla Cina l’”immunità sovran”, per consentire all’Amministrazione Usa o alle vittime di citare Pechino per danni. Tutto ciò nonostante l’intelligence statunitense sia giunta unanime alla conclusione che il coronavirus non è stato prodotto dall’uomo o geneticamente modificato.

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