– 158: Trump contro i social network e le violenze a Minneapolis

29 Mag 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Tanto twittò che piovve: poche ore dopo essere stato oggetto di una puntualizzazione di Twitter, che segnalava errori fattuali in due suoi ‘cinguettii’, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo anti – social network, che li priva dell’immunità legale contro eventuali cause per i loro contenuti o anche per interventi su account e post.

La mossa di Trump, largamente pre-annunciata con una serie di prese di posizione durissime contro Twitter, è giuridicamente contestabile – secondo larga parte dei media Usa – e, soprattutto, pare andare in direzione opposta all’obiettivo indicato.

Il presidente che ha basato il suo successo politico sull’efficacia dell’utilizzo dell’account Twitter, è sceso in guerra contro il social network perché ha fatto ‘fact checking’ su due suoi messaggi: Trump grida alla limitazione della sua libertà di parola, che non c’è stata – Twitter non ha cancellato i due ‘cinguettii’, ma ne ha solo fatto notare le palesi falsità -.

Sostenendo di volere tutelare la libertà di espressione, che è sancita dalla Costituzione, Trump prende un provvedimento che avrà come conseguenza che i social network dovranno esercitare ancora più controllo sui post pubblicati dai loro utilizzatori, potendone rispondere penalmente. Tant’è vero che Mark Zuckerberg, il creatore e fondatore di Facebook, prima si schiera dalla parte del presidente, fedele alla sua filosofia che ha fatto del suo social il maggiore veicolo di fake news al mondo, poi lo mette in guardia.

Zuckerberg critica Twitter per avere fatto ‘fact checking’ sui tweet di Trump. “Credo fortemente che Facebook non debba essere l’arbitro della verità di tutto ciò che la gente dice online”, dichiara su Fox News. “In generale, le società private, specialmente queste piattaforme, probabilmente non dovrebbero essere nella posizione di farlo”.

Poi, commentando il provvedimento del presidente, sempre alla Fox, dice: “Devo ancora capire che cosa intenda fare l’Amministrazione. Ma in generale penso che la scelta di un governo di censurare una piattaforma perché è preoccupato della sua censura non sia la giusta reazione”.

“Segnalare le informazioni errate non ci rende un ‘arbitro della verità'”, risponde il capo di Twitter Jack Dorsey. “Continueremo a segnalare informazioni errate o contestate sulle elezioni”, aggiunge.

Tutto ciò mentre l’Unione è infiammata da tensioni e disordini razziali, dopo l’uccisione di un nero, George Floyd, da parte della polizia, a Minneapolis: quella appena trascorsa è stata una terza notte di incidenti e arresti. Il presidente promette giustizia e definisce “uno spettacolo scioccante” il video in cui Floyd viene soffocato a morte da un poliziotto che gli preme un ginocchio sul collo mentre è sdraiato a terra e immobilizzato.

La pandemia ieri ha ucciso negli Stati Uniti 1.297 persone: secondo i dati della Johns Hopkins University, i morti in totale sono 101.617 e i contagiati hanno superato 1.721.000. E continua a falcidiare i posti di lavoro: coi dati di ieri – 2,1 milioni di richieste di sussidi di disoccupazione nell’ultima settimana -, sono oltre 40 milioni le persone rimaste senza lavoro da quando il contagio s’è diffuso.

Potete seguire tutti gli aggiornamenti del Diario Usa2020 sul blog di Giampiero Gramaglia