– 153: il test delle primarie per posta e la polemica con George W. Bush

3 Giu 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Nel mezzo delle tensioni razziali peggiori degli ultimi anni, l’intendenza elettorale di Usa 2020 va avanti, con le primarie per posta in diversi Stati, il Distretto di Columbia della capitale Washington e Indiana, Maryland, Montana, New Mexico, Pennsylvania, Rhode Island, South Dakota. È un test più organizzativo che politico: serve a valutare il voto per corrispondenza, osteggiato dal presidente Donald Trump e dal partito repubblicano, che vi vedono una fonte di brogli, ma che molti Stati, causa epidemia, incoraggiano in prospettiva dell’Election Day, il 3 novembre, fra cinque mesi esatti.

Le primarie presidenziali sono senza pathos, dato che sia i repubblicani sia i democratici hanno ormai espresso il loro candidato. E, infatti, Trump e Joe Biden vincono ovunque senza colpo ferire. Ma ci sono le primarie per il Senato e per la Camera, oltre che per le cariche statali e locali, dove non mancano le sorprese. Nello Iowa, ad esempio, il deputato repubblicano Steve King, che puntava al suo decimo mandato, è stato battuto da un senatore statale, Randy Feenstra. King aveva spesso fatto commenti razzisti e per questo era stato sanzionato nel 2019: l’establishment repubblicano non lo voleva sulla scheda, temendo di perdere un seggio relativamente sicuro.

Intanto, il presidente conferma che la convention repubblicana non si farà, come previsto, in North Carolina, a Charlotte, dal 24 al 27 agosto: il partito “è costretto a cercare un altro Stato per ospitare la convention del 2020”, twitta Trump, criticando il governatore Roy Cooper che condiziona la tenuta della convention a protocolli sanitari adeguati all’epidemia di coronavirus.

Sulle tensioni razziali in atto, l’ex presidente George W. Bush è stato ieri caustico con Trump, senza mai citarlo: “Per l’America è il momento di esaminare i suoi tragici fallimenti, … come quello che tanti afro-americani, soprattutto giovani, siano tormentati e minacciati nel loro Paese”, ha detto Bush, “addolorato” per la morte di Floyd. “Come possiamo mettere fine al razzismo sistemico nella nostra società? L’unico modo per vedere noi stessi in una luce vera è ascoltare le voci di chi è ferito. Chi tenta di far tacere queste voci non capisce il vero significato dell’America, o come può diventare un posto migliore … La giustizia ci sarà solo con mezzi pacifici”.

Parlando a Filadelfia, Biden, che parteciperà ai funerali di Floyd a Houston in Texas, ha accusato Trump di essere “più interessato al potere che ai principi”. Per Biden, le ultime parole di Floyd, ‘I can’t breathe’, non posso respirare, sono un “campanello d’allarme per il nostro Paese, per tutti noi, … non si sono spente, risuonano nel Paese”: “Se sarò eletto presidente io non sarò un presidente che genera paure e divisioni”, mentre Trump è divorato “da un cieco ego”.

La replica di Trump a Biden è arrivata via Twitter: “’Sleepy Joe’ è in politica da 40 anni e non ha mai fatto niente. Ora pretende di avere le risposte. Non sa neanche le domande. La debolezza non batterà mai gli anarchici, i saccheggiatori o i criminali e Joe è stato politicamente debole per tutta la vita. Legge e ordine”.

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