– 150: ancora proteste, e Trump catalizza polemiche

6 Giu 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Le proteste restano corali, le violenze si stemperano, le polemiche su quel che fa e quel che dice Donald Trump vengono costantemente alimentate dal magnate presidente. Per la decima serata consecutiva, in molte città degli Stati Uniti, da New York a Los Angeles, da Washington a Seattle, migliaia di persone sono scese in strada per denunciare il razzismo e la brutalità della polizia, ricordano George Floyd, il nero di 46 anni ucciso da un agente il 25 maggio a Minneapolis.

In giornata, Trump aveva suscitato ulteriore irritazione, commentando così i dati sull’occupazione: “Una grande giornata per George Floyd … George ci sta guardando dal Paradiso e sta lodando l’economia americana”. “Parole spregevoli” per l’ex vice-presidente di Barack Obama Joe Biden, candidato democratica alla Casa Bianca. Affermazioni “riprovevoli, offensive e che fanno infuriare”, nei commenti sui social.

A maggio, la marea della disoccupazione da epidemia di coronavirus, salita ad aprile al 14,7%, ha già cominciato a defluire negli Stati Uniti ed è scesa al 13,7%: è l’effetto del recupero di 2,5 milioni dei posti di lavoro perduti – oltre trenta milioni -. Il dato resta il più alto del secondo dopoguerra, ma l’inversione di tendenza è un segnale che la riapertura delle attività sta dando i suoi frutti, specie nei settori del commercio al dettaglio e della ristorazione. Per molti, soprattutto bianchi e ispanici, ma non per gli afro-americani. Il che aggiunge frustrazione a rabbia.

Non migliora, invece, l’andamento dell’epidemia. I dati della John Hopkins University indicano che ieri ci sono ancora stati altri mille morti: alla mezzanotte sulla East Coast, i decessi in totale erano 109.143 e i contagi oltre 1.898.000.

Sul fronte politico, Biden, dopo l’ultima tornata di primarie per posta, martedì scorso, ha ormai raggiunto la soglia di delegati necessaria per garantirsi la nomination: “Sono contento che arriveremo all’appuntamento elettorale con un partito unito. Possiamo vincere questa battaglia”, è stato il suo commento.

Pare che Trump abbia rinunciato all’idea, contestatissima, di ricorrere all’esercito per sedare violenze e proteste: i circa 1.600 militari dislocati alle porte di Washington hanno infatti ricevuto l’ordine di rientrare alle loro basi. Due giorni fa il capo del Pentagono Mark Esper si era detto contrario all’impiego dell’esercito nelle manifestazioni, contraddicendo il presidente Trump; poi, s’era espresso contro l’ex generale e segretario alla Difesa Jim Mattis; e, ieri, alla Npr, il generale Martin Dempsey, ex capo di Stato Maggiore delle Forze Armate degli Stati Uniti, ha definito “preoccupanti” e “molto pericolose” le idee di Trump: “L’idea che il presidente prenda il controllo della situazione usando i militari mi preoccupa … “.

Ieri, Trump ha intimato “Non inginocchiatevi” a quanti manifestano contro il razzismo e la brutalità della polizia. Il gesto, mutuato dalle proteste sportive, è divenuto un simbolo: lo fanno i poliziotti che solidarizzano coi manifestanti, ma il presidente lo considera irriverente contro l’inno nazionale e la bandiera.

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