– 149: folla nelle strade, ma Trump non vede e non sente

7 Giu 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

“Molta meno folla a Washington di quanto previsto”: così Donald Trump, su Twitter, ha chiosato un sabato in cui una folla di centinaia di migliaia di persone ha pacificamente marciato e manifestato per le vie della capitale degli Stati Uniti e davanti alla Casa Bianca. Protestavano per l’uccisione, per mano della polizia, di un nero a Minneapolis il 25 maggio, George Floyd.

Contemporaneamente, manifestazioni si sono svolte in molte città, fra cui New York e Los Angeles, nonostante viga ancora il coprifuoco. Ovunque, grande folla e clima pacifico. Ovunque, s’è ripetuto il rito d’inginocchiarsi per 8 minuti e 46 secondi, l’interminabile tempo per cui Derek Chauvin, poliziotto di Minneapolis, ha tenuto il ginocchio premuto sul collo di Floyd, uccidendolo.

A Washington, la sindaca democratica Muriel Bowser s’è unita alla folla, dopo avere fatto dipingere a caratteri gialli cubitali, lungo Pennsylvania Avenue, proprio davanti alla Casa Bianca, lo slogan del movimento, ‘Black lives matter’.

Donald Trump è rimasto a lungo in silenzio, poi ha twittato “Law and Order!”. Più tardi, ha scritto che c’era “meno folla del previsto” ed ha ringraziato Guardia nazionale, Secret Service e la polizia del District of Columbia per avere fatto un “fantastico lavoro”. Non una parola sulle motivazioni della protesta, contro il razzismo e le violenze della polizia.

A Washington, più cortei formatisi in vari punti della città sono confluiti verso la Casa Bianca, dove il muro fatto alzare da Trump a protezione della residenza presidenziale è stato tappezzato di poster, bandiere, disegni e cartelli con gli slogan della protesta: barriere di cemento e recinzioni metalliche sono state decorate con fiori, fiocchi, origami, palloncini, un’esposizione spontanea e improvvisata dei simboli della richiesta di cambiamento. C’era un grande cartone con nomi e foto delle vittime della polizia violenta, quasi tutti afro-americani: Trayvon Martin, Michael Brown, Eric Garner, Breonna Taylor, George Floyd, molti altri.

Atteggiamenti e decisioni del presidente negli ultimi giorni gli stanno alienando il favore di parte dell’establishment del partito repubblicano, che si appresta a non votarlo nell’Election Day: secondo il New York Times, il magnate, come nel 2016, non avrà il voto dell’ex presidente George W. Bush e del senatore ed ex candidato alla presidenza nel 2012 Mitt Romney. Gli ex speaker della Camera John Boehner e Paul Ryan non hanno ancora deciso, mentre la vedova del senatore John McCain, Cindy, voterà Joe Biden. Anche un gruppo di figure di punta del partito è tentato dal votare Biden.

Il candidato democratico appare saldamente avanti nei sondaggi, con i numeri di Trump indeboliti dagli effetti della pandemia e delle proteste razziali in tutto il Paese. Il sito specializzato RealClearPolitics, che fa una media delle principali rilevazioni, dà l’ex vice di Barack Obama avanti di oltre sette punti sul presidente, con il 49,3% delle preferenze degli elettori. L’ultimo sondaggio è della Cnn: dà Biden al 51%, dieci punti in più di Trump. Ad aprile il divario era di soli cinque punti.

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