– 146: nel giorno dei funerali di Floyd, il consenso di Trump appare in calo

10 Giu 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

L’America ha seppellito George Floyd, con una lunga e intensa cerimonia a Houston, ma i funerali non hanno archiviato le proteste per la sua morte, che si sono rinnovate la scorsa notte e che sono state rinvigorite dalla diffusione di nuovi video con episodi analoghi a quello documentato il 25 maggio, a Minneapolis – neri morti durante arresti violenti, dallo Stato di Washington al New Jersey -.

In un video-messaggio ai funerali di Floyd, il candidato democratico alla Casa Bianca Joe Biden, rivolgendosi alla figlia Gianna, sei anni, ha detto: “Troppi bambini afro-americani hanno dovuto chiedersi per generazioni perché il loro papà se n’è andato e nessuno dovrebbe farlo”. Per Biden, “è l’ora della giustizia razziale” negli Stati Uniti.

Nessuna parola, invece, dal presidente Donald Trump, ha sottolineato il reverendo Al Sharpton, uno dei leader della comunità nera, che ha tenuto l’elogio funebre. Ma Trump non è stato zitto sui social dove ha promesso che un giorno racconterà “la vera storia” di Jim Mattis “generale sopravvalutato”, ha definito “un provocatore antifa” che stava “tentando di sabotare” apparecchiature della polizia l’anziano di 75 anni scaraventato a terra dagli agenti a Buffalo e ha detto che non comprerà più biglietti per le partite di football americano finché i giocatori non la smetteranno d’inginocchiarsi.

Ieri, intanto, s’è votato in alcuni Stati che avevano rinviato le primarie di aprile: Georgia, dove ci sono stati problemi con le macchine per il voto e si sono create file ai seggi, e Nevada, North Dakota, South Carolina, West Virginia. Esiti senza pathos: Trump fra i repubblicani e Biden fra i democratici corrono senza rivali e hanno entrambi ormai raggiunto la soglia di delegati che garantisce loro la nomination alle convention di agosto.

Le consultazioni, i cui risultati sono in corso di elaborazione, sono però servite per tastare gli umori degli elettori anche nei confronti dei candidati alle altre cariche locali e nazionali. L’attenzione è soprattutto puntata sulla Georgia, che non elegge un senatore democratico da 20 anni, ma dove recenti sondaggi hanno segnalato una crescita dei dem, per gli atteggiamenti di Trump, percepiti come divisori.

In generale, gli analisti politici notano che, in questa fase, la base elettorale del magnate presidente appare friabile, mentre quella di Biden sembra allargarsi. Ma sono fenomeni soggetti a oscillazioni anche forti, di qui all’Election Day il 3 novembre. Nate Cohn, sondaggista del New York Times, osserva, però, che “i presidenti in carica sono in genere avvantaggiati e ciò rende il ritardo di Trump nei sondaggi più sorprendente”. Ci sono stati, in passato, presidenti che hanno recuperato tra l’estate e l’autunno ritardi maggiori di quello attuale di Trump su Biden, ma l’ultimo presidente a riuscire una rimonta simile fu Harry Truman nel 1948.

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