– 144: chi va a Tulsa da Trump lo fa “a proprio rischio e pericolo”

12 Giu 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

A proprio rischio e pericolo: questa è la clausola che dovrà accettare chi vuole assistere al comizio con cui Donald Trump, il 19 giugno, a Tulsa, in Oklahoma, intende riprendere gli eventi di massa della sua campagna elettorale. Il rischio e il pericolo sono quelli di contrarre il coronavirus: registrandosi all’evento, si rinuncia a perseguire gli organizzatori in caso di contagio.

L’iniziativa di auto-difesa della campagna del magnate conferma le incertezze del momento. E non è l’unico elemento polemico circa la scelta del presidente di riprendere gli eventi di massa: fa pure discutere, in relazione alle proteste anti-razziste delle ultime settimane, la data – il 19 giugno si celebra la fine della schiavitù – e il luogo – Tulsa fu teatro, nel 1921, della peggiore strage razzista della storia Usa, oltre 300 vittime -.

Se Trump vuole andare oltre la pandemia e le proteste razziste, le sue scelte non paiono le migliori. E, ieri, Wall Street ha reagito male agli allarmi su una ripresa dei contagi, dopo avere scommesso per settimane su una rapida ripresa dell’attività, dei consumi e della produzione: l’indice S&P 500 ha infatti perso quasi il 6%, il dato peggiore dall’inizio della stagione coronavirus.

Con una decisione inedita, i repubblicani hanno sdoppiato la loro convention: ce ne sarà una a fine agosto a Charlotte, in North Carolina, come già previsto, ma in scala ridotta, appena 366 delegati invece delle consuete migliaia, per rispettare le norme anti-coronavirus imposte dal governatore dello Stato, il democratico Roy Cooper.

Trump, che s’è preso di punta con Cooper, farà però il discorso d’accettazione della nomination, senza restrizioni di sorta, a Jacksonville, in Florida. Lunedì, emissari repubblicani hanno compiuto un sopralluogo in città e nei dintorni per verificare se vi possano alloggiare le circa 50 mila persone attese. La Florida è uno degli Stati in bilico di Usa 2020.

Annunciando l’inedita soluzione, la presidente del comitato nazionale del Partito repubblicano Ronna McDaniel spiega: “La Florida non solo ha un posto speciale nel cuore del presidente come suo Stato di residenza, ma è cruciale nella strada per la vittoria nel 2020”.

Cattivo perdente, il presidente fa chiedere dai suoi legali  alla Cnn di ritirare l’ultimo sondaggio, che lo dà 14 punti dietro Joe Biden nelle intenzioni di voto dell’elettorato. Una lettera di diffida inviata al presidente dell’emittente Jeff Zucker sostiene che il rilevamento “contiene affermazioni errate e fuorvianti”. La Cnn ha immediatamente respinto la richiesta, difendendo la validità del sondaggio.

L’atteggiamento di Trump induce il suo rivale Joe Biden, candidato democratico alla Casa Bianca,  ad affermare in un talk show che “questo presidente tenterà di rubare le elezioni”, esprimendo preoccupazioni per l’equità del processo. L’ex vice di Barack Obama teme addirittura che il magnate si rifiuti di lasciare la Casa Bianca, se sconfitto, ma è pronto a farlo scortare fuori dai militari se necessario.

Biden non era mai stato così duro nei confronti di Trump, anche se ad aprile aveva già manifestato il timore che il presidente avrebbe cercato “un modo di rinviare le elezioni”.

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