– 143: Trump cede su Juneteenth e sposta Tulsa di un giorno

13 Giu 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Dopo avere annunciato la controversa decisione di riprendere i suoi comizi a Tulsa, in Oklahoma, proprio nel ‘Juneteenth’, il 19 giugno, e averla difesa in un’intervista alla Fox News, il presidente Donald Trump s’è apparentemente arreso alle pressioni e ha rinviato l’evento al 20 giugno, così, almeno, da evitare la coincidenza con il giorno in cui si celebra la fine della schiavitù nell’Unione. Tulsa fu teatro, nel 1921, di uno dei peggiori massacri di neri della storia americana.

La celebrazione di ‘Juneteenth’, com’è tradizionalmente chiamata, nasce dal fatto che il 19 giugno 1965, alla fine della Guerra civile, le truppe unioniste, giunte in Texas, vi lessero la proclamazione d’emancipazione, che annunciava la liberazione degli schiavi. Degli Stati confederati, il Texas era l’ultimo a esserne ufficialmente informato.

La decisione di Trump di fare ripartire la sua campagna proprio nel ‘Juneteenth’ e a Tulsa aveva suscitato diffuse e vibrate proteste, dopo tre settimane di tensioni anti-razziste in tutta l’Unione, dopo l’uccisione di un afro-americano inerme di 46 anni, George Floyd, ad opera di un poliziotto, lunedì 25 maggio a Minneapolis.

Con un tweet, Trump, ieri sera, ha segnalato che il comizio si farà sempre a Tulsa, ma il 20 giugno. Poche ore prima, intervistato su Fox News, aveva sostenuto che la manifestazione nel ‘Juneteenth’ voleva essere “una celebrazione”, non una provocazione.

Nella stessa intervista, Trump ha assicurato che, se sarà sconfitto alle elezioni, farà “altre cose”, replicando dichiarazioni del suo rivale Joe Biden, secondo cui il magnate potrebbe non volere lasciare la Casa Bianca, se battuto al voto il 3 novembre. “Se non vinco, non vinco. Vado e faccio altre cose”.

Negli ultimi giorni, Biden ha intensificato le prese di posizione e gli attacchi al presidente: è favorevole al cambio dei nomi delle basi militari intitolate ai generali confederati – Trump è contrario – e a riforme della polizia. Politico attribuisce al candidato democratico questa posizione: “I nomi delle installazioni militari devono onorare la diversa eredità e il sacrificio della leadership. Sostengo la creazione di una commissione bipartisan per cambiare entro tre anni i nomi delle basi militari intitolate a generali confederati”.

Anche sulla gestione della pandemia da parte di Trump, Biden è molto critico, ma rischia d’essere contraddittorio. La definisce “quasi criminale” e dice: “Ci sarà qualche forma di seconda ondata … Il presidente ci ha cacciato nella peggiore crisi del mercato del lavoro da più di un secolo”.

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