– 138: Trump prova a bloccare l’uscita del libro di Bolton

18 Giu 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Donald Trump chiede alla magistratura un ordine d’urgenza che blocchi l’uscita del libro del suo ex consigliere alla Sicurezza nazionale John Bolton: la Casa Bianca vuole un’udienza domani, venerdì 19 giugno, considerato che la pubblicazione è prevista il 23 giugno.

Nel libro, intitolato ‘The Room Where It Happened. A White House Memoir’, Bolton, diplomatico umorale ed eccentrico, già rappresentante degli Usa all’Onu quand’era presidente George W. Bush, descrive l’ostruzione alla giustizia come “un modo di vivere” di Trump, “cosa che non potevamo accettare”.

L’Amministrazione Trump ha ripetutamente messo in guardia Bolton dal far uscire le sue memorie, che, secondo indiscrezioni diffuse ieri dalla stampa Usa, hanno informazioni esplosive e riservate sulla Casa Bianca. Le conversazioni di Trump con il presidente cinese Xi Jinping – scrive Bolton – “rispecchiano non solo l’incoerenza della sua politica commerciale ma anche la confluenza, nella testa del presidente, dei suoi interessi politici con gli interessi nazionali… Mi è difficile citare una decisione di Trump durante la mia permanenza alla Casa Bianca che non si stata dettata da calcoli per la rielezione”.

A Xi, il magnate, secondo Bolton, promise sconti di dazi se avesse acquistato prodotti agricoli Usa cruciali per la sua base elettorale. E, quando il presidente cinese acconsentì, lo definì “il più grande leader della storia cinese”, ignorando poi tutte le questioni relative ai diritti umani, dall’anniversario di Tienanmen alle persecuzioni degli uiguri.

Secondo Bolton, l’inchiesta sull’impeachment, risoltasi a febbraio con un’assoluzione, doveva riguardare non solo le pressioni sull’Ucraina perché indagasse sui Biden, padre e figlio, ma anche altri episodi in cui il magnate cercò di intervenire per ragioni politiche: non solo la richiesta di aiuto a Xi per essere rieletto, ma pure il desiderio di bloccare indagini criminali “per fare favori personali ai dittatori che gli piacevano”, citando casi di grandi aziende cinesi – Huawei e Zte – e turche.

La reazione di Trump alle indiscrezioni è molto dura: in interviste, definisce Bolton “un bugiardo” che “alla Casa Bianca era odiato da tutti” – era stato lui a portarcelo, dopo avere ‘bruciato’ due suoi predecessori -; afferma che il libro viola la legge perché diffonde informazioni riservate e classificate e auspica che vi siano conseguenze penali per il suo ex collaboratore. E poi ripete un suo mantra: “Nessuno è stato più duro di me con la Russia e con la Cina”.

L’ex consigliere per la Sicurezza nazionale aveva firmato un accordo di riservatezza al suo ingresso alla Casa Bianca e aveva inizialmente sottoposto il manoscritto all’esame della presidenza. Ma aveva poi deciso di andare avanti per la sua strada, quando gli era stata chiesta una sfilza di omissis.

Le memorie di Bolton non sono accolte con unanime favore neppure dal campo avverso a Trump: molti considerano che l’ambasciatore avrebbe dovuto testimoniare nel processo d’impeachment, anziché trincerarsi allora dietro il parere contrario della Casa Bianca e intanto negoziare il contratto da due milioni di dollari per il volume.

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