– 133: lo stop di Trump ai lavorati stranieri e il primo evento Biden/Obama

23 Giu 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Donald Trump ha firmato un contestato decreto che sospende fino a fine anno alcuni visti di lavoro negli Stati Uniti e che parallelamente proroga la sospensione dell’attribuzione delle carte verdi: l’obiettivo del provvedimento è tutelare i lavoratori statunitensi nella fase della ripresa economica post-coronavirus, impedendo l’ingresso negli Usa a lavoratori stranieri anche altamente qualificati.

La riaffermazione del principio ‘America First’ è contestata da numerose aziende, fra cui quelle della Silicon Valley e i colossi dell’informatica e dei social: Amazon, Google, Twitter e via dicendo temono di non riuscire a reperire sul mercato interno personale adeguato alle loro esigenze.

La firma del decreto da parte del presidente ha chiuso una giornata densa d’affermazioni e smentite: Trump e il suo staff si sono contraddetti sulla Cina – l’accordo commerciale è stato dichiarato prima “finito” e poi “completamente intatto” -, sul Venezuela – l’ipotesi d’un incontro con Nicolás Maduro è stata evocata e precisata –  e sul voto per posta che, per il segretario alla Giustizia William Barr come per Trumpo, si presterebbe a contraffazioni e brogli da parte di Paesi stranieri.

In serata a aWashington ci sono stati momenti tesi davanti alla Casa Bianca, dove alcune centinaia di manifestanti anti-razzisti hanno attaccato la statua del presidente Andrew Jackson, 1829/1837, considerato il responsabile del ‘sentiero delle lacrime’, la deportazione forzata dei nativi americani.

La giornata odierna è ricca di appuntamenti: il magnate presidente è atteso in Arizona al muro lungo il confine con il Messico; il suo sfidante Joe Biden farà il primo evento della sua campagna insieme a Barack Obama. Biden e Obama saranno insieme per una “raccolta fondi virtuale”: anche causa pandemia, non era ancora successo, da quando in aprile l’ex presidente ha dato il proprio endorsement al suo ex vice.

Biden ha intanto respinto l’idea di Trump di tenere più dibattiti televisivi rispetto ai tre concordati e tradizionali. In una lettera alla commissione per i dibattiti presidenziali, la campagna di Biden accetta l’attuale calendario con tre confronti fra settembre e ottobre, ma si dice contraria a fissarne altri.

Nel team del magnate c’è aria di resa dei conti. L’ira contro il manager della campagna elettorale, Brad Parscale, cresce di ora in ora, e c’e’ chi se ne attende un siluramento a breve. La sua colpa sarebbe quella di avere ingigantito le aspettative per l’evento di Tulsa, dandovi in arrivo 100 mila persone, mentre a conti fatti se ne sono presentate poche migliaia.

Fra le cose dette e smentite, c’è pure un’affermazione dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, riferita dal Daily Telegraph. Bolton, di cui oggi esce il contestato libro di memorie sulla sua esperienza alla Casa Bianca, ha fatto precisare da una sua portavoce che non intende votare Biden alle prossime elezioni: “Negli ultimi giorni, Bolton ha costantemente detto che voterà un repubblicano conservatore. Non voterà né per Trump né per Biden”.

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