– 129: Trump pensa a proteggere le statue e alle celebrazioni del 4 luglio

27 Giu 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

La riforma della polizia contro metodi violenti e comportamenti razzisti s’arena. L’epidemia di coronavirus riprende vigore e un rapporti indica che i dati potrebbero essere sottostimati di dieci volte. Ma il presidente Donald Trump si preoccupa delle statue e di come celebrare il 4 Luglio, l’Independence Day, fra una settimana: si vanta su Twitter di avere firmato “un decreto molto duro per proteggere i monumenti, le lapidi, le statue e per combattere la violenza criminale”, un provvedimento che prevede “lunghi termini di carcerazione per questi atti illegali contro il nostro grande Paese!”.

E la Casa Bianca fa sapere che Trump sarà presente, il 3 luglio, al Monte Rushmore, South Dakota, monumento nazionale dove i volti di quattro presidenti, George Washington, Thomas Jefferson, Abraham Lincoln e Theodore Roosevelt, sono scolpiti nella roccia. Un luogo altamente simbolico nel pieno della campagna contro i monumenti che celebrano personaggi legati a comportamenti razzisti.

Trump, che ha rinunciato a un fine settimana nella sua proprietà di Bedminster, nel New Jersey, uno degli Stati più colpiti dall’epidemia, twitta: “Sono rimasto a Washington per far rispettare l’ordine”, riferendosi forse alle proteste che potrebbero rinnovarsi nella capitale federale nelle prossime ore. E chiede al segretario alla Giustizia William Barr di dare priorità assoluta alle azioni penali contro chi danneggia statue e monumenti. Il ministro – riferisce il Washington Post, che ha ottenuto un memo – ha ordinato di creare una task force dedicata a combattere “gli estremisti antigovernativi”.

Sulla riforma della polizia, invece, c’è aria di nulla di fatto, dopo l’ennesimo scontro tra democratici e repubblicani: neppure lo sdegno per le brutali uccisioni di neri e ispanici da parte di agenti bianchi innesca un’intesa bipartisan. E Trump minaccia il veto, se la proposta dei democratici dovesse diventare legge: un’ipotesi remota.

È un gioco di blocchi reciproci. I democratici al Senato, dove sono minoranza, riescono a silurare un progetto di legge repubblicano per la riforma della polizia presentato in seguito all’uccisione, il 25 maggio, a Minneapolis, di George Floyd: bocciano l’iniziativa, condivisa da Trump, ritenendola inadeguata alla situazione e ai problemi.

Il voto per avviare il dibattito in Senato richiedeva una maggioranza di 60 su 100 – i repubblicani sono 53 -: i democratici fanno blocco contro, deviando l’iniziativa su un binario morto.

Alla Camera, dove sono maggioranza, i democratici riescono, invece, ad approvare il loro progetto di riforma della polizia, per contrastare discriminazioni razziali e uso della forza eccessivo – 236 sì, 181 no -. Ma la misura non ha alcuna possibilità di passare al Senato: alla Camera, solo tre deputati repubblicani l’hanno votata, in disaccordo con il partito e con il presidente.

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