– 116: Trump dovrà mostrare ai giudici le sue dichiarazioni dei redditi

10 Lug 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Una sconfitta giudiziaria e una vittoria politica: Donald Trump dovrà prima o poi rendere pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi – è l’unico presidente a non averlo fatto dai tempi di Richard Nixon -, ma ciò non avverrà probabilmente prima delle elezioni presidenziali del 3 novembre.

Sono sentenze che si prestano a interpretazioni diverse quelle della Corte Suprema, che, d’acchito, costituiscono una bruciante sconfitta sul fronte legale e una temporanea vittoria sul quello politico nella battaglia del magnate presidente contro la diffusione della sua documentazione fiscale.

Trump denuncia di essere vittima di una “persecuzione”, di una “caccia alle streghe” – espressione che gli piace: la usava pure per il Russiagate e il Kievgate –. La portavoce della Casa Bianca Kayleigh McEnany sostiene che, “se si leggono le motivazioni, le sentenze della Corte Suprema sono una vittoria per la presidenza”. E la McEnany aggiunge il consueto ritornello su questo tema: “Trump non ha nulla da nascondere, le sue dichiarazioni dei redditi sono ancora oggetto di verifiche e le renderà note a controlli finiti”.

Con una sentenza, la Corte Suprema ha stabilito che i documenti finanziari del magnate, comprese le dichiarazioni dei redditi, possono essere esaminati dal procuratore di New York Cyrus Vance, democratico, nell’indagine sui pagamenti in nero a due donne per comprarne il silenzio su tresche con Trump: l’ex pornostar Stephanie Clifford, alias Stormy Daniels, e l’ex coniglietta di Playboy Karen McDougal. Per quei pagamenti, è già stato condannato ed è finito in carcere Michael Cohen, l’ex avvocato personale del presidente.

Con un’altra sentenza, la Corte Suprema ha stabilito che due commissioni della Camera, controllata dai democratici, non possono, almeno per ora, ottenere la documentazione fiscale e finanziaria chiesta ai contabili del magnate e a due banche che gli fecero prestiti, nel quadro di inchieste su possibili conflitti di interesse, presunte evasioni fiscali e i pagamenti alle due donne.

In entrambi i casi, i giudici si sono pronunciati 7 a 2. E, in entrambi i casi, i due nominati da Trump hanno votato con la maggioranza, dando ancora una volta prova d’indipendenza della magistratura. Ma, in entrambi i casi, la Corte Suprema ha rimandato le cause ai tribunali inferiori, dove la difesa del presidente potrà sollevare nuove obiezioni e allungare i tempi. Né c’è garanzia che il gran giurì, che opera in grande segretezza, renda noti i documenti, se e quando li otterrà.

Gli sviluppi giudiziari sulle dichiarazioni dei redditi del magnate hanno relegato in secondo piano l’annuncio di un piano del candidato democratico alla Casa Bianca Joe Biden per rilanciare e rafforzare l’industria manifatturiera e le imprese tecnologiche degli Stati Uniti. Il piano, chiamato non originalmente ‘Buy American’, punta ad lenire i danni economici causati dal coronavirus e vale 700 miliardi di dollari di fondi federali: 400 per acquistare prodotti ‘made in Usa’; e 300 per ricerca e sviluppo alle società tecnologiche.

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