-112: i bollettini della pandemia come bollettini di guerra

14 Lug 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

I bollettini sulla pandemia di coronavirus negli Usa assomigliano giorno dopo giorno a bollettini d’una guerra aperta su più fronti, con Donald Trump alla ricerca di capri espiatori più che di rimedi: dopo la Cina e l’Organizzazione mondiale della sanità, adesso il ‘nemico’ sono gli scienziati, come il virologo Anthony Fauci, che fa la Cassandra, e i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, che invitano alla prudenza.

Ci sono circa 60 mila nuovi contagi ogni 24 ore – ieri, oltre 59 mila -, centinaia di vittime – ieri, oltre 400 –. Alla mezzanotte sulla East Coast, i totali dell’epidemia, secondo la Johns Hopkins University, erano, rispettivamente, oltre 3.363.000 e oltre 135.600. Con oltre 15 mila casi in 24 ore, la Florida ha battuto ogni record di un singolo Stato: il precedente – oltre 12 mila – datava di aprile, quando, però, si facevano meno test, ed apparteneva allo Stato di New York.

L’epidemia fa sentire i suoi effetti anche sul bilancio federale che a giugno ha battuto tutti i record di squilibrio tra spese e ricavi, con un deficit mensile di 864 miliardi di dollari, effetto combinato dell’aumento delle spese e della riduzione del gettito erariale. Il deficit totale nei primi nove mesi dell’anno fiscale, che negli Stati Uniti inizia il primo ottobre, è stato di 2,7 miliardi di dollari – dati del Dipartimento del Tesoro -: per farvi fronte, gli Usa hanno dovuto ulteriormente indebitarsi.

Un’organizzazione di consumatori ‘nonpartisan’ calcola che 5,4 milioni di americani abbiano perso in tre mesi con il lavoro la loro assicurazione sanitaria, più di quanti non l’avessero mai persa in un anno da quando ne esistono le statistiche – furono 3,9 milioni a cavallo tra il 2008 e il 2009, quando la crisi finanziaria innescò la recessione -.

Alcuni Stati, ad esempio California e Oregon, sul Pacifico, ripristinano divieti di assembramento e chiusure di bar, ristoranti, cinema, teatri, sale giochi e zoo, mentre sempre più scuole comunicano che riapriranno a settembre con la didattica a distanza, nonostante le pressioni del presidente perché le scuole riaprano con gli studenti in classe.

Mentre la situazione dei contagi peggiora, con impennate in almeno 35 Stati, Trump se la prende con il suo virologo più accreditato e con i suoi scienziati più prestigiosi, finiti nel mirino dell’inner circle del magnate presidente con una vera e propria campagna di screditamento e denigrazione. A giudizio di molti osservatori, Trump è alla ricerca di un nuovo capro espiatorio e non ha mai nascosto la diffidenza verso Fauci, autore di recente di nuovi allarmi per la riapertura troppo affrettata dell’economia e della vita sociale.

Il virologo ha anche lamentato di essere sempre più isolato e di non potere da settimane avvicinare il presidente. Non gli giovano i sondaggi: sul fronte della lotta all’epidemia, il 67% degli americani ha fiducia in lui, solo il 26% si fida di Trump. E questo manda il magnate fuori dai gangheri.

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