– 100 lunghi e caldi giorni all’Election Day

26 Lug 2020 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Cento giorni all’Election Day del 3 novembre: sull’Unione tormentata da quasi cinque mesi dall’epidemia di coronavirus e traversata da due mesi da proteste anti-razziste, anche violente, s’abbattono i primi uragani della stagione 2020, Hanna sul Texas e Douglas sulle Hawaii.

Ma più letale degli uragani è la tempesta perfetta dell’emergenza sanitaria: sabato, i nuovi contagi da coronavirus sono stati oltre 68.000 e i decessi oltre mille. Secondo i dati della Johns Hopkins University, alla mezzanotte sulla East Coast il totale dei contagi nell’Unione superava i 4.178.000 e il totale dei decessi s’avvicinava a 146.500.

Politicamente, gli eventi maggiori di questa campagna, che formalmente non è ancora iniziata – comincerà ai primi di settembre e durerà 60 giorni -, devono ancora esserci: le convention si faranno nella seconda metà di agosto, prima i democratici, poi i repubblicani, ma sono state depotenziate dal coronavirus; così, il clou saranno i dibattiti televisivi tra i due principali candidati, il magnate presidente Donald Trump e il suo sfidante Joe Biden, l’ex vice di Barack Obama.

E se, fino all’ultimo, come sempre, aleggerà la possibilità, o il rischio, della ‘sorpresa d’ottobre’, Usa 2020 presenta pure l’incognita del voto per posta, cui Trump è contrario, ma il cui peso sarà importante, perdurando l’epidemia.

Nel suo pezzo sui meno cento giorni, Serena Di Ronza sull’ANSA parla di una campagna fin qui “sottotono”: l’epidemia “ha mandato all’aria tutti gli schemi, confinando il magnate per la maggior parte del suo tempo alla Casa Bianca e lo sfidante nel seminterrato della sua abitazione”, a Wilmington, nel Delaware. I due candidati, entrambi ultra-settantenni duellano a distanza via tv e Zoom.

Ai meno cento giorni, Trump e Biden arrivano nei sondaggi con posizioni nette: Trump dietro di oltre dieci punti, nella media dei rilevamenti; ed è dietro pure negli Stati chiave che nel 2016 gli diedero la vittoria, in particolare Wisconsin, Michigan e Pennsylvania. Ma il magnate ha appena cambiato staff e tattica: ha rinunciato ai comizi e ha abbandonato l’ottimismo dalle venature ‘negazioniste’ sull’epidemia.

Trump s’è di nuovo ricavato un suo spazio televisivo quotidiano con i briefing sul coronavirus, trasformati in show personali per i suoi elettori: ha rispolverato i temi dell’immigrazione e s’è dato l’immagine di presidente ‘Law and Order’, nel contesto delle manifestazioni anti-razziste.

Biden, invece, che continua a essere poco o nulla visibile, si tiene nella manica l’asso della scelta della sua vice – ha già detto che sarà una donna -: la rosa delle ‘papabili’ resta ampia – una decina almeno i nomi che compaiono sui media -, ma fra le più citate ci sono Kamala Harris, Susan Rice, Val Demings e Tammy Duckworth.

Secondo il New York Times, la decisione di Trump di cancellare l’evento finale a Jacksonville, Florida, della convention repubblicana sarebbe stata motivata più da ragioni finanziarie che da considerazioni politiche e/o sanitarie. Lunedì 27 luglio, infatti, scadeva il termine per cancellare senza penali le prenotazioni di alberghi e servizi per la kermesse.

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