Dopo Facebook, anche Twitter mette al bando Trump

9 Gen 2021 - Diario Americano USA 2020 di Giampiero Gramaglia

Dopo Facebook, anche Twitter sospende in via definitiva l’account di Donald Trump, che aveva già bloccato temporaneamente, per “il rischio che inciti ulteriormente alla violenza”, dopo avere innescato l’assalto al Campidoglio di mercoledì scorso.

E il magnate ormai quasi ex presidente reagisce: prima cerca di aggirare l’ostacolo twittando dall’account ufficiale @POTUS (president of the United States), ma i suoi messaggi sono immediatamente rimossi, come prevedono le regole della piattaforma in casi del genere; e poi diffonde un comunicato stampa della Casa Bianca, mentre fra i repubblicani e i conservatori c’è una levata di scudi contro le piattaforme social in generale e Twitter in particolare. L’accusa: essere ‘liberal’ e discriminare le opinioni di destra

Nel comunicato, Trump si dice non sorpreso dalla sospensione di Twitter: “Lo avevo previsto. Vogliono mettermi a tacere, vogliono mettere a tacere voi e i 75 milioni di grandi patrioti che hanno votato per me”, afferma il magnate, prima di assicurare che “non ci metteranno a tacere. Stiamo trattando con vari altri siti e a breve avremo un grande annuncio, nel frattempo stiamo valutando la possibilità di costruire una nostra piattaforma”.

Del possibile esodo di Trump e dei suoi sostenitori verso piattaforme social più ‘accoglienti’, tipo Parler e/o altre, s’è molto scritto nelle ultime settimane, come pure della nascita o dello sviluppo di tv a destra di Fox News.

La decisione di Twitter ha ulteriormente innervosito il presidente, già irritato per l’accelerazione di un possibile secondo impeachment nei suoi confronti, mentre pare essere tramontata l’ipotesi di un ricorso al XXV Emendamento. A spingere sono soprattutto i democratici alla Camera, sotto la spinta della loro speaker Nancy Pelosi, che paventa che il magnate con i codici nucleari possa combinare altri guai.
Lo staff della Casa Bianca e i senatori repubblicani, tramite il loro leader Mitch McConnell, hanno già ricevuto istruzioni su come comportarsi, se davvero i democratici della Camera decidessero di e riuscissero a costruire un caso entro il 19 gennaio, quando il Senato, cui spetterebbe ‘processare’ il presidente, tornerà a riunirsi, la vigilia dell’insediamento di Joe Biden (contrario, dal canto suo, a inasprire il clima di contrapposizione).

Secondo fonti a lui vicine citate dai media Usa, Trump non capisce le accuse che gli sono mosse: “Non ha alcuna intenzione di dimettersi, perché non ritiene di avere fatto nulla di sbagliato”, trapela dalla Casa Bianca. Si racconta che, mentre erano in corso gli scontri al Congresso, Trump si aggirava soddisfatto per la Casa Bianca senza comprendere perché nessuno esultasse con lui per quanto stava accadendo, mentre la moglie Melania si preoccupava di un servizio fotografico sugli arredi interni e la figlia Ivanka cercava, senza successo, di ricondurlo alla realtà. Non solo: durante l’assalto, Trump avrebbe cercato di raggiungere telefonicamente i senatori repubblicani, per convincerli a capovolgere il risultato del voto.

Quello che pare ormai acquisito è che il 20 gennaio, gli Usa avranno un nuovo presidente, Biden, e una nuova Amministrazione. Lo ammette pure Trump, senza riconoscere la vittoria del rivale.

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