Donne europee tra realtà e rappresentazione
Le istituzioni europee sono impegnate a promuovere la parità di genere, sia per la rappresentanza femminile nei luoghi di lavoro, sia per la rappresentazione della donna nei media. La proposta di risoluzione del Parlamento europeo sulla parità di genere nel settore dei media nell’Ue raccomanda che le organizzazioni mediatiche diano ancora più importanza a misure non vincolanti quali piani o orientamenti sulla parità di genere e incoraggia rappresentazioni positive delle donne nella pubblicità, nelle notizie, nella cronaca, nella produzione o nella trasmissione radiotelevisiva, toccando tutti i contenuti sensibili, quali il potere e l’autorità, le competenze, i processi decisionali, la sessualità, la violenza, la diversità dei ruoli e l’utilizzo di un linguaggio non sessista. La proposta invita inoltre i media pubblici e privati a integrare la parità di genere in tutti i loro contenuti e non solo.
Di rappresentazione della donna nei media si è parlato al Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale della Sapienza il 22 gennaio, in una lezione-incontro in collaborazione con l’unità di ricerca GEMMA – GEnder and Media MAtters, con María Rosario Lacalle Zalduendo, professoressa di giornalismo presso l’Università Autonoma di Barcellona, e Flavia Laviosa, insegnante di Italian Studies presso il Wellesley College.
Il dibattito era incentrato sulle caratteristiche della fiction odierna. La fiction, ovunque sia prodotta, rappresenta spesso uno spaccato di vita reale, perché, afferma Lacalle, “viviamo in un momento di iper-realtà, tutto deve essere più reale del reale: è il pubblico che vuole un prodotto più verosimile possibile”. Allo stesso tempo, la fiction può raccontare diverse problematiche sociali e suscitare più consapevolezza su questioni di frequente ignorate dalla società. La parità di genere è una di queste. Come osserva Laviosa, “anche nelle fiction la donna appare dinamica e coraggiosa. Nelle situazioni di ingiustizia o violenza in cui è coinvolta è una donna che riflette, reagisce, si difende. Non subisce le situazioni che la fanno soffrire”.
La rappresentazione positiva della figura femminile nella fiction non deve però indurre ad abbassare la guardia su una problematica ancora critica. Per la situazione del nostro Paese il monito arriva dal Grevio, un organo del Consiglio d’Europa che valuta come gli Stati applicano la convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e che il 13 gennaio ha diffuso un rapporto preoccupante.
Il riconoscimento dei progressi compiuti nella promozione dei diritti delle donne e dei passi avanti per quanto riguarda l’introduzione di iniziative legislative per tamponare il problema della violenza di genere non deve illudere: l’Italia è ancora indietro verso il raggiungimento della parità di genere. La criticità più importante evidenziata dal rapporto riguarda la tendenza a reinterpretare le politiche d’uguaglianza tra i sessi come politiche della famiglia e della maternità. Alle misure per contrastare la violenza sulle donne manca un approccio organico e “preventivo”. La causa è un evidente ritardo culturale.
Andrea Lucia