Nobel Pace: i giovani dell’Ican, premio alla buona volontà
Ė andato a sorpresa alla International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (Ican) il premio Nobel per la pace di quest’anno. L’ Ican è una coalizione, con sede a Ginevra, di organizzazioni non governative appartenenti a circa cento Paesi impegnate a porre fine “all’arma più distruttiva mai creata, l’unica che pone una minaccia esistenziale a tutta l’umanità”. Il progresso nel campo del disarmo e del controllo degli armamenti è per statuto, assieme alla fraternità tra le nazioni e la promozione di congressi per la pace, uno dei tre criteri cui il Comitato norvegese per il Nobel si deve attenere nel concedere l’ambìto premio. La motivazione per la designazione di quest’anno è duplice: “il lavoro svolto per porre l’attenzione sulle conseguenze catastrofiche di qualsiasi uso dell’arma nucleare” e “gli sforzi innovativi (ground breaking, ndr) effettuati per giungere a una proibizione giuridicamente vincolante di tali armi”. Ambedue le motivazioni meritano un approfondimento.
Conseguenze catastrofiche dell’uso della arma nucleare
Nel primo caso ci si riferisce a un concetto, quello delle “conseguenze catastrofiche dell’uso della arma nucleare”, che è da pochi anni riconosciuto dalla comunità internazionale e che venne adottato per la prima volta in occasione della conferenza di riesame del Trattato di Non Proliferazione nucleare del 2010. Ciò accadde a seguito del grido di allarme lanciato originariamente dal presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa, Jakob Kellenberger, sull’impossibilità per la sua organizzazione di fare fronte, sul piano umanitario, alle conseguenze di un impiego dell’arma nucleare.
Tale principio venne riconosciuto persino dai cinque Paesi cui il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Tnp) concede il possesso dell’arma nucleare (Cina, Francia, Regno Unito, Russia, Stati Uniti), sino ad allora riluttanti ad affrontare tale scabroso argomento. Gli stessi Paesi fecero successivamente marcia indietro, allorchè si pose in essere un precesso volto a concretizzare, nel quadro di una serie di conferenze internazionali, l’incompatibiltà dell’uso dell’arma nucleare con il diritto umanitario. L’ Ican si trovò allora in prima linea nel promuovere tale incompatibilità.
Sforzi innovativi per una proibizione vincolante di tali armi
L’ Ican si è trovata ugualmente in prima linea in occasione del passo successivo: quello del negoziato di un vero e proprio trattato internazionale sulla proibizione dell’arma nucleare. Il testo di tale trattato è stato discusso quest’anno a New York ed è stato adottato,con sorprendente rapidità, il 7 luglio. Sull’effettiva validità del Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons (Tpnw) come già scritto su queste pagine, i pareri non sono univoci.
Si è effettivamente giunti, attraverso questo trattato, a una proibizione totale e giuridicamente vincolante dell’uso, possesso, sperimentazione e stazionamento dell’arma nucleare, un obiettivo mai raggiunto da quando nel lontano 1946 venne approvata la prima risoluzione dell’ Assemblea generale dell’Onu che proclamò “l’eliminazione delle armi atomiche e delle altre principali armi di distruzione di massa” dagli arsenali militari degli Stati.
Il risultato conseguito quest’anno a New York non ha precedenti, ma la sua efficacia effettiva, come si ammette nella stessa motivazione del Comitato di Oslo, rimane da verificare. Il negoziato è avvenuto infatti tra 122 Paesi “likeminded”, nessuno dei quali possiede l’arma nucleare. Non vi hanno partecipato invece gli Stati che la posseggono, quelli che la ospitano sul proprio territorio e quelli che considerano la deterrenza nucleare una componente essenziale per la propria sicurezza.
Nella motivazione, il Comitato norvegese riconosce che il trattato in sé non darà luogo ad alcuna reale riduzione nucleare e si preconizza un processo graduale per raggiungere l’obiettivo di un mondo privo di armi nucleari.
La centralità per la pace della questione nucleare
Indipendentemente dai pareri sulla effettiva validità del Tpnw , il conferimento all’ Ican del Premio Nobel riporta alla ribalta la centralità della questione nucleare per la pace e la sicurezza internazionale. L’attenzione giornalistica, più che giustificata, sulle crisi nucleari della Corea del Nord e dell’Iran non deve distogliere l’attenzione dagli sforzi in atto per ottenere, attraverso il negoziato, lo stabilimento di norme internazionali che integrino il quadro tuttora lacunoso della disciplina delle armi di distruzione massa.
L’ Ican da anni va affermando l’anomalia del fatto che le armi più micidiali sul piano umanitario, quelle nucleari, siano le uniche rimaste a non essere totalmente proibite. È ferma convinzione, si dice nel comunicato del Comitato norvegese, che l’ Ican abbia ” più di chiunque dato una nuova direzione e nuovo vigore agli sforzi per stabilire un mondo privo di armi nucleari”. I giovani dell’ Ican, che da Ginevra conducono con entusiasmo questa iniziativa, meritano questo incoraggiamento e la visibilità internazionale che ne deriva.
