Cooperazione in difesa, se non ora quando?
In un quadro di sicurezza europea in continua trasformazione sapere quanto gli Stati europei spendono in equipaggiamenti militari e come collaborano in materia di difesa è diventato ormai fondamentale.
È quanto si prefigge il secondo di una serie di studi dello Iai sui budget e la cooperazione in materia di difesa in Europa. Lo studio – che vede l’Istituto a capo di un consorzio di think tank europei finanziato dall’Agenzia europea per la difesa (Eda) – analizza non solo i trend di spesa di 31 paesi europei nel settore della difesa, ma anche gli sviluppi nella cooperazione in difesa tra il 2015 e il 2016.
Lo studio si è concentrato sulla cooperazione in difesa in diversi settori, dal training, alla ricerca tecnologica, dalla logistica all’acquisto di equipaggiamenti militari a livello bilaterale, mini-laterale o multilaterale. Come nel primo studio è stata confermata la tendenza da parte degli Stati europei a cooperare a livello bilaterale piuttosto che multilaterale.
Ugualmente si ribadisce il ruolo importante da parte di Paesi chiave come Germania e Stati Uniti, nonché la volontà di alcuni paesi dell’Europa centro-orientale di ridurre la propria dipendenza dalla Russia in termini di equipaggiamenti militari.
Aumenta inoltre la cooperazione multilaterale con sviluppi riportati sia a livello Nato (degna di nota è l’esercitazione Trident Juncture) sia Ue (per esempio all’interno del progetto Tandem-X). La cooperazione europea in materia di difesa non è confinata esclusivamente alla strutture di cooperazione già esistenti (Lancaster House, Visegrad 4, ecc.), ma si esplica anche al di fuori di strutture di cooperazione consolidate.
Articolo 42.7 a che punto siamo?
Tra le forme di cooperazione bilaterale si deve sottolineare la risposta dei vari Paesi europei all’attivazione da parte della Francia della “clausola di solidarietà” prevista all’articolo 42.7 del Trattato di Lisbona a seguito degli attentati terroristici parigini.
La risposta dei Paesi europei è stata molto variegata e ha visto alcuni Governi rispondere prontamente alla richiesta d’aiuto francese e altri limitarsi a dichiarazioni di sostegno politico a cui non hanno fatto seguito misure più o meno concrete.
Questo tipo di cooperazione bilaterale, se da un lato ha avuto una forte valenza politica, dall’altro ha mostrato ancora una volta come il bilateralismo tenda a prevalere a scapito di un approccio europeo. Inoltre, rimangono ancora punti interrogativi su come questa iniziativa possa sfociare in un’azione congiunta, mirata soprattutto ad una maggior condivisione d’informazioni nel settore dell’intelligence e più in generale della difesa.
Nell’ambito della cooperazione mini-laterale, nell’ultimo anno importanti progressi si sono registrati relativamente al programma European Medium Altitude Long Endurance (Euromale). Nello scorso dicembre la Spagna ha deciso di entrare nel programma e lavorare insieme a Francia, Italia e Germania nel progetto di studio sui velivoli a pilotaggio remoto.
Nello stesso mese è stato anche firmato una importante iniziativa chiamata Enhanced Rpas Automation (Era) che contribuisce, insieme ad altri progetti, al processo di integrazione di velivoli a pilotaggio remoto nello spazio aereo europeo. Il programma Euromale, a lead tedesca, evidenzia le intenzioni della Germania di ricoprire un ruolo maggiore in materia di difesa, come dimostrano le importanti collaborazioni che Berlino sta sviluppando a livello bilaterale e multilaterale.
Ridurre la dipendenza dal Cremlino senza dimenticare Washington
Nei Paesi dell’Europa centro-orientale sono emerse due tendenze principali. Da un lato continua lo sforzo per ridurre la propria dipendenza dagli equipaggiamenti militari russi. Molti paesi dell’Europa possiedono ancora equipaggiamenti di produzione sovietica e stanno cercando, anche per mezzo di cooperazioni bilaterali nella regione, di emanciparsi dal loro vicino orientale anche alla luce della politica aggressiva del Cremlino nel Vicinato comune.
Dall’altro lato gli Stati Uniti continuano a rappresentare un interlocutore fondamentale sia a livello bilaterale che all’interno della Nato. Come recentemente discusso al vertice Nato di Varsavia, la presenza di Washington sul territorio è vista come una forma di deterrenza verso la politica di Mosca.
Il deterioramento del quadro di sicurezza europeo degli ultimi mesi pone un interrogativo categorico ai Governi dei Paesi membri. La cooperazione in materia di difesa in Europa col tempo si è ridotta a isole di cooperazione più o meno strutturate ma minimamente o addirittura per niente coordinate a livello europeo.
Occorre fare un salto di qualità nel breve periodo e ridare slancio a un settore fondamentale dal punto di vista non solo militare ma anche industriale. La Brexit e soprattutto la nuova Strategia globale devono produrre una forte inversione di tendenza in grado di dare risposte a una regione in cui la percezione di sicurezza da parte dei cittadini è fortemente calata negli ultimi anni.
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