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Spagna al voto

Madrid: nuovo Parlamento, solita incertezza

24 Giu 2016 - Federico Delfino - Federico Delfino

Spagnoli nuovamente al voto, dopo “el fracaso”, il fallimento della formazione del governo seguito alle ultime elezioni del dicembre scorso.

La Camera bassa fuoriuscita dall’ultima tornata elettorale è quanto di più frammentato la storia della Spagna democratica abbia mai visto. Abituati a un sistema di alternanza bipartitico Partido Popular, Pp, – Partido Socialista Obrero Español, Psoe, solo il 28% degli elettori ha confermato il Pp e solo il 22% il Psoe.

I due volti nuovi della politica spagnola, Podemos e Ciudadanos, hanno raggiunto rispettivamente il 20% e il 14%.Nessuno è stato dunque in grado di raggiungere la maggioranza assoluta e i tentativi di mediazione sono falliti. Ciò ha costretto il sovrano a sciogliere la Camera e indire nuove elezioni.

Podemos si allea con Izquierda Unida
I sondaggi concordano nell’indicare una sostanziale stabilità dell’elettorato rispetto alle scorse elezioni. L’unica novità di rilievo riguarda l’accordo di sinistra stipulato tra Podemos e Izquierda Unida, coalizzatisi in Unidos Podemos, Up, che sembra aver portato risultati tangibili facendo crescere la coalizione del 4% pescando soprattutto tra i movimenti indipendentisti baschi e catalani.

Il cuatripartidismo sembra il naturale risultato di tutto questo. I sondaggi attestano il Pp al 29,8% (121-126 seggi), Up al 24,9% (80-84 seggi), Psoe al 22% (83-86 seggi) e Ciudadanos al 13,8% (35-36 seggi). Qualora questi dati venissero confermati, l’ingovernabilità sarebbe il “nuovo-vecchio” scenario, e le Cortes, chiamate a riunirsi entro fine luglio, non sarebbero in grado di formare un nuovo Esecutivo prima di settembre. Insomma, nove mesi senza un governo con pieni poteri.

Le maggiori novità in termini di spostamento dei voti si potrebbero registrare nelle regioni irredentiste, dove Up ha buone probabilità di raggiungere la maggioranza. Secondo i sondaggi, nei Paesi Baschi, con 29,2% dei voti,sarà il primo partito davanti al Partito nazionalista basco (23,5%). In Catalogna, Up dovrebbe essere il primo partito con il 27,5%, seguito dalla Sinistra Repubblicana Catalana (19,5%)).

In entrambe le regioni Up è stato abile a cavalcare la spinta separatista promettendo un referendum sull’indipendenza, sul modello scozzese, in caso di vittoria. Resta da vedere se alle parole seguiranno i fatti. Tutti sanno, compreso il leader di Podemos Pablo Iglesias, che senza le industrie di Barcellona e le banche di Bilbao alla Spagna resta ben poco in termini finanziari e produttivi. Il referendum sembra quindi più una trovata elettorale che una realtà plausibile.

Europa assente dalla campagna elettorale
Assente dalla campagna elettorale l’Europa. Recentemente Bruxelles ha richiamato la Spagna alla riduzione del debito pubblico. In altri tempi forse la sanzione sarebbe già scattata, ma oggi Madrid gode di una certa benevolenza dalla Commissione.

La prospettiva di un nuovo fracaso preoccupa e non poco le cancellerie europee e l’Unione. Madrid sotto Mariano Rajoy era per la Germania un fedele alleato. Grossa parte del debito pubblico spagnolo rimane in mano tedesca, che non ha fatto mancare liquidità (40 miliardi) per salvarne le banche. Inoltre, neppure quest’anno la Spagna rispetterà i vincoli del Patto di Stabilità e Crescita registrando un rapporto Deficit/Pil superiore al 3% ed una disoccupazione giovanile al 45%.

Ma se gli impegni con gli elettori vengono sbandierati, le trattative con Bruxelles avvengono al limite della segretezza.Il 5 maggio scorso ha suscitato molto scalpore la pubblicazione di una lettera, da parte di El Pais, nella quale Rajoy si è impegnato di fronte alla Commissione europea ad attuare ulteriori tagli di bilancio se rimarrà alla guida del governo, in aperto contrasto con il suo programma elettorale.

Scenari possibili
Alla luce dei sondaggi, considerati i falliti accordi tra i partiti, gli scenari plausibili per formare un governo si riducono ulteriormente. L’ipotesi più razionale è un accordo Pp-Ciudadanos, politicamente affini, ma penalizzati dai numeri. Discorso simile può essere fatto per un’eventuale alleanza Psoe-Up.

L’unica alternativa percorribile resta la Große Koalition con un’assunzione di responsabilità sia da parte del Psoe, che dovrebbe rinunciare ad alcune politiche anti-austerity, sia da parte del Pp nel trovare un leader alternativo a Rajoy.

In un Paese ancora legato alle ideologie e a cleavages storico-politici, lo scoglio da superare è anzitutto culturale. Una grande coalizione tra popolari e socialisti non fa parte della cultura politica del Paese. “Avremo un Parlamento all’italiana, ma senza italiani” aveva previsto l’ex premier Felipe Gonzalez. Il rischio che anche la Spagna dopo le elezioni si ritrovi in situazioni di instabilità politico-economica simili a quelle di Atene esiste e non andrebbe sottovalutato.

Sicuramente Pp e Psoe dovranno accettare la morte del bipartitismo e adeguarsi al parlamentarismo razionalizzato interno ad un sistema di cuatripartidismo. Ispirarsi al modello tedesco non significa solo copiarne e modellarne le istituzioni, ma farne proprie le dinamiche funzionali e comportamentali dei partiti, comprendendone strategie e compromessi al fine di far funzionare le istituzioni.

Un ruolo fondamentale sarà quello di Re Felipe VI nell’esercitare il suo “potere di arbitraggio”, sconosciuto al padre, abituato al sistema bipartitico che consegnava sempre un vincitore chiaro. La corsa alla Moncloa resta dunque più aperta (e incerta) che mai.

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