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L’Olimpo e i sacrifici agli Dei 2

Euro e democrazia collanti del Mercato unico

31 Lug 2015 - Pasquale Lino Saccà - Pasquale Lino Saccà

L’euro è una moneta che riguarda l’Unione europea tutta, dal momento che del Mercato unico fanno parte 28 Stati e i Trattati di adesione disciplinano con chiarezza la materia.

Dalla nascita delle Comunità europee ad oggi, dei Trattati abbiamo avuto ben cinque modifiche: Atto Unico, Maastricht. Amsterdam, Nizza e Lisbona, tutte approvate secondo la disciplina interna dei singoli Stati, senza alcuna minaccia d’intervento esterno. Le procedure condivise hanno sempre distinto gli allargamenti dell’Unione.

I Trattati di adesione e gli allargamenti hanno abbattuto anche i confini mentali, consentendo di dialogare con il proprio vicino, così da incentivare lo sviluppo locale.

E uno strumento di visibilità o percezione delle Comunità prima e dell’Unione dopo sono pure stati gli strumenti finanziari a sostegno dell’integrazione: essi oltre alla “generosità” hanno evidenziato la consapevolezza della necessità d’incentivare politiche di sviluppo e di fiducia in un avvenire migliore e condiviso.

Crucci europei e tre penisole
La Borsa di Londra e il Regno Unito, a favore del sostegno alla Grecia, lasciano riflettere su quale Europa: fino a che punto è lecito preoccuparsi solo delle ripercussioni sulla “propria” finanza, espressa dagli utili delle Borsa?, o bisogna incominciare a guardare, contemporaneamente, come contribuire a completare il cammino costruttivo a sostegno dell’integrazione? È conseguenziale riflettere del perché la Borsa di Londra e la “sua” unica Borsa mercantile non devono essere “utili” anche al Continente di appartenenza.

La geopolitica, che riguarda l’Europa pone l’attenzione sulle tre penisole: iberica che s’avvia ad una uscita dal tunnel, italica ancora bisognevole di cura e balcanica con tutti i rischi che non comprendono solo la Grecia, ma la capacità di rispondere in tempi certi alla domanda di Europa (Albania, Bosnia e Serbia).

Turchia docet: sfide “esterne” ed interne difficili da separare, che evidenziano i ritardi dell’Unione ed una domanda di Europa senza risposta politica incisiva. Dal Mediterraneo al Caspio, dall’emigrazione all’energia, il dialogo Sud Est non va trascurato. La Nato portatrice di pace? Dipende da come si evolve la cooperazione con gli Usa e la capacità di democratizzare le Organizzazioni internazionali senza trascurare la demografia dei Continenti.

Contesto geo-politico e calcolo matematico
Il contesto geopolitico impone di non fermarsi ad un calcolo matematico e di castigare chi non “ubbidisce”, ma di aiutare a comprendere ed attivare politiche di sviluppo integrando l’Europa.

Il referendum in Grecia ha reso palese i limiti di una non conoscenza delle regole non solo comunitarie: innanzitutto tempi, modi e contenuti non sono stati nel rispetto delle regole democratiche. Infatti, lascia più di un dubbio che in cinque giorni si sia aperto un dibattito sul perché del referendum, i cui contenuti erano “inesistenti”, visto che l’accordo non si era concluso e che la volontà del governo greco era di costringere l’Unione ad addossarsi il debito della Grecia. Inoltre il default del 30 giugno aveva modificato il rapporto tra creditori e debitore.

Ricordiamo anche che il Consiglio d’Europa si era espresso con chiarezza, non riconoscendo il rispetto delle consuetudini procedurali democratiche; Non meno importante, si è trascurato che l’adesione all’Unione portava in sé la cessione volontaria di gran parte della sovranità: coerentemente, se una decisione deve essere presa, che coinvolge gli altri Stati, questa deve riguardare la sovranità europea.

Le due sovranità devono essere distinte. Errori degli uni e presunzioni o cattiva memoria degli altri; Eurogruppo ed Eurosummit si susseguono, ma è carente una decisione o manifesta volontà di completare il cammino verso una democrazia a livello europeo, capace di decidere sull’aumento delle risorse proprie dell’Unione (almeno al 3%), sostenere lo sviluppo locale, cancellare i paradisi, non solo fiscali. Il motore dell’Unione è la democrazia, non il binomio Francia-Germania.

I limiti del metodo intergovernativo
Sono evidenti i limiti di un metodo intergovernativo che ha ridotto l’iniziativa della Commissione, mettendo al centro la Germania e rilevando un deficit democratico a livello europeo.

L’esperienza della Grecia insegna che bisogna rendere funzionali le politiche ed evitare che le decisioni sagge arrivino dopo estenuanti riunioni, in cui, giudicata favorevolmente l’intesa, si attende che la ragione prevalga, decidendo i margini per alleggerire il fardello debitorio di Tsipras, così da rendere credibile il terzo programma di salvataggio.

La procedura non distingue le due sovranità: prevalgono i Parlamenti nazionali, il Parlamento greco, “dolorosamente”, viste le defezioni, si è espresso favorevolmente all’accordo. Così pure Germania, Finlandia, Austria, Estonia, mentre altri lo faranno (Paesi Bassi e Slovacchia).

Ma è palese che i tempi e le procedure denotano l’incapacità o la non volontà di rendere l’Unione politicamente sovrana. È palese che bisogna attivare ulteriori politiche ed al più presto: il piano di 35 miliardi d’investimenti della Commissione deve essere reso esecutivo per evitare che la politica di austerità prevalga, così da rendere vano ogni intervento di politica economica.

La Commissione deve riprendere il suo potere d’iniziativa, l’attenzione dovuta nella gestione dell’Esm e prevenire “l’eventuale” mancato raggiungimento dell’obiettivo di realizzare 50 miliardi di Euro dalle privatizzazioni.

Il futuro della Grecia è nell’Unione
La maggioranza del popolo greco rimane saldamente convinta che il futuro della Grecia è nell’Unione: ha potuto riflettere sugli errori della politica del rilancio nell’attesa che gli altri cedessero; e l’apertura delle Banche aiuta a cogliere la normalità quotidiana ed il consenso verso l’Unione esige una risposta.

La cultura democratica ampiamente manifestata può trovare nella nuova classe politica sinergie per un’Europa più integrata che la Germania vuole realizzare. Riparte la Grecia con la riapertura delle banche; e s’attivi, contemporaneamente l’Unione, affinché il Mercato unico rafforzi anche le aree di confine, non si rinvii l’allungamento dei tempi di rientro del debito e di riduzione degl’interessi, si rilancino gli investimenti: la governance della res publica ha bisogno di una sovranità anche dell’Unione europea senza ulteriori “confini mentali”.

L’Euro non è disgiunto dalla democrazia, l’evoluzione del Mercato unico e l’affermarsi di un Mercato digitale europeo pongono la governance in un contesto intercontinentale, senza tralasciare l’evoluzione demografica, ma sviluppando le tipicità locali, segno delle diversità climatiche.

Gli Dei, tornati a Bruxelles, accettino “il sacrificio” di una sovranità europea con nuovi collegi tra regioni già di confine e una Commissione eletta il cui operato sarà giudicato a metà mandato dal Parlamento europeo.

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