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Israele

Cartolina di leva per gli ultraortodossi

25 Feb 2014 - Claudia De Martino - Claudia De Martino

Il Comitato speciale della Knesset per l’“equa ripartizione del carico militare” ha presentato un progetto di legge per la coscrizione semi-universale degli ebrei-ultraortodossi in Israele. Questo prevede l’arruolamento obbligatorio di tutti i giovani haredi oltre i diciassette anni a partire dal 2017.

La questione è all’ordine del giorno sia per ragioni demografiche che economiche, ma si presenta controversa per le spaccature che ha ingenerato tra i partiti presenti nella coalizione di governo.

Haredim in crescita
Il problema demografico scaturisce dal fatto che da esigua minoranza i giovani ebrei ultraortodossi costituiscono il 14% delle potenziali leve e che, secondo previsioni demografiche dell’Ufficio centrale di statistica (Cbs) e del Taub Centre, nell’arco di trent’anni il 78% (attualmente il 48%) dei bambini iscritti nelle scuole primarie dell’obbligo apparterranno ai due gruppi esonerati dalla leva – gli haredim e gli arabi – ponendo allo Stato ebraico un doppio carico finanziario e di difesa.

Entrambe le minoranze, inoltre, presentano tassi bassissimi di partecipazione alla forza-lavoro, un altro punto critico per il nuovo governo che ha imposto misure d’austerità che prevedono anche tagli agli ingenti sussidi finora devoluti alle famiglie haredi con molti figli in cui entrambi i genitori non lavorano (i padri perché impegnati nello studio della Bibbia e le donne perché casalinghe).

La coscrizione militare avrà carattere semi-universale, perché tra il 5% e il 10% degli haredim rimarranno comunque esentati dal servizio militare in quanto studenti eccellenti delle yeshivot, ovvero delle scuole religiose dove da millenni gli ebrei coltivano e tramandano uno studio approfondito della Torah e del Talmud, cioè degli scritti esegetici che l’accompagnano.

Tale esenzione va incontro non soltanto alle richieste delle varie comunità ultraortodosse e dei tre partiti – non al governo – che le rappresentano (United Torah Judaism, Shas e Agudat Israel), ma anche all’invito alla moderazione, alla condivisione del progetto di legge e alla graduale implementazione della stessa, formulato da vari partiti presenti nell’attuale coalizione di governo, quali ha-Tnuah e il Likud, contrari a una sua attuazione immediata, come, invece, auspicato dai partiti governativi più oltranzisti come Yesh Atid, ha-Bayit ha-yehudi e Israel Beitenu.

Spaccatura politica
La spaccatura politica corre, infatti, tra i partiti “di governo”, tradizionalmente accomodanti con le lobby ultraortodosse, e quelli “emergenti”, entrati alla Knesset nell’ultima tornata elettorale, che rappresentano un elettorato più giovane e combattivo: la stesura della legge è stata infatti possibile grazie all’assenza nell’attuale governo dei partiti ultraortodossi e dalla presenza di Yesh Atid (C’è futuro, sionisti laici) e ha-Bayit ha-Yehudi (La casa ebraica, partito dei sionisti religiosi e dei coloni), che sulla battaglia per la coscrizione universale si erano aggiudicati le elezioni.

I due partiti (sionisti laici e religiosi) si sono infatti presentati compatti su questo tema, senza tuttavia trovare un accordo sulle sanzioni da applicare agli ultra-ortodossi renitenti alla leva. Yesh Atid sosteneva la loro “penalizzazione” e ha-Bayit ha-yehudi propendeva piuttosto per sanzioni economiche, come un taglio drastico dei sussidi.

A trionfare è stata alla fine la posizione più oltranzista di Yesh Atid, che ha stipulato l’entrata in vigore a partire dal 2017 di pene carcerarie fino a due anni di reclusione per i giovani haredi eventualmente inadempienti. La decisione ha già provocato una levata di scudi nella comunità ultraortodossa, che l’ha definita “un’eterna disgrazia” (Mevaser, quotidiano afferente all’Agudat Israel) e una “guerra dichiarata da Nethanyau, Lapid e Bennet agli studenti della Torah” (Mispacha, quotidiano haredi moderato).

Compromesso al ribasso
Che, dunque, Israele sia sull’orlo di una rivoluzione sociologica interna? Molti osservatori israeliani ne dubitano fortemente e, anzi, giudicano l’attuale disegno di legge non all’altezza delle aspettative che ha suscitato nella classe media. Numerose sono, infatti, le voci che si sono levate contro la bozza, tra cui alcune eminenti, come quella di Stern e Ben Bassat, professori dell’Israeli democracy institute e di editorialisti dei principali giornali (Jerusalem Post e Ha’aretz) che hanno ritenuto la proposta insufficiente.

In particolare, è stato sottolineato come l’entrata in vigore a tre anni di distanza possa invalidare il progetto di legge, dal momento che nel frattempo potrebbero essere indette nuove elezioni e si potrebbe venire a creare una nuova maggioranza alla Knesset, inclusiva dei partiti ultraortodossi che ne ribalterebbe lo spirito e il risultato.

Inoltre il fatto che per gli haredim venga previsto un obbligo di leva più breve che per i laici e i cittadini ordinari (due anni invece che tre) e che tutta l’attuale generazione in età da leva ne sia esclusa (la legge non ha carattere retroattivo e entrerà in vigore solo nel 2017) fa pensare a un negoziato politico al ribasso con i partiti religiosi rimasti fuori dalla Knesset, piuttosto che ad una legge veramente volta a promuovere l’uguaglianza.

Infine la riserva principale riguarda la totale assenza di incentivi positivi (ad esempio, economici) affinché i giovani haredim modifichino il loro stile di vita e si preparino ad accogliere il servizio militare e gli obblighi di una vita lavorativa attiva, lasciando presagire che tale disegno di legge, senza alcuna copertura finanziaria e senza nessun ammortizzatore sociale per la riconversione lavorativa di circa 50mila giovani haredi in età di leva, aprirà la strada a una crisi sociale senza precedenti, tale da indebolire ulteriormente, invece che rafforzare, la coesione nazionale.

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