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Al voto il 14 aprile

La speranza europea della Croazia

9 Apr 2013 - Giovanni Casa - Giovanni Casa

Sono ventotto le liste che si contenderanno in Croazia i dodici seggi in palio alle elezioni europee di domenica 14 aprile. Zagabria entrerà ufficialmente nell’Ue il prossimo primo luglio, come 28° Stato dell’Unione, ma va al voto un anno prima della scadenza generale dell’Europarlamento (maggio 2014).

Per il Trattato di adesione, se il mandato degli europarlamentari scade entro sei mesi dall’entrata di uno Stato nell’Ue, è il Parlamento dello stesso Stato a nominare i propri rappresentanti provvisori a quello europeo. Se invece trascorrono più di sei mesi, allora lo Stato deve scegliere i suoi rappresentanti con elezioni dirette. Ecco perché i cittadini croati saranno chiamati a eleggere i propri deputati prima di far parte dell’Ue, con un mandato di poco più di un anno.

Rappresentanza
Attualmente, l’Assemblea di Strasburgo conta 754 deputati, destinati a diventare 766 con gli eletti di Zagabria. Poiché il Trattato di Lisbona ha fissato il numero massimo a 751, ciò significa che si dovranno “tagliare” 15 seggi. Una soluzione prospettata per la legislatura 2014-2019 vede 12 Stati rinunciare a un seggio (tra cui la Croazia), mentre la Germania dovrebbe sacrificare i tre rimanenti, scendendo da 99 a 96.

Il via libera finale per l’ingresso della Croazia è venuto con l’ultimo Report di monitoraggio che la Commissione Ue ha reso noto lo scorso 26 marzo, illustrato dal responsabile dell’Allargamento, Štefan Füle. Circa la ratifica del trattato di adesione da parte degli altri Stati, superato lo scoglio sloveno, si attendono i sì di Germania, Olanda, Belgio e Danimarca.

Secondo alcuni sondaggi, solo tre liste sembrano in grado di superare lo sbarramento del 5%: si tratta del Partito socialdemocratico (Sdp), principale forza di governo, che guida un’alleanza con i partner del Partito popolare croato (Hns) e del Partito pensionati (Hsu); l’Hdz, maggiore partito di opposizione, di destra, che si presenta insieme al Partito dei diritti-dr.Ante Starčević (Hsp- As) e a un altro partito pensionati (Buz); infine, i Laburisti croati, di Dragutin Lesar, nati da una scissione dei popolari.

La soglia del 5% a livello nazionale difficilmente potrà essere superata da liste a base locale, come gli indipendenti guidati da Ivan Jakovčić, presidente uscente della Regione Istria, o da altre formazioni minori, compresi gli esordienti Pirati. Il 40% delle candidature va riservato alle donne. Inoltre, si introduce la novità del voto di preferenza, anche se il candidato deve ottenere almeno il 10% dei suffragi del suo partito.

Va segnalato che, a poco più di 20 anni dall’indipendenza, per la prima volta il paese si è dotato di un registro degli elettori aggiornato e reale, dopo le numerose polemiche del passato, quando si trovavano liste “gonfiate” fino ad avere un numero degli aventi diritto coincidente con quello degli abitanti. La presenza di defunti o emigrati rendeva possibili brogli e sospetti.

L’operazione di trasparenza ha ridotto di quasi 800 mila il numero degli elettori, sceso così a 3 milioni e 741 mila. Il dato sarà da valutare per le considerazioni sull’affluenza, in confronto con il passato. Ad esempio, in occasione del referendum sull’adesione all’Ue del gennaio 2012, la partecipazione fu del 43,5%, ma sarebbe stata del 52% con i numeri reali.

Morsa della crisi
Il paese vota quando la crisi economica colpisce duramente. In meno di un anno, la disoccupazione è passata dal 17,3% (giugno 2012) al 21,9% (febbraio 2013), mentre il Pil segna una flessione del 2% , con una produzione industriale che a febbraio ha registrato un calo del 4,1%.

Nei mesi scorsi, una delegazione del Fondo monetario internazionale ha stilato un rapporto al termine di una missione a Zagabria. Il governo deve accelerare l’attuazione del programma di riforme strutturali: si tratta di una misura decisiva per rilanciare la crescita economica, sfruttando al meglio proprio le opportunità che si avranno entrando a pieno titolo nell’Unione europea. In particolare, fino a tutto il 2013, la Croazia avrà a disposizione da Bruxelles circa 650 milioni di euro, mentre una somma superiore è attesa per il 2014.

Un ruolo cruciale giocano la riduzione degli stipendi dei dipendenti statali e i progetti di riforma del sistema pensionistico (con innalzamento progressivo ai 67 anni) e sanitario, nonché la rapida realizzazione degli investimenti nel settore pubblico. Una boccata di ossigeno viene dal turismo, con un fatturato che lo scorso anno ha raggiunto quasi i 7 miliardi di euro, con un aumento del 3,2% rispetto al 2011. Il settore “pesa” per il 15,4% del Pil.

Uno scoglio davanti alla coalizione di governo è costituito dall’introduzione di una nuova tassa sui beni immobili, sostenuta dal partito del premier ma avversata dagli alleati. Alcuni osservatori ritengono che i socialdemocratici potrebbero cambiare la maggioranza, con i Laburisti al posto dei partner attuali e la scelta di elezioni anticipate.

Dopo il voto europeo, un ulteriore termometro dei rapporti di forza sarà dato dalle amministrative del 19 maggio. Il doppio appuntamento elettorale stabilirà la rotta da scegliere.

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