IAI
Dopo le elezioni

Polveriera Russia

12 Dic 2011 - Giovanni Casa - Giovanni Casa

“Non siamo l’Europa, non siamo l’Asia, siamo qualcosa di unico”. Le parole di Fiodor Lukianov, uno dei maggiori esperti russi di politica estera, possono aiutare a capire il ritratto emerso dalle recenti elezioni politiche vinte da Russia Unita, il partito del Cremlino, anche se con una forte riduzione dei voti e inedite manifestazioni di dissenso, dalla strada al web. La cronaca dei fatti ha svelato che la presunta diarchia tra il presidente Medvedev e il premier Putin in realtà non esiste, perché l’annunciata staffetta a ruoli invertiti ribadisce l’assoluta centralità di zar Vladimir, sia pure azzoppato.

Demokratura
La prospettiva di un “regno” di Putin protratto fino al 2024 può avere però innescato un imprevedibile effetto boomerang. La mappa della nuova Duma, la Camera bassa del parlamento moscovita, non è tuttavia così sgradita per il governo uscente, anche se sancisce la fine di un dominio assoluto.

La perdita della maggioranza qualificata per eventuali modifiche della Costituzione non sembra allarmare il potere, nella sostanza, sia perché le riforme che interessavano sono già andate in porto (mandato del presidente più lungo, ruolo autonomo dei governatori azzerato etc.), sia perché le forze minori che hanno superato lo sbarramento, sin qui, non si sono rivelate antagoniste preoccupanti, né si può escludere che forniscano in futuro sostegni mirati.

Va aggiunto che, nella prospettiva delle presidenziali del 2012, il fronte delle opposizioni non sembra possa esprimere una candidatura unitaria e credibile contro Putin.

Infine, il quadro politico “normalizza” la forza della maggioranza, rendendola sulla carta meno lontana da una democrazia “classica”. Le virgolette sono quanto mai necessarie, perché il contesto della campagna elettorale e il suo seguito, al momento, hanno confermato in pieno la pertinenza della definizione di demokratura, coniata dall’intellettuale croato Predrag Matvejevic per descrivere l’essenza di un pezzo dell’Europa post-comunista, tra democrazia e dittatura.

Da un lato, uno Stato di diritto con tutte le sue regole formali, dall’altro una realtà in controluce con un cuore poliziesco, dove fa premio solo l’accordo diretto tra gruppi di potere politico-economico. La forza guida non ha alcuna ideologia, se non un nazionalismo di fondo, a volte con tratti xenofobi.

Battaglia sul web
Se la sceneggiatura della Duma non promette molto di inedito, più interessante è il quadro che emerge da alcuni tratti della società russa. In particolare, stanno assumendo un ruolo significativo gruppi che utilizzano le nuove tecnologie con intelligenza e fantasia, ingaggiando battaglie politiche che si avvalgono di tutti gli strumenti che il web mette a disposizione.

La campagna elettorale è stata caratterizzata da denunce di brogli, arresti, blogger spregiudicati e video compromettenti che hanno fatto da contraltare alla paludata informazione ufficiale. Le giovani generazioni, soprattutto nei maggiori centri urbani, dove si è votato in modo diverso che nel resto del paese, costituiscono il nerbo di questa componente, capace di incrinare una rassegnata sonnolenza di fondo.

Gli amministratori di un popolare social network, VKontakte, una sorta di Facebook in cirillico, hanno affermato che i servizi segreti (Fsb) hanno chiesto di bloccare i sempre più numerosi gruppi di protesta che nascono online. Le manifestazioni dello scorso 10 dicembre, svoltesi con grande successo in oltre 40 città, riscaldano l’inverno di un nuovo scontento, e incoronano il “re dei blogger”, Alexei Navalny, attualmente detenuto per resistenza a pubblico ufficiale, come sfidante di primo piano per il Cremlino.

È però difficile pensare che le autorità accolgano la richiesta dei dimostranti di nuove elezioni per cancellare i presunti brogli. Sul fronte più propriamente politico, le opposizioni non addomesticate non hanno partecipato al voto, anche perché in alcuni casi gli è stato proibito, con pretesti formali, di registrarsi. È quanto accaduto al cartello riformista Parnas, che unisce l’ex vice premier Nemtsov (arrestato e poi rilasciato nelle proteste dopo le elezioni), l’ex premier Kasyanov e l’ex parlamentare Ryzkhov.

Problemi di percezione
Pochi giorni dopo il rinnovo della Duma, il premier Putin ha recuperato dalla naftalina la vecchia retorica sovietica, parlando di una protesta “fomentata” dall’estero, con delle critiche esplicite al segretario di Stato americano, Clinton. Il responsabile della diplomazia Usa ha replicato a stretto giro di posta: “Le preoccupazioni espresse circa la condotta delle elezioni sono ben fondate”, aggiungendo che i rilievi degli osservatori dell’Osce “meritano attenzione”.

Tali contrasti avvengono quando su altri temi scottanti dell’attualità internazionale rimangono delle divergenze importanti tra Mosca e Washington, anche se pare del tutto improponibile il ritorno di uno scenario da Guerra fredda.

Il recente Consiglio Nato-Russia ha registrato ancora una volta la mancanza di un accordo sullo scudo spaziale. Il ministro degli Esteri italiano, Terzi, ha affermato che per arrivare a un’intesa “è necessario ancora un notevole lavoro” e ha aggiunto che da parte russa vi sono “problemi di percezione” non condivisi dall’Occidente, che dovranno essere rimossi. Circa le più acute crisi regionali, Mosca, lo scorso 2 dicembre, ha votato contro la risoluzione del Consiglio dei diritti umani dell’Onu che ha condannato la Siria.

Alleata di Damasco durante l’era sovietica, la Russia è la principale fornitrice di armi della Siria e si rifiuta con forza di unirsi all’Occidente nel condannare la repressione.

Su 47 paesi membri, i voti contrari sono stati 4: oltre al rappresentante del Cremlino, hanno detto no Cina, Cuba ed Ecuador. Nel dossier iraniano, la Russia si è detta più volte contraria a varare nuove sanzioni contro il regime di Teheran in merito alla politica nucleare.

L’evoluzione del braccio di ferro apertosi tra il potere e i manifestanti resta del tutto imprevedibile. Vale la pena ricordare la celebre definizione data dal premier britannico Churchill: “La Russia è un rebus, avvolto in un mistero, all’interno di un enigma”.

.