La vocazione internazionale di Roma
Ho sempre pensato che ogni città abbia un suo carattere, un “senso”, direi una sua anima implicita che in qualche modo la distingue dalle altre. Un carattere e un’anima ovviamente non nemici del cambiamento, delle innovazioni, della crescita.
Al contrario. Qualcosa di certo e di ben definito da cui muovere per poter immaginare e progettare, per costruire e modernizzare, per stare nel modo migliore dentro una dimensione che è, e sempre più sarà, internazionale, comunicante, globale.
Immagine e identità
“Bene o male”, ha detto lo scrittore inglese Jonathan Raban, “la città vi invita a rifarla, a consolidarla in una forma in cui voi possiate vivere. Decidete chi siete, e la città assumerà nuovamente una forma fissa intorno a voi. Decidete che cos’è, e la vostra stessa identità vi sarà rivelata”.
Era questo lo spirito, se si vuole, con cui abbiamo amministrato Roma per sette anni, dal 2001 all’inizio del 2008. È questa l’idea di fondo con cui ci siamo mossi su tanti fronti, dall’economia all’urbanistica, dal turismo all’ambiente, dalla cultura alla cooperazione decentrata, per arricchire ed espandere quella “vocazione internazionale” che Roma ha scritta nel suo stesso Dna, per la sua storia, per il suo patrimonio artistico e naturale, per il suo essere crocevia di popoli, di culture, di religioni.
Non è questa la sede, e comunque non è mia intenzione in questo momento, polemizzare sull’attuale amministrazione, su quanto viene fatto – e soprattutto non fatto – perché Roma mantenga, e anzi accresca, quei tratti che hanno fatto finire nel dimenticatoio l’immagine della vecchia città della burocrazia che per troppo tempo le è stata incollata addosso.
Posso solo auspicare che la città torni preso ad essere quel che negli ultimi anni le era stato riconosciuto da ogni osservatore internazionale, quando all’estero si parlava di un “nuovo Rinascimento” di Roma: una Capitale aperta all’orizzonte dell’Europa unita e all’economia globale, con una base economica diversificata, con infrastrutture avanzate, con alta tecnologia; il tutto senza derogare mai dal principio che non c’è sviluppo economico senza qualità sociale, e che una città non cresce davvero se non lo fa in modo ecologicamente sostenibile e se di essa cresce solo una parte o un solo settore.
Opportunità e sistema
È questo che rende forte una città e che può consentirle di proiettarsi all’esterno e nel futuro. Per Roma, ne resto convinto, la strada da percorrere è fondamentalmente quella che disegnammo e percorremmo per un buon tratto a suo tempo. Faccio solo qualche esempio, senza pretese di completezza e magari anche in modo un po’ disordinato.
Grandi opere che insieme a un valore per così dire “intrinseco”, abbiano un più ampio effetto “di sistema” e una ricaduta concreta sulla vita della città. Creazione di nuove opportunità per un settore tradizionale per Roma come quello edilizio, anche attraverso demolizioni e ricostruzioni.
Valorizzazione del trasporto su ferro e in generale di quello pubblico, costruendo più linee metropolitane, aumentando e rinnovando i mezzi, migliorando i collegamenti ferroviari attorno alla città, puntando su un nodo dell’Alta Velocità come la nuova Stazione Tiburtina.
Perché in generale il collegamento “fisico”, una rete capace di mettere sempre più in connessione le nostre città al loro interno e tra di loro è fondamentale anche per la “connettività” del Paese con il mondo. E perché questa “connettività fisica”, insieme al costante dialogo con il mercato internazionale, insieme al miglioramento dell’offerta informativa e a una strategia di vero e proprio marketing territoriale, continua ad essere uno dei fattori decisivi della competitività e del futuro di Roma nel contesto globale.
Basti pensare ai risultati nel settore turistico: nel 2007 Roma fece registrare oltre 26 milioni di presenze negli alberghi, quando furono 14 milioni nell’anno del Giubileo. E poi c’è la scommessa, l’investimento, sui settori dai quali dipende la qualità della crescita economica: il turismo, appunto, e insieme il terziario avanzato, il settore della comunicazione, l’audiovisivo e il cinema, l’editoria, l’informatica e le nuove tecnologie.
Università e ricerca
E ancora il sistema universitario come leva della modernizzazione e della trasformazione della città. Ma anche qui stiamo parlando di qualcosa che va al di là della dimensione di Roma, che pure è quella della Capitale del paese. Stiamo parlando della vera scommessa che l’Italia e l’Europa devono vincere. Non c’è un grande futuro, per il nostro paese e per il nostro Continente se, quando si decidono gli investimenti, ad essere penalizzate sono sempre la formazione e la ricerca. Non c’è un grande futuro se di fronte alla competizione sempre più forte con Stati Uniti e Asia non si sceglierà questo, con decisione, come asse strategico, come priorità.
Noi, in senso più ampio, puntammo molto su un’idea, su un modo di procedere: pubblico e privato insieme, con l’Amministrazione a definire un’agenda, a dare garanzie e certezze negli obiettivi e nei tempi, e con le energie di cui erano e sono ricche l’economia e la società romana a svolgere un ruolo fondamentale come fonte di idee, di risorse e di competenze. I risultati erano sotto gli occhi di tutti. Una crescita economica, tra il 2001 e il 2006, dell’1,5%, mentre l’Italia faceva segnare un +0,8%. Le imprese attive e gli occupati aumentati rispettivamente del 16,8%, e del 13,1%, anche qui più del doppio della media nazionale.
Alla base di tutto questo c’era, come ci dovrebbe sempre essere, la volontà di fare “sistema”, di far vivere un’idea “larga” di ciò che è una classe dirigente. Era, e dovrebbe essere, la convinzione che il compito di un amministratore sia quello di non perdere di vista quell’anima di cui parlavamo all’inizio, di sforzarsi sempre per riuscire a raccontarla, a “leggerla”, a rinnovarla, altrimenti una città rischia l’inaridimento e l’estinzione.
Governare una città, specie una città come Roma, e lavorare per la qualità della sua crescita e della vita dei cittadini, è qualcosa di più che “amministrare”. È anche etica della responsabilità, capacità di porsi degli obiettivi, di rispettare gli impegni, di confrontarsi. Sapendo che le caratteristiche e la “qualità” di Roma dipenderanno anche dalla capacità di pensare oggi ai problemi e alle opportunità che verranno, partendo da quell’intreccio che da sempre segna il suo modo di essere: quello tra storia e futuro, tra identità e dinamicità.
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