Parla egiziano il rinnovamento della Lega araba
A metà maggio Nabil el-Arabi è stato nominato all’unanimità nuovo segretario generale della Lega araba. L’attuale ministro degli esteri egiziano, di 76 anni, succederà a luglio al connazionale Amr Moussa che, dopo dieci anni alla guida dell’organizzazione degli Stati arabi ha deciso di candidarsi alle prossime presidenziali egiziane. La nomina di el-Arabi è un chiaro segnale di rinnovamento per la Lega araba, e, in definitiva, per tutta la regione mediorientale.
L’attuale ministro degli esteri è stato infatti uno dei principali protagonisti delle rivolte di piazza Tahrir, che lo scorso 11 febbraio hanno costretto l’ex presidente Hosni Mubarak alle dimissioni. Le sue prese di posizione e la linea di politica estera che ha provato a delineare per il suo paese sono sintomi evidenti che una nuova stagione è alle porte in tutto il contesto regionale. Una stagione che non potrà ignorare le aspirazioni ed i risultati fin qui conseguiti dalla primavera araba.
Diplomatico di lungo corso
Nabil el-Arabi è stato nominato ministro degli esteri il 6 marzo scorso, giurando davanti al Consiglio supremo delle forze armate egiziane, la giunta militare che ha preso il potere in Egitto dopo la caduta di Mubarak. La cui uscita di scena ha comportato la caduta di molti altri esponenti compromessi con il vecchio regime, tra i quali il precedente responsabile degli esteri, Ahmed Aboul Gheit. La scelta è quindi caduta su el-Arabi, sia per la sua precedente esperienza diplomatica, sia per l’assenza di legami evidenti con il vecchio regime.
Di formazione prevalentemente giuridica, el-Arabi ha intrapreso la carriera diplomatica subito dopo la sua laurea in giurisprudenza, raggiungendo ben presto le posizioni apicali della diplomazia egiziana con incarichi di prestigio: ambasciatore in India, capo della Rappresentanza egiziana all’Onu ed, infine, giudice della Corte internazionale di giustizia. Ma negli ultimi anni il regime lo aveva progressivamente marginalizzato, nominandolo, nel 2008, direttore del Centro regionale per gli arbitrati commerciali internazionali. Con la caduta di Mubarak, le sue quotazioni sono improvvisamente risalite, fino alla nomina al vertice della diplomazia egiziana nei difficili giorni della transizione.
Transizione complessa
Le preoccupazioni per la caduta di Mubarak erano enormi. La possibilità di una politica estera egiziana non più allineata alle posizioni occidentali ha suscitato allarme nelle cancellerie europee, americane e soprattutto israeliane. Per cui el-Arabi, da quando è ministro, ha dovuto muoversi con estrema cautela per non dare adito alle analisi più critiche che vedevano per l’Egitto un futuro di stampo islamista ed anti-occidentale. Ma i fatti dimostrano che il futuro segretario generale della Lega araba si è mosso anche con la giusta decisione, per dimostrare il nuovo ruolo dell’Egitto post-Mubarak. I risultati della sua breve azione sono stati numerosi.
Tra i più importanti vi è da registrare l’accordo di riconciliazione palestinese, siglato al Cairo tra Hamas e Fatah. Nonostante le analisi più accurate identificano nei principali responsabili di questo accordo i servizi segreti egiziani (la questione palestinese, infatti, in Egitto è tradizionalmente gestita dall’intelligence del Cairo), non va sottovalutato il ruolo giocato dal dicastero guidato da Nabil el-Arabi. Che non a caso era presente alla firma dell’accordo il quattro maggio scorso e che ha spinto fortemente per la riconciliazione delle due fazioni palestinesi divise oramai dal lontano 2007. Ottenendo sulla questione palestinese fin da subito maggiori risultati del suo predecessore, Ahmed Aboul Gheit.
Il maggiore riscontro ottenuto da el-Arabi su questo tema dipende sia dalla diffidenza che Hamas nutriva nei confronti dell’ex capo della diplomazia egiziana, sia dal fatto che le pressioni esercitate dallo stesso Gheit nei confronti delle due fazioni erano, in realtà, estremamente tiepide. Non bisogna inoltre dimenticare che il contesto internazionale di allora non era favorevole a quel tipo di accordo come invece sembra esserlo oggi, con l’eco delle rivolte arabe che si propaga in tutta la regione e con i duri colpi inferti al terrorismo internazionale di matrice qaedista.
Naturalmente la ritrovata unità tra Gaza e la Cisgiordania ha suscitato irritazione in Israele, che considera Hamas un’organizzazione terroristica. Il governo israeliano è inoltre deluso dalla scelta di el-Arabi di riaprire il valico di Rafah tra l’Egitto e Gaza, al fine di alleviare le sofferenze della popolazione della striscia, sottoposta ad un rigido embargo da parte di Israele.
Un colpo ancora più basso per Israele è giunto dall’intervista rilasciata da el-Arabi al Washington Post, in cui ha annunciato la decisione dell’Egitto di ristabilire relazioni con l’Iran. Queste ultime si erano infatti interrotte nel 1979 in seguito alla firma degli accordi di Camp David tra Israele e Egitto (settembre 1978) e alla rivoluzione khomeinista in Iran, che hanno determinato un crescente allontanamento tra Il Cairo e Tehran.
Oggi che la rivoluzione dei gelsomini ha rovesciato le carte in tavola, el-Arabi ha annunciato che dopo la caduta di Mubarak l’Egitto non ha più nemici. Nemmeno l’Iran, il cui programma nucleare preoccupa però notevolmente il governo israeliano, così come le incendiarie dichiarazioni antisemite del Presidente dell’Iran Ahmadinejad.
La primavera della Lega Araba
La candidatura di el-Arabi ha sbaragliato la concorrenza, costringendo il nuovo Egitto a ritirare la candidatura alla guida dell’organizzazione di Mostafa el-Fekki, un diplomatico di carriera egiziano sostenuto dal precedente regime di Mubarak; ed ha costretto Hamad al-Attiyah, precedente segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo, sostenuto dal Qatar, a ritirare la sua candidatura. Viste le scelte chiare e decise di el-Arabi in politica estera, è ipotizzabile che la sua nomina a Segretario generale della Lega araba contribuisca a fare maggiore chiarezza all’interno dell’organizzazione.
La decisione della Lega di supportare la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla Libia ha rappresentato una svolta storica per l’organizzazione, poiché per la prima volta dalla sua creazione (1945) la Lega ha deciso di condannare e sanzionare il comportamento di uno Stato membro.
Una svolta non compresa adeguatamente, a causa dei distinguo dell’attuale Segretario generale Amr Moussa, che ha più volte criticato i bombardamenti sulla Libia, definendoli eccessivi. Ciò è avvenuto per motivi di carattere principalmente elettorale, vista la sua candidatura alle presidenziali egiziane. Il passaggio di consegne con Nabil el-Arabi, percepito come uno dei principali protagonisti della primavera egiziana, è un ulteriore effetto della primavera araba. Rappresenta simbolicamente il vento di cambiamento che coinvolge anche la massima organizzazione degli Stati arabi.
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