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Il nuovo gruppo Spinelli

Solo una Ue più forte può salvarci dalla crisi

5 Nov 2010 - Guy Verhofstadt - Guy Verhofstadt

L’Unione Europea è in costante evoluzione. Alla fine del primo decennio di questo nuovo secolo, tuttavia, vediamo che l’originaria collaborazione e lo spirito di libertà sono messi in discussione da spinte nazionaliste che, in un periodo caratterizzato dall’emergere di una “nuova età degli imperi”, possono mettere a repentaglio il posto dell’Europa nel mondo.

Sfide troppo importanti
Nel mondo globalizzato, ogni paese europeo è un paese piccolo. Ma noi abbiamo un vantaggio: abbiamo costruito insieme l’Unione europea. È un’impresa notevole, al cui interno gli stati nazionali europei, a lungo divisi da una storia di conflittualità, hanno deciso di essere “uniti nella diversità”, dando vita a un Commonwealth, a una Comunità nel vero senso della parola.

Nel 2010 ci troviamo di fronte a un tornante della storia europea che non ha precedenti. Le sfide che abbiamo di fronte sono globali e troppo importanti per essere lasciate agli stati nazionali: cambiamento climatico, esaurimento delle risorse naturali e distruzione dell’ambiente, regolamentazione dell’economia e della finanza, minacce nucleari e sicurezza collettiva, regole commerciali più eque, peace-building….

Con l’obiettivo di ottenere pace e prosperità, siamo riusciti a lavorare insieme e unire le nostre forze, promuovendo una prosperità senza precedenti, democrazia e riconciliazione sul continente europeo. Gli stati nazionali hanno ceduto una parte della propria sovranità alle istituzioni comunitarie, per ottenere obiettivi comuni e costruire un’Unione “sempre più stretta”.

Risposta alla crisi
Purtroppo, troppi dirigenti politici sono ancora tentati da approcci prettamente nazionali per affrontare una crisi multiforme, che richiederebbe, invece, risposte comuni e globali, da pianificare almeno a livello europeo. Le politiche nazionali non possono e non devono essere considerate una risposta adeguata alla crisi finanziaria. L’Europa rischia di perdere il treno del futuro. Mentre nel secolo scorso Europa e Stati Uniti insieme hanno dato forma all’attuale sistema internazionale, ora entrambe stanno perdendo il loro posto nella cabina di regia della politica globale. Sono emerse nuove potenze e altri paesi hanno rilevato il potenziale di crescita che l’Europa ha conosciuto per diversi decenni.

In un mondo in cui i problemi diventano sempre più complessi e dove l’Europa rischia di perdere la capacità di saperli affrontare, abbiamo bisogno di un approccio autenticamente comunitario. In altri termini: i 27 stati membri che invece di aggrapparsi alle sovranità nazionali affrontino insieme, e risolutamente, i principali problemi globali. L’Europa deve essere una forza integrata, in grado di rendersi interessante per le nuove potenze strategiche che sono emerse. Inoltre l’Ue è in grado di offrire soluzioni di lungo periodo, laddove i singoli paesi europei possono fornire solo risposte di breve periodo a problemi contingenti.

Perché il Gruppo Spinelli
Con la creazione, nel settembre 2010, del Gruppo Spinelli, cerchiamo di recuperare l’idea originaria dell’integrazione europea. L’idea che vari stati nazionali debbano trovare una risposta congiunta alle questioni che domineranno lo scenario internazionale nei prossimi decenni. Noi riteniamo che questa sia l’unica strada percorribile. La storia dell’Ue mostra che più Europa, e non meno, è la risposta alle sfide che abbiamo di fronte. Era questo il sogno dei padri fondatori della Comunità europea e, più in particolare, di Altiero Spinelli. Già negli anni ’50 questo famoso politico italiano riteneva, che l’epoca della sovranità nazionale fosse terminata.

In Italia l’idea federalista ha una lunga tradizione, che risale a Giuseppe Mazzini e al Risorgimento. Durante la Grande guerra molti italiani invocavano esplicitamente una Federazione europea. Nel 1916, Giuseppe Modigliani scrisse sull’Avanti! che una federazione tra i paesi europei, gli Stati Uniti d’Europa, sarebbe stata l’inevitabile conseguenza di uno sviluppo economico che erode le barriere nazionali ed esige la creazione di nuove istituzioni. L’odissea federale di Altiero Spinelli, fino all’impatto che ha avuto sullo sviluppo della Comunità europea nell’attuale Unione Europea, ha dimostrato che una collaborazione tra paesi, sancita istituzionalmente, è molto più efficace di un approccio nazionale.

Nazionalismi e xenofobie
La sopravvivenza, a un secolo di distanza, di tendenze populiste e nazionaliste in Europa a nostro avviso è un fatto molto grave. Peggio: queste tendenze stanno vivendo una rinascita che distorce il significato stesso del termine “libertà”. Nonostante l’ordine mondiale evolva a ritmi serrati, alcune forze euro-scettiche ritengono che la soluzione per il nostro continente sia più nazionalismo e meno Europea. Anche se è naturale che in un periodo di crisi i cittadini cerchino maggiore stabilità, dovrebbe essere evidente che il ritorno alle identità nazionali è ormai anacronistico. Tuttavia l’euro-scetticismo è diffuso ovunque in Europea, così come lo sono nazionalismo e protezionismo.

Quest’ondata di populismo è anche legata al il riemergere di xenofobia e razzismo. In Olanda, ad esempio, l’islamofobo “Partito della Libertà” ha ottenuto un enorme successo elettorale; in Francia il presidente Sarkozy ha infranto le regole fondamentali dell’Ue, in merito alla questione dei Rom, mentre nell’Europa orientale l’euro-scetticismo è in crescita. Molto spesso il nazionalismo è contrario alla cooperazione e alla solidarietà. Tuttavia in un mondo globalizzato c’è bisogno di cooperazione, di strategie comuni.

Il Gruppo Spinelli riunisce personalità di salde e comprovate convinzioni europeiste, provenienti da storie e professioni diverse. Noi cerchiamo di realizzare il sogno dei padri fondatori dell’Europa, poiché quel sogno non può perdere l’appuntamento con il futuro. Dobbiamo agire ora per essere sicuri che il nostro mondo sia un luogo vivibile nei prossimi anni, decenni e, forse, anche secoli. Per questo invitiamo ogni convinto europeista a sostenere il nostro progetto e unirsi a noi su The Spinelli Group.

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Vedi anche:

G. Bonvicini: Pensiero e azione nel nome di Spinelli

A. Duff: Chiamata alle armi per i federalisti