Un nuovo Club del Coccodrillo per rilanciare l’Europa
Il Parlamento europeo, soleva dire Spinelli parafrasando Cicerone, è una mala bestia, espressione a cui dava una connotazione positiva. Essendo anche Spinelli una mala bestia, non stupisce che un uomo coriaceo ed “educato” nelle patrie galere per dieci anni si sia commosso quando, lasciata la parte destra dell’emiciclo (dove sedevano i membri della Commissione europea), era passato nei banchi di sinistra come parlamentare, designato prima dalla Camera dei Deputati e poi eletto, nel 1979, come indipendente nelle liste del Pci.
Azione costituente
”Entro nella cittadella della democrazia europea”, disse iniziando quell’ultima avventura politica, che si sarebbe conclusa dieci anni dopo con la sua morte, il 23 maggio 1986. Per Spinelli era evidente che il Parlamento europeo era il “luogo” nel quale doveva maturare un’azione costituente. Usando i poteri di veto che gli erano stati attribuiti dai trattati prima nel 1970 e poi nel 1975, il Parlamento eletto a suffragio universale aveva respinto, nel dicembre 1979, il bilancio per l’esercizio dell’anno successivo, che era condizionato dai principi del “giusto ritorno” voluto della signora Thatcher (I want my money back). Si trattava di un pessimo bilancio che il Consiglio aveva cercato di imporre all’Assemblea dopo aver ottenuto l’accordo del pavido presidente della Commissione di allora, Gaston Thorn.
Dopo sei mesi di inutili trattative, il ministro degli esteri italiano e presidente di turno del Consiglio, Emilio Colombo, aveva sottoposto al Parlamento europeo un bilancio peggiore di quello respinto a dicembre.
Nasceva trent’anni fa, in reazione a questi eventi e al rischio di una paralisi del progetto europeo, il “Club del Coccodrillo”, che ha avuto una considerevole influenza sull’integrazione europea, dal progetto dell’Europarlamento del febbraio 1984 fino al Trattato di Lisbona del 2007.
Il progetto del 1984 fu il frutto di un ambizioso compromesso democratico raggiunto grazie al lavoro politico di Spinelli e all’impegno di una minoranza di innovatori, che riuscì gradualmente a conquistare la maggioranza dell’emiciclo. È stato proprio il Club, tra l’altro, ad ispirare le riforme che hanno portato all’introduzione della cittadinanza europea, all’affermazione dei diritti fondamentali, al potere di codecisione fra Parlamento e Consiglio, al voto a maggioranza fra i governi e alla ripartizione delle competenze fra Unione e Stati membri secondo il principio di sussidiarietà e proporzionalità.
Con preveggenza, l’Europarlamento aveva anche proposto di creare i poteri necessari per realizzare una politica economica e monetaria europea alla quale avrebbero dovute essere sottomesse le azioni degli Stati membri. Ma Spinelli aveva anche deciso, saggiamente, di non porre esplicitamente né la questione della trasformazione della Comunità in una Federazione né di battezzare “costituzione” il progetto del Parlamento. Egli sapeva infatti che la sopravvivenza del “suo” progetto sarebbe stata legata alla volontà dell’Europarlamento di considerarsi un’“assemblea costituente” ad referendum e non un ufficio studi, e alla volontà di una maggioranza di governi innovatori di andare avanti anche se qualche paese membro avesse deciso di starne fuori.
Nel primo caso, l’iniziativa di Spinelli era stata “impallinata” dal fuoco amico del capogruppo liberale Martin Bangemann e di una parte dell’assemblea (quasi tutti i socialisti francesi, una minoranza dei socialdemocratici tedeschi guidati da Klaus Haensch, l’europeismo moderato di una parte dei popolari, il vetero nazionalismo di molti comunisti…) che avevano prima cercato di ostacolare il cammino del progetto ed avevano poi proposto di indirizzare il testo del Parlamento ai paesi membri, considerandolo solo una delle varie proposte di riforma della Comunità.
Nel secondo caso, la mancanza di coraggio dei governi innovatori ha impedito che ogni progetto di salto in avanti dell’integrazione europea dal 1984 ad oggi si realizzasse a causa dell’opposizione minoritaria dei governi immobilisti.
Governo economico
L’Unione europea è oggi di nuovo politicamente ed economicamente in crisi, ed ancora una volta la responsabilità è dei governi incapaci di proporre soluzioni comuni a problemi europei.
Durante la legislatura europea in corso (che scadrà nel 2014), l’Unione deve dotarsi di politiche e strumenti di bilancio per intervenire laddove i governi sono incapaci di farlo, prigionieri come sono di scelte di rigore finanziario non imposte dall’Unione, ma dallo stato disastroso dei conti pubblici nazionali.
Alla vigilia della fine di questa legislatura giungeranno al capolinea tutte le politiche comuni riavviate nel 2007: la coesione territoriale, l’ambiente, la ricerca, la cultura, la gioventù, le infrastrutture, la cooperazione con i paesi in via di sviluppo ed insieme ad esse le prospettive finanziarie adottate con un difficile ed inadeguato accordo nel 2005, sotto la disastrosa presidenza di Tony Blair.
Per decidere su queste politiche (e sulle risorse finanziarie necessarie per realizzarle) occorrerebbe un compromesso alto fra Commissione europea, Europarlamento, parlamenti e governi nazionali.
Ispirandosi ad una proposta avanzata da Spinelli nel suo rapporto sulle risorse proprie del 1982, il “luogo” politico migliore sarebbe oggi una Convenzione – simile a quelle che hanno elaborato la Carta dei Diritti nel 1999-2000 e la Costituzione europea nel 2002-2003 – ora “costituzionalizzata” nell’articolo 48 del Trattato di Lisbona. Una convenzione non per riformare il Trattato ma per applicarlo, completarlo ed eventualmente aggiornarlo alla luce di quel che è avvenuto dopo il 2007.
Si tratta di un’idea lanciata dal socialista francese Olivier Duhamel nella seduta conclusiva della Convenzione presieduta da Giscard d’Estaing e ripresa oggi dalla cancelleria Merkel e dall’Unione europea dei federalisti (Uef) con l’obiettivo di dare sostanza alle proposte di un governo economico dell’Unione.
Nuovo accordo
Per andare invece “oltre Lisbona” sulla via degli Stati Uniti d’Europa – come ha proposto recentemente l’ex ministro degli esteri tedesco Joschka Fischer – occorrerebbe eleggere un’assemblea democraticamente legittimata e dotata del mandato di elaborare la legge fondamentale dell’Unione europea. La propose anche Nicolas Sarkozy l’8 settembre 2006, quando era ministro delle finanze del governo francese e candidato alla presidenza della Repubblica.
Spinellianamente, il “luogo” politico migliore sarebbe il Parlamento europeo che verrà eletto nel 2014 eventualmente arricchito da membri designati ad hoc dai parlamenti nazionali.
Occorre tessere fin d’ora le fila di un accordo politico fra gli innovatori europei per raggiungere, l’uno dopo l’altro, questi due obiettivi. In questo quadro, un’iniziativa utile potrebbe essere quella di riunire insieme, in un nuovo “club del coccodrillo”, europarlamentari e deputati che intendono rilanciare il metodo e lo spirito di Altiero Spinelli. L’Istituto Affari Internazionali, fondato da Spinelli, potrebbe farsi promotore della prima riunione del nucleo iniziale di questi innovatori, da cui potrebbe venire la spinta decisiva, come fu per il club del coccodrillo, per il rilancio del progetto europeo.
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Vedi anche:
P. Guerrieri: Strategia per la crescita, l’Ue ci riprova
