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Balcani

La Croazia più vicina all’Ue dopo la vittoria di Josipovic

13 Gen 2010 - Giovanni Casa - Giovanni Casa

“Accolgo con favore il nuovo presidente, una personalità fortemente pro-europea, determinata a far avanzare i negoziati di adesione”. Così il ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, ha commentato, a nome della presidenza di turno Ue, la vittoria del candidato dell’opposizione socialdemocratica (Sdp), Ivo Josipovic, al ballottaggio svoltosi in Croazia lo scorso 10 gennaio. L’ingresso di Zagabria nell’Unione europea è infatti l’obiettivo storico che dovrà concretizzarsi nel corso del mandato quinquennale del nuovo presidente, che succede a Stjepan Mesic. Josipovic si è imposto nettamente, con il 60,26% dei voti contro il 39,74% andato al rivale, Milan Bandic, sindaco della capitale da nove anni ed espulso dall’Sdp per essere sceso in campo contro il candidato ufficiale del partito.

La carta vincente di Josipovic
Ma chi è il nuovo presidente? Giurista, appassionato di musica classica, Josipovic è nato a Zagabria nel 1957 ed è deputato da due legislature. I critici lo accusano di essere privo di esperienza politica e di carisma, nonché di eccessiva sudditanza nei confronti del leader Sdp, Zoran Milanovic. Tuttavia, le sue ferma prese di posizione contro la corruzione e a favore dello Stato di diritto, temi molto sentiti dall’opinione pubblica croata, sono state la sua carta vincente.

Il successo di Josipovic è stato territorialmente omogeneo: ha vinto nella capitale, in 19 regioni su 20 e nei maggiori centri urbani, cogliendo il risultato migliore in Istria (82,6%) anche grazie al sostegno dei regionalisti dell’Ids. Bandic ha prevalso solo nella regione della Lika-Segna, la zona più povera e arretrata del paese, tradizionale feudo dell’Hdz, il principale partito di governo. Bandic ha trionfato anche tra i croati all’estero (92 a 8), trainato dal plebiscito attribuitogli dagli elettori della Bosnia (94,3%), di cui è originario. Il voto è avvenuto mentre il paese soffre l’impatto della crisi internazionale, che ha portato l’indice della disoccupazione oltre il 16% e il Pil a -6%.

In vista di un miglioramento dei rapporti con la Serbia
C’è poi il capitolo dei difficili rapporti con la Serbia. Josipovic ha dichiarato che la Croazia potrebbe ritirare l’accusa di genocidio contro il paese vicino, depositata presso la Corte internazionale di giustizia, se Belgrado collaborasse con la Corte e venisse incontro alle richieste di Zagabria. Il presidente eletto ha sottolineato che l’eventuale decisione sul ritiro della denuncia croata potrebbe essere presa unicamente dal governo. Infatti, va ricordato che, durante l’unica legislatura post-indipendenza in cui ha governato la sinistra (2000-2003), venne cambiata la Costituzione: dalla Repubblica semi-presidenziale si passò a quella parlamentare.

Josipovic ha elogiato i progressi fatti dai serbi nella ricerca e detenzione di persone accusate di crimini di guerra, sulla questione degli scomparsi e sulla restituzione del patrimonio culturale, ma resta irrisolto il problema della cattura di Ratko Mladic e Goran Hadzic, rispettivamente ex capo militare dei serbi di Bosnia ed ex leader politico dei serbi di Croazia. Sono gli ultimi due ricercati con l’accusa di genocidio e crimini di guerra commessi durante il conflitto degli anni novanta.

Aperture verso la Slovenia e le minoranze interne
Circa le relazioni con la Slovenia, il ministero degli Esteri di Lubiana ha espresso l’auspicio che l’elezione di Josipovic possa avere effetti positivi sui rapporti bilaterali e la politica di buon vicinato. Il leader dell’opposizione, Janez Jansa, ha però affermato che il risultato non potrà influire sul contenzioso territoriale che divide i due paesi. In effetti, Josipovic ha votato in Parlamento contro la ratifica dell’accordo raggiunto con Lubiana sull’arbitrato internazionale (“indebolisce la nostra posizione”), ma ha spiegato che intende comunque accettare la soluzione voluta dal legislatore, tra l’altro espressa a grande maggioranza.

Affrontando il delicato tema dei rapporti con le minoranze interne il presidente eletto ha affermato, in una recente intervista, che la Croazia “dispone di un’ottima legislazione costituzionale. È però vero che alcune disposizioni non sono state rispettate in tutte le regioni del paese: lavorerò affinché questo non avvenga più. E il mio impegno vale per la minoranza italiana quanto per le altre, compresa quella serba. Ogni comunità ha il diritto di coltivare la propria identità nazionale”.

La marcia di avvicinamento all’Ue
Ma il tema più rilevante della presidenza è senz’altro la marcia di avvicinamento all’Ue. La scorsa settimana, il governo guidato da Jadranka Kosor ha approvato il piano per le attività legislative necessarie per concludere con successo il negoziato per l’adesione. Si tratta di varare 12 nuove leggi, necessarie per creare le condizioni che consentirebbero di chiudere tutti i capitoli. Lo scorso anno, sono stati aperti 6 capitoli e ne sono stati chiusi 10. Il bilancio complessivo è di 29 dossier aperti su 35, di cui 17 temporaneamente chiusi. La Slovenia continua però a bloccare l’apertura di tre capitoli, per i quali Zagabria è tecnicamente pronta, relativi alla politica estera, sicurezza e difesa; all’ambiente e pesca; e alla giustizia e diritti fondamentali.

Dal canto suo, l’Ue ha sottolineato che per concludere con successo i negoziati, la Croazia deve assicurare piena collaborazione con il Tribunale dell’Aja, creare i presupposti per l’indipendenza della magistratura e lottare con forza contro la corruzione e il crimine organizzato. Con l’Aja, il problema principale è costituito dalla mancata consegna dei diari dell’artiglieria sull’attacco a Knin (1995), richiesti dal Tribunale per il processo ai generali croati accusati di crimini di guerra. Un altro dossier scottante è quello della concorrenza, con il nodo delle sovvenzioni statali alla cantieristica e il conseguente processo per la privatizzazione degli stabilimenti navali. La speranza di Zagabria è che l’adesione possa giungere entro il 2011.

Una difficile coabitazione
L’elezione di Josipovic apre un non facile periodo di coabitazione con il governo di centro-destra, il cui mandato terminerà alla fine del prossimo anno. La premier Kosor è attualmente il politico più popolare del paese, avendo avviato una campagna contro la corruzione nell’alta amministrazione e nelle imprese di Stato che ha convinto l’opinione pubblica. Il suo partito è però fortemente diviso, tanto che il candidato alle presidenziali, Andrija Hebrang, è stato indebolito dalla presenza di due dissidenti, fallendo l’obiettivo minimo del ballottaggio. Inoltre, tra il primo e il secondo turno, al termine di un durissimo regolamento di conti, l’ex premier Ivo Sanader è stato cacciato dall’Hdz, dopo aver tentato di riprenderne il controllo, in rotta di collisione con Kosor, un tempo sua fedelissima. I prossimi mesi chiariranno se la vittoria di Josipovic abbia annunciato o meno un cambio di maggioranza di governo.

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Vedi anche:

G. Casa: La Croazia al voto pensando all’Ue

F. Caffio: La “guerra di trincea” tra Slovenia e Croazia per la baia di Pirano