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Balcani

La Croazia al voto pensando all’Ue

26 Nov 2009 - Giovanni Casa - Giovanni Casa

In Croazia è iniziata la campagna elettorale per le presidenziali, che si terranno il prossimo 27 dicembre. L’attuale capo dello Stato, Stipe Mesic, sta concludendo il suo secondo quinquennio e la Costituzione non permette un terzo mandato. Comandante supremo delle forze armate, il presidente non ha poteri esecutivi, ma attribuisce l’incarico al capo del governo che deve avere la fiducia del Parlamento. Secondo gli ultimi sondaggi, l’esito sarà deciso al ballottaggio del 10 gennaio, perché tra i dodici candidati in lizza nessuno sembrerebbe avere i consensi necessari, cioè la maggioranza assoluta, per spuntarla al primo turno.

I candidati in lizza
La partita pare essere riservata a quattro pretendenti. In primo luogo Ivo Josipovic, rappresentante del Partito socialdemocratico (Sdp), la principale forza d’opposizione. Giurista e deputato, 52 anni, nato nella capitale, Josipovic ha ottenuto la candidatura imponendosi nettamente nelle primarie di partito lo scorso luglio, contro il rivale Ljubo Jurcic.

Tra gli indipendenti spiccano Milan Bandic e Nadan Vidosevic. Il primo, eletto sindaco di Zagabria in una lista Sdp, è stato in seguito espulso per la sua candidatura dissidente alla massima carica dello Stato. Popolare e populista, ha 54 anni, è originario della Bosnia e gode dell’appoggio dell’Hdssb, la formazione degli estremisti della Slavonia. Vidosevic, ex esponente dell’Hdz, la maggiore forza di governo, è il presidente della Camera di commercio croata. Spalatino, 49 anni, si dice abbia il discreto apprezzamento del capo dello Stato uscente ed è sostenuto dai regionalisti del Quarnero.

Il candidato ufficiale dell’Hdz è invece l’ex ministro Andrija Hebrang, uno dei leader dell’ala destra. Nato a Belgrado nel 1946, medico, Hebrang è figlio di un importante e controverso dirigente della Lega dei comunisti jugoslava.

Gli altri in lizza sono Vesna Pusic, leader del piccolo Partito popolare (opposizione), l’indipendente Dragan Primorac, ex ministro Hdz, i regionalisti Damir Kajin (Istria) e Slavko Vuksic (Slavonia), un altro ex ministro Hdz, Vesna Skare Ozbolt, uscita dal partito, gli indipendenti Josip Jurcevic, Boris Miksic e l’imprenditore Miroslav Tudjman, figlio dell’ex presidente. Va aggiunto che le precedenti elezioni hanno mostrato la prevalenza del fattore personale rispetto a quello di partito. Inoltre, deve essere sottolineato che i sondaggi sono effettuati senza considerare i potenziali 300 mila elettori croati della Bosnia-Erzegovina, che si rivelarono decisivi nelle consultazioni politiche del novembre 2007 per la conferma della maggioranza di centro-destra.

L’impatto della crisi sulla campagna elettorale
Il voto giunge mentre il paese è fortemente colpito dalla crisi economica internazionale, che ha portato a un calo del prodotto interno lordo di circa il 6% e a un aumento della disoccupazione. Come evidenziato da un rapporto dell’Ice, la Croazia soffre inoltre di alcuni squilibri macroeconomici, che ne minano la solidità, quali l’alto debito estero e il saldo fortemente negativo della bilancia commerciale. In questo quadro, la Banca centrale ha avviato una politica monetaria restrittiva che ha consentito da un lato di affrontare la crisi con un sistema finanziario robusto, dall’altro di mantenere stabile il tasso di cambio della kuna, la moneta nazionale, nei confronti dell’euro.

Sul fronte interno, le presidenziali chiudono un anno caratterizzato dalle clamorose dimissioni, lo scorso luglio, del primo ministro, Ivo Sanader (Hdz), alla guida dell’esecutivo dal dicembre 2003, e dall’insediamento del nuovo governo, guidato da Jadranka Kosor, vice premier nel gabinetto precedente e stretta collaboratrice dello stesso Sanader.

Nel contesto internazionale, due sono gli eventi di rilievo. Dapprima l’ingresso nella Nato, formalizzato ad aprile in occasione del vertice convocato per il 60° anniversario dell’alleanza, quindi la ripresa del negoziato per l’adesione all’Unione europea, dopo il superamento del veto posto dalla vicina Slovenia.

Lubiana aveva infatti bloccato il processo, fermando 14 dei 35 capitoli negoziali, per un contenzioso territoriale ereditato dall’epoca dell’ex Jugoslavia. Il problema è che al momento dell’indipendenza dei due paesi (1991) il tracciato amministrativo del confine terrestre non era coincidente con quello catastale, mentre per le acque territoriali non era stata stabilita alcuna divisione. L’accordo tra le due parti attribuisce l’ultima parola a un arbitrato internazionale, firmato sotto la pressione dell’Ue. L’intesa è stata ratificata a larga maggioranza dal Sabor, il Parlamento unicamerale di Zagabria, mentre il governo di Lubiana ha convocato un referendum consultivo e l’opposizione di destra annuncia battaglia. Alla disputa sul confine se ne aggiungono altre due: sullo stoccaggio delle scorie radioattive della centrale nucleare di Krsko in Slovenia e sul debito della Ljubljanska Banka, una banca slovena, nei confronti dei risparmiatori croati, i cui depositi in valuta estera sono stati congelati nel 1991.

L’interesse dell’Italia
L’Italia ha salutato con soddisfazione il superamento dello stallo. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha affermato che il nostro Paese “si era da tempo attivamente impegnato per sbloccare l’impasse e certo trarrà benefici dal nuovo ingresso nella Casa comune europea, come del resto, anzi di più, le nostre minoranze nei due Stati, ora divise da confini e regolate da norme diverse”.

Frattini ha poi sottolineato che l’Italia è il maggior partner commerciale della Croazia e che l’adesione è importante per la stabilità regionale. Lo scorso ottobre si è tenuto a Zagabria il primo Forum economico italo-croato. Alla conferenza, presente il viceministro Adolfo Urso, hanno partecipato i rappresentanti di circa 20 società italiane e 50 croate, impegnate nei settori dell’energia, edilizia e cantieristica, agricoltura, industria del legno e turismo, bancario e moda. L’incontro ha confermato il comune interesse a rafforzare ulteriormente la cooperazione economica e a cercare opportunità per gli investimenti e l’occupazione.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricevendo di recente al Quirinale il collega croato Mesic, ha dichiarato: “Siamo molto interessati a che vada rapidamente verso la conclusione il negoziato per l’adesione della Croazia all’Ue”. Il negoziato potrebbe concludersi entro il prossimo anno, per consentire l’ingresso nell’Unione tra il 2011 e il 2012. Compito del nuovo capo dello Stato croato sarà proprio quello di guidare il paese verso questo storico traguardo.

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