La Russia in cerca di una nuova architettura della sicurezza europea
Mosca punta dichiaratamente a un cambiamento degli equilibri europei e a un riconoscimento esplicito del proprio status di potenza nel vecchio continente. È quanto è emerso in particolare dalla sessione 2009 dell’Annual Security Review Conference (Asrc) dell’Organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa (Osce), dove il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha proposto una revisione radicale della logica della sicurezza europea e della sua architettura istituzionale. Anche se Lavrov non ha fatto che sviluppare gli indirizzi già indicati dal presidente russo Dimitri Medvedev in precedenti occasioni, il suo discorso ha rappresentato un evento significativo sul piano diplomatico, particolarmente dopo la crisi georgiana della scorsa estate, che ha assestato un duro colpo alla credibilità del concetto di sicurezza comune e cooperativa.
La proposta esplicita infatti in sede multilaterale la percezione russa sulle minacce alla sicurezza e all’ordine pan-europeo. Essa inoltre individua principi cardine per una nuova sicurezza in Europa che puntano chiaramente al superamento dell’assetto attuale, mettendo in discussione il ruolo della Nato. Parallelamente all’iniziativa multilaterale, il Cremlino ha però anche scelto di rilanciare direttamente il dialogo bilaterale con la nuova amministrazione americana, perno della politica globale russa e fattore imprescindibile per ogni negoziato di revisione della sicurezza europea. Il primo summit tra i due presidenti si è infatti svolto a luglio in un clima costruttivo, soprattutto in merito al controllo degli armamenti strategici, alla cooperazione antiterrorismo ed alla non-proliferazione, mentre chiare divergenze rimangono in tema di difesa antimissile e allargamento Nato.
Obiettivi della proposta russa
La recente démarche ricalca essenzialmente le precedenti formulazioni delle proposte russe sulla nuova architettura della sicurezza europea, ma si colloca formalmente nel quadro Osce, stabilendo così un preciso collegamento con la dimensione paneuropea. Questa prospettiva, riecheggiando le storiche proposte di Gorbacev e di De Gaulle, si pone in alternativa alla strategia di cooptazione nelle strutture euroatlantiche seguita dai paesi occidentali nel quadro post-bipolare.
Lavrov ha proposto un vero e proprio Trattato sulla Sicurezza in Europa, cioè un accordo giuridicamente vincolante, incentrato su una serie di principi:
1. rispetto della sovranità, integrità territoriale, diritto internazionale e Carta delle Nazioni Unite;
2. divieto di minaccia o uso della forza, ricerca inclusiva di sicurezza comune e cooperativa e creazione di meccanismi per la prevenzione dei conflitti;
3. indivisibilità della sicurezza, che non può essere garantita da strutture contrapposte e da linee di divisione ideologica;
4. garanzia di stabilità e pace in Europa attraverso strutture comuni ed inclusive;
5. controllo degli armamenti, cooperazione anti-terrorismo e altri aspetti di sicurezza rientranti nella dimensione economico-ambientale ed umana.
L’impianto complessivo del progetto mostra una certa attenzione per i temi cari all’occidente (terrorismo, dimensione economico-ambientale) Allo stesso tempo, però, pone l’accento su altri principi – il rispetto della sovranità, l’indivisibilità della sicurezza – che offrono, agli occhi del Cremlino, una salvaguardia rispetto alla nozione di intervento umanitario, a un allargamento senza limiti della Nato e a una sua crescente proiezione regionale e globale.
I russi sostengono, infatti, l’incompatibilità della Nato e del suo orientamento out-of-area con il nuovo modello di sicurezza europea che essi propugnano. La mera presenza di un’alleanza militare, sostengono, crea una nuova linea di divisione e minaccia la stabilità regionale: una contraddizione rispetto all’indivisibilità della sicurezza comune. D’altronde, il rifiuto russo di istituzioni a composizione esclusiva, che si assumano in proprio la gestione delle crisi, si estende anche alla potenziale evoluzione della politica di sicurezza e difesa dell’Ue verso forme di difesa collettiva. In definitiva, Mosca vede nel nuovo Trattato che propone di adottare nell’ambito dell’Osce uno strumento per porre dei vincoli ad attori multilaterali su cui non può esercitare un controllo.
L’impatto sull’architettura paneuropea
Il Trattato proposto si pone in continuità con la nozione di sicurezza Osce, pur accentuandone alcuni aspetti in una interpretazione strumentale. L’architettura attuale della sicurezza europea poggia infatti sui principi contenuti nell’Atto finale di Helsinki del 1975 e nella Carta di Parigi del 1990: indivisibilità della sicurezza comune; cooperazione inclusiva; natura multidimensionale della sicurezza, che include aspetti militari, umani ed economico-ambientali.
L’Osce e la sua antesignana Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Csce) hanno svolto un ruolo prezioso come forum negoziale flessibile ed inclusivo (comprendente gli Stati membri della Nato, quelli del Patto di Varsavia e i neutrali), producendo risultati apprezzabili al tempo della distensione e nella transizione degli anni ’90. Tuttavia, il processo multilaterale si è successivamente arenato a causa dell’asimmetria nelle relazioni militari e con il mutamento del quadro politico dovuto al duplice allargamento della Nato e dell’Ue.
Alla base della proposta russa c’è un rifiuto della sistemazione emersa dalla fine della Guerra Fredda. Mosca rifiuta infatti di considerare le istituzioni atlantiche come strutture comuni “dall’Atlantico agli Urali” in cui negoziare la sicurezza, considerandole invece come un fattore di divisione e una minaccia geopolitica. Chiede pertanto di creare uno strumento che riorganizzi la natura della sicurezza comune e la sua architettura istituzionale, data l’inadeguatezza della soluzione attuale, enfatizzando un’interpretazione del principio dell’indivisibilità confacente con l’equilibrio delle forze desiderato.
La posizione di Mosca dovrebbe essere interpretata dalle capitali “ad Ovest di Vienna” come espressione di un complesso di in-sicurezza che la politica occidentale ha contribuito a creare e che rischia di innescare una spirale da “nuova Guerra Fredda”. Allo stesso tempo, però, il progetto, se non meglio qualificato, aprirebbe surrettiziamente la strada ad una situazione di relativo predominio militare russo sul continente.
Un cuneo nei rapporti Usa-Europa?
La proposta russa, nonostante la mancanza di un documento formale, costituisce un’evoluzione importante della posizione del Cremlino sull’equilibrio europeo, l’allargamento della Nato e il processo negoziale Osce. Nell’ottica russa l’Osce rappresenta la sede più idonea per affrontare il negoziato sulla ridefinizione dell’architettura di sicurezza europea a scapito del Consiglio Nato-Russia, in crisi profonda dopo il conflitto georgiano. In ambito Osce Mosca può contare sull’appoggio dei paesi della Comunità degli Stati Indipendenti (Csi), in cui ha un ruolo predominante, e può fare leva su principi funzionali ai propri obiettivi. Il concetto della non-divisibilità della sicurezza consente, infatti, di caratterizzare il ruolo della Nato come anacronistico, mentre l’enfasi sul carattere multilaterale dei negoziati sul nuovo assetto della sicurezza europea dà legittimità alla posizione russa. Inoltre, l’ambito e il merito della proposta di Trattato consentono a Mosca di presentarsi come co-garante, assieme a Washington, della sicurezza pan-europea in termini di virtuale parità, relegando un’Ue “potenza civile” – separata dalla struttura Nato – in una posizione subalterna. Si tratta di un tentativo di divide et impera nei confronti della comunità euroatlantica, considerata semplice corollario dell’egemonia americana.
In uno sforzo di mediazione, la Presidenza ellenica dell’Osce ha lanciato, un’iniziativa informale di dialogo sugli aspetti politico-militari della sicurezza battezzata “processo di Corfu”. In una prima riunione informale svoltasi il 28 giugno nell’isola ionica i ministri degli Esteri hanno riaffermato l’importanza della Piattaforma per la Sicurezza Cooperativa per l’indivisibilità della sicurezza. Tuttavia, il Presidente Bakoyannis ha sottolineato la complementarietà di altre organizzazioni all’interno del quadro attualmente esistente, in linea con le posizioni occidentali. All’interno di tale quadro multilaterale si sono infine inseriti gli importanti sviluppi intervenuti a livello bilaterale, in seguito al Vertice russo-americano di Mosca del 6-8 luglio, che consentono di ipotizzare uno spazio per il compromesso in un clima di cauta fiducia.
Dal recente summit emerge infatti l’avvio di una nuova fase dei rapporti bilaterali, concretizzata soprattutto dal rilancio del negoziato sulle armi strategiche (che migliora quanto conseguito con il Trattato Sort ai tempi delle presidenze Putin e Bush) e dalla concessione dello spazio aereo russo per il transito delle truppe americane verso l’Afghanistan. Se la sfera globale delle relazioni russo-americane appare aver registrato gli sviluppi più promettenti, a livello regionale invece le divergenze di fondo permangono. Su altre questioni – allargamento Nato, installazioni della difesa antimissilistica in Polonia e Repubblica Ceca, status del Trattato sulle forze convenzionali in Europa (Cfe) – lo stallo permane.
Il futuro assetto della sicurezza pan-europea rimane dunque una questione aperta, in cui aspetti globali e regionali, da un lato, bilaterali e multilaterali, dall’altro, si intrecciano. In gioco non vi sono solo le relazioni tra l’Occidente euroatlantico e la Russia, ma anche il ruolo dell’Ue nel proprio spazio geopolitico.
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N. Sartori: Le ambizioni frustrate del riarmo russo
S. Giusti: In vista del vertice Obama-Medvedev la Russia rilancia il multipolarismo
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