IAI
Le sfide interne ed esterne della Colombia

La scommessa di Uribe

8 Mag 2009 - Giovanni Casa - Giovanni Casa

Silvio Berlusconi non ha dubbi: “La Colombia è un paese ricco, grande, con un affaccio su due oceani che ancora non ha sfruttato per le condizioni di insicurezza in cui era caduto”. È quanto affermato dal presidente del Consiglio in occasione della recente visita a Roma del presidente colombiano, Álvaro Uribe. Al termine del colloquio, Berlusconi ha annunciato l’intenzione di incrementare gli scambi “in maniera considerevole”. Uribe ha auspicato, dal canto suo, che gli italiani investano nei settori del turismo, dei biocarburanti e delle infrastrutture, in particolare nella ‘Ruta del Sol’, un’autostrada di mille chilometri in fase di progettazione da Bogotá a Santa Marta.

Il leader colombiano ha lodato, in particolare, l’impegno italiano per due programmi: il progetto “Famiglia guardia-boschi”, destinato a proteggere la selva colombiana e ad evitare che le famiglie rurali coltivino stupefacenti, e “La vita senza droga”, una campagna perché la gioventù non si avvicini a questa piaga. Berlusconi ha annunciato la sua decisione di recarsi in visita in Colombia, ma sarà preceduto da due missioni degli imprenditori per specificare i progetti di investimento.

Va segnalato però che, negli ultimi anni, i flussi degli investimenti diretti italiani verso la Colombia si sono mantenuti a livelli molto modesti. Inoltre, le trattative avviate nella seconda metà degli anni Novanta per concludere un accordo per la promozione e la protezione degli investimenti sono in una fase di stallo per la mancata intesa su alcune parti relative agli espropri e agli indennizzi.

Il pugno di ferro contro droga e guerriglia
Ma qual è l’importanza geopolitica della Colombia? Quale ruolo gioca nelle vicende regionali?

Con un’estensione pari al doppio della Francia e circa 45 milioni di abitanti, il paese è diventato il più popolato nel Sud America di lingua spagnola, davanti all’Argentina. Vanta robuste riserve petrolifere ed è un produttore importante di oro, argento, smeraldi, platino e carbone. Da decenni, è afflitto da un conflitto interno con vari gruppi di guerriglia e ha un ruolo cruciale nel mercato della cocaina. I due temi sono legati: i governi di Stati Uniti e Colombia accusano i guerriglieri di finanziarsi in prevalenza con il narcotraffico.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Ufficio per la lotta contro la droga e il crimine delle Nazioni Unite, la Colombia produce il 60,3% della cocaina che si consuma in tutto il mondo, davanti a Perù (29,1%) e Bolivia (10,4%). Le piantagioni di coca illegali occupano in tutto circa 53.000 ettari e la produzione mondiale effettiva è di 994 tonnellate. I successi alle presidenziali di Uribe, eletto al primo turno sia nel 2002 sia nel 2006, sono da attribuirsi in primo luogo a una piattaforma politica che ha promesso il pugno di ferro contro droga, guerriglia e criminalità comune. Sono stati ottenuti rilevanti successi e la sicurezza è aumentata, ma la strada è ancora lunga.

Lo scorso autunno, il ministero della Difesa ha diffuso una serie di statistiche che fanno il punto della situazione. Nel periodo 2002-2007, gli omicidi sono calati da 28.837 l’anno a 17.198, i sequestri da 2.882 a 521, gli atti di terrorismo da 1.645 a 387, mentre gli ettari di coltivazione di coca sradicati sono passati da 2.763 a 66.385. Nello stesso arco di tempo, sono stati ottenuti risultati positivi nella crescita economica e nella lotta alla disoccupazione. La crisi economica mondiale sta però pregiudicando tutti i fondamentali.

Punta di diamante dello schieramento pro-Usa
In politica internazionale, Uribe ha schierato il paese nettamente al fianco degli Stati Uniti, opponendosi al gruppo antioccidentale guidato dal venezuelano Chávez e che include Ecuador, Bolivia e Nicaragua. Con la Colombia sono schierati il Perù e Panamá, mentre gli altri principali attori regionali, dal Brasile al Cile e all’Argentina, hanno un atteggiamento più neutrale. Dalla fine degli anni Novanta, Bogotá riceve un forte sostegno finanziario e militare dagli Stati Uniti per la lotta contro la guerriglia e il traffico di stupefacenti nel quadro del cosiddetto “Plan Colombia”. Concordato dal presidente Pastrana (1998-2002) con l’Amministrazione Clinton, il piano è stato poi ampliato dal presidente George W. Bush, con l’Iniziativa andina contro la droga.

I rapporti tra i due paesi dovrebbero essere rinsaldati dal Trattato bilaterale di libero commercio, firmato da Bush e Uribe, ma che il Congresso deve ancora ratificare. Un recente incontro, avvenuto al Vertice interamericano di Trinidad e Tobago, tra il leader colombiano e Obama sembra aver spianato la strada alla ratifica, anche se il testo dovrà subire alcune modifiche volte a garantire il rispetto di parametri ambientali e relativi alla legislazione sul lavoro. Il Congresso aveva tirato il freno nel timore che si potessero ripetere, sia pure su scala minore, gli stessi effetti negativi sull’occupazione che, secondo i critici, ha avuto il Nafta, l’area di libero scambio con Canada e Messico.

La dottrina Monroe sotto attacco
La scomparsa dalla scena mondiale del “nemico numero uno”, George W. Bush, priva il gruppo guidato da Chávez di molti argomenti retorici. Tuttavia, il compito della nuova amministrazione non è semplice. Gli Usa hanno infatti perso parecchio terreno negli ultimi anni. Di recente, il segretario di Stato, Hillary Clinton, ha lanciato l’allarme per le relazioni economiche e politiche molto strette che Cina e Iran hanno costruito con diversi paesi dell’America Latina. “Non credo che questo sia nel nostro interesse. Trovo questi sviluppi molto inquietanti”, ha affermato Clinton. Questa crescente presenza di Pechino e Teheran nel “cortile di casa” rappresenta una nuova sfida, dopo la scomparsa dell’Urss, per la sempreverde Dottrina Monroe, lo storico indirizzo di politica estera Usa datato 1823, che non ammette interferenze di attori esterni nel continente americano.