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Democrazia e governo europeo

Il disegno incompiuto dell’Europa

8 Mag 2009 - Tommaso Padoa-Schioppa - Tommaso Padoa-Schioppa

Profondamente addolorati per l’improvvisa scomparsa di Tommaso Padoa Schioppa, ripubblichiamo un suo articolo per “Affarinternazionali” che testimonia, come tanti altri suoi scritti, la sua visione insieme appassionata e lungimirante del futuro dell’Europa.
Tra poche settimane gli europei sceglieranno il loro Parlamento: la chiamata alle urne è il momento centrale di una democrazia perché è allora che il popolo si esprime. Si teme che molti elettori non parteciperanno al voto del 7 giugno; e se quel timore sarà confermato dai fatti, sentiremo dire che agli europei poco importa dell’Unione europea. Qualche storico più esperto del futuro che del passato, fedele al luogo comune nazionalista, ci ripeterà che c’è poco da stupirsi perché ‘l’ideologia europeista è falsa, le sue promesse sono false, impossibili da realizzarsi.’ Ci annuncerà con frase lapidaria che ‘non ci sarà mai uno stato federale europeo’.

La tesi fallace dei nazionalisti
Il luogo comune nazionalista lega strettamente l’antieuropeismo al tema della democrazia. E lo fa argomentando pressappoco così: l’Unione europea è una costruzione politica dove la democrazia è impossibile perché ‘manca il Demos’. Il Demos è nazionale e perciò i veri depositari della democrazia sono e non possono che essere gli stati nazionali; ergo, l’unione politica dell’Europa, lo stato federale europeo, è al tempo stesso impossibile, indesiderabile e incompatibile con l’ideale democratico.

Questa tesi è fallace e pericolosa proprio per la democrazia in Europa. Nella realtà di oggi i bisogni degli europei eccedono le capacità dei loro governi nazionali, che tuttavia rimangono i formali titolari del potere; quei bisogni sono anche il fondamento su cui da decenni si sta edificando un governo europeo, che integra le funzioni dei governi nazionali e locali. Se oggi l’Unione europea ci delude è perché l’edificio è incompiuto; l’Europa che c’è, è democratica ed è presidio della democrazia nei paesi membri; la non-Europa, l’Europa che manca, contraddice le esigenze del suo popolo e mette a repentaglio la democrazia. Difendere la democrazia e realizzare un’Europa unita sono perciò, e devono essere, uno e un solo impegno; non si può difendere la democrazia se non si affronta in modo corretto la questione del governo europeo.

Democrazia e res publica europea
La situazione dell’Europa può essere sintetizzata in pochi punti.

Primo: oggi è evidente che la res publica europea si è estesa a dismisura. Quasi più nessuno dei classici beni pubblici è tale per una sola delle ventisette comunità nazionali in cui il popolo europeo è ancora frammentato: non la sicurezza alle, e oltre le frontiere, non la prosperità economica, non la stabilità monetaria e finanziaria, non la salvaguardia dell’ambiente, né la sfida energetica, né la lotta all’evasione fiscale o al crimine organizzato, né la difesa degli istituti dello stato sociale, né il governo dei flussi migratori o della società multiculturale. Nulla di tutto ciò è più cosa pubblica esclusiva degli stati ‘storici’, nemmeno del maggiore tra essi, la Germania, che fonda il suo benessere sulle esportazioni, che affida la propria difesa alla Nato, su cui i venti portano aria inquinata da fabbriche collocate fuori dai suoi confini, che mette i propri marchi su prodotti manufatti in altri paesi, che si sente minacciata dall’instabilità finanziaria dell’ex impero sovietico e dai paradisi fiscali che la circondano.

Secondo: una costruzione politica fondata sulla res publica europea già esiste. La condizione di reciproca dipendenza gli europei l’hanno iscritta in quella che è, a tutti gli effetti, la loro costituzione (che cos’è, infatti, se non una costituzione, una legge comune riconosciuta – nei fatti, nella dottrina e nei tribunali – come più forte delle leggi nazionali?). Chi legga i Trattati europei vi trova elencati i beni, i fini comuni, i principi dell’Unione in modo del tutto equivalente a quello che leggiamo nel preambolo o nella prima parte delle costituzioni degli stati: pace, sicurezza, diritti umani, libertà di circolazione dei beni e delle persone, protezione dell’ambiente, stabilità e solidarietà economica, e via dicendo. I trattati, inoltre, danno vita (ed è perciò che sono una costituzione e non una semplice dichiarazione) a istituzioni, regole e poteri deputati al governo della res publica europea, cioè al perseguimento dei fini e alla ‘produzione’ dei beni che essi definiscono pubblici per i cittadini dell’Europa, non degli abitanti dei singoli stati, o delle regioni entro essi, o delle città e dei villaggi.

Terzo: la costituzione europea è democratica. Le istituzioni europee previste dai trattati – soprattutto il Parlamento e la Commissione – sono infatti costruite, benché in maniera imperfetta, secondo i canoni della democrazia parlamentare: il Parlamento è eletto dal popolo e solamente in virtù di un suo voto di fiducia la Commissione acquisisce i suoi poteri. Certo, nessuna democrazia è mai perfetta e quella dell’Unione lo è forse meno di quella di altri stati che si dicono democratici: in particolare, la co-decisione del Parlamento europeo non è completa. Ma parlare di deficit di democrazia come se fossimo in presenza di una forma di governo basata su altro che la volontà del popolo è del tutto improprio.

Il difetto della costruzione politica europea
Quarto: un grave difetto di costruzione impedisce al governo dell’Unione di svolgere appieno il proprio compito. È un difetto che riguarda la capacità di funzionamento del governo, non la sua rappresentatività o il legame con la volontà del popolo. La democrazia è realizzata solo in parte non perché manchi il Demos europeo o perché sia debole il nesso tra i cittadini e le istituzioni dell’Unione, bensì perché mancano la capacità di decidere e i mezzi per attuare le decisioni. Questa carenza riguarda il Consiglio dei Ministri dell’Unione, che è l’istituzione europea disgiunta dalla volontà del popolo europeo, ed è determinata da due sue caratteristiche: la composizione intergovernativa e la regola dell’unanimità. Il Consiglio è formato da ministri degli stati membri e non prende decisioni – salvo in casi rari o insignificanti – se non c’è l’accordo di tutti.

Se non si è tutti d’accordo, non si decide; se non si decide, l’Unione con la ‘u’ maiuscola esiste solo nella retorica dei comunicati, non esiste come unione con la ‘u’ minuscola, come soggetto politico. Il popolo, rimasto senza governi, è scontento e diserta le urne o boccia l’Europa nei referendum. L’opinione superficiale dei commentatori decreta che il popolo non c’è, che l’Europa unita è impossibile, che ‘non ci sarà mai uno stato federale europeo’. L’Europa è invece soltanto incompiuta e per questo, anche per questo, è incompiuta la democrazia in cui viviamo.

Se ci sarà o no, un giorno, uno stato federale europeo non lo sappiamo. Sappiamo che esso è auspicabile, che il futuro è aperto, che l’unione politica dell’Europa è possibile, che realizzarla dipende anche da noi, che senza di esso la nostra democrazia resterà incompiuta.

Tratto da “Demos e Crazia in Europa”, di T. Padoa-Schioppa, Discorsi della Biennale, Torino, Biennale Democrazia, 22-26 aprile 2009.

Vedi anche:

Appello: diamo voce ai cittadini europei

Democracy in the EU and the Role of the European Parliament