IAI
Una modesta proposta per l'Europa

Berlusconi ha una grande occasione

15 Apr 2009 - Leo Giunti - Leo Giunti

C’è un’opportunità per l’Europa e un’opportunità per l’Italia in questo momento pur così difficile della nostra storia, segnato dalla crisi economica, finanziaria, e ora dalla catastrofe naturale. La crisi ha mostrato a tutti la forza di virtù europee come una politica monetaria prudente e una finanza pubblica disciplinata. E ha reso chiaro come solo il livello europeo, nel nostro continente, possa fornire risposte alla domanda di governance globale, oggi più che mai indispensabile se non si vuole tornare a percorrere la pericolosa via del protezionismo “che tanti lutti addusse” agli europei e non solo.

Vi è dunque oggi un’opportunità preziosa per arrestare quello che efficacemente Silvio Fagiolo ha chiamato il lento impoverimento e spossessamento di libertà politica dell’Europa. L’occasione fornita dalle prossime consultazioni per il rinnovo dell’Assemblea di Strasburgo deve essere colta appieno. Questa campagna elettorale va resa viva per coinvolgere i cittadini in scelte quali il governo dell’economia e le risposte del nostro continente alle sfide della globalizzazione.

E qui v’è un’opportunità per l’Italia. Il nostro Paese infatti ha storicamente svolto un ruolo di impulso nei passaggi cruciali della costruzione comunitaria: lo ha fatto per la sua storia, ma anche per vitali interessi nazionali. Tuttavia per anni l’atteggiamento verso l’Europa è stato anche un elemento di divisione nel nostro dibattito pubblico. Oggi queste divisioni sembrano scomparse e il progetto europeo sembra così aver trovato in Italia un sostegno ampio e condiviso: ne è segno il voto unanime delle due Camere sul Trattato di Lisbona e più ancora il consenso che registra l’iniziativa del ministro Tremonti per l’emissione di cosiddetti Euro-bond per il finanziamento di infrastrutture europee.

Ma v’è anche un’altra opportunità: la nascita del partito “Il popolo delle libertà”, che avrà il suo battesimo elettorale proprio nelle prossime elezioni europee ed ha, soprattutto, l’ambizione di divenire – come lo fu la Democrazia Cristiana in passato – la componente nazionale numericamente più forte (insieme alla CDU/CSU) – del Partito popolare europeo. Un partito che non si limita ad essere – come ha ricordato nei giorni scorsi Giuliano Amato – un contenitore di partiti nazionali, ma che ha posizioni più europeiste di quelle espresse dalla media dei partiti che ne fanno parte.

È qui che il Premier italiano, forte del suo carisma e della sua popolarità, può dare un contributo decisivo al rafforzamento dell’Unione. Rispetto agli altri leader del PPE è quello che meno soffre a livello nazionale, anzi, la sua leadership sembra, giorno dopo giorno, rafforzarsi nel Paese. La sfida oggi è mettere questa forza al servizio della costruzione europea; e ciò con scelte coraggiose, in grado anche di gettare il cuore oltre l’ostacolo.

Non si accontenti il Presidente del Consiglio di una semplice riconferma degli attuali equilibri al vertice dell’Unione, ma sia piuttosto il catalizzatore di scelte più ambiziose, a partire da quelle del vertice della Commissione europea e della sua composizione. Ne guadagnerà in autorevolezza, collocherà il nuovo partito da subito – come fece De Gasperi nell’immediato dopoguerra – tra i protagonisti attivi del processo di integrazione.

“Abbiamo bisogno di una forte Unione europea”: non è questo l’appello di un intellettuale continentale, ma un’affermazione del nuovo Presidente degli Stati Uniti; un invito che l’Europa deve cogliere, per la cui realizzazione l’Italia e il suo Governo possono, oggi più che mai, svolgere un ruolo decisivo.

Si veda anche:

Bonvicini, Tosato, Matarazzo: I partiti politici europei e la candidatura del Presidente della Commissione

G. Amato: La latitanza dei partiti blocca la democrazia in Europa