IAI
L’Ucraina e la Nato

Un’anima divisa in due

6 Mar 2008 - Giovanni Casa - Giovanni Casa

“Se l’Ucraina ricadesse nell’orbita russa, cambierebbe la geopolitica e il contesto della sicurezza dell’intera Europa”. Così scriveva il generale Carlo Jean la scorsa estate, alla vigilia delle elezioni politiche anticipate ucraine, per spiegare l’importanza del “grande gioco” in scena a Kiev. Le tensioni dei mesi successivi sembrano confermare in pieno quest’analisi.

I tre passi di Yulia
L’esito della consultazione segnava a sorpresa il ritorno al potere della coalizione arancione, relegando all’opposizione il cartello filo-russo. Dopo una travagliata gestazione, a metà dicembre si insediava il nuovo governo, guidato da Yulia Tymoshenko, che fissava tre priorità strategiche di politica estera: il completamento del processo di adesione al Wto, i negoziati con l’Unione europea sulla creazione di una zona di libero scambio e l’adesione alla Nato. L’ultimo dei tre punti è politicamente il più impegnativo e controverso, ma vediamo come procedono i tre dossier.

Un accordo sulle esportazioni con l’Ue, raggiunto in gennaio dal commissario al Commercio, Peter Mandelson, e dal vice premier, Hryhory Nemyrya, ha spianato la strada all’adesione al Wto, formalizzata dall’Assemblea generale del 5 febbraio e firmata dal presidente Viktor Yushchenko. Per l’entrata in vigore occorre però la ratifica del Parlamento, la Rada, dove la maggioranza può contare su un sostegno risicato (228 voti su 450).

Proprio l’accelerazione imposta dal governo nell’avvicinamento alla Nato ha provocato una durissima reazione dell’opposizione, che ha bloccato i lavori parlamentari. Se protratto, tale blocco potrebbe indurre il capo dello Stato a sciogliere l’Assemblea e convocare nuove elezioni anticipate. Tuttavia, nei giorni scorsi, l’ex premier Viktor Yanukovich, leader del Partito delle Regioni e capo dell’opposizione, ha affermato che la Rada “ratificherà il Trattato di adesione al Wto”. Yanukovich ha però aggiunto che si attende dal governo “una serie di misure per proteggere i produttori nazionali in vari settori dell’economia”. Entrare nel Wto darà comunque una carta in più all’Ucraina nei rapporti con la Russia che, per entrare a sua volta nell’organizzazione – dove si decide all’unanimità -, dovrà ottenere anche il consenso di Kiev. Tymoshenko ha però garantito che l’Ucraina non cercherà di rallentare l’adesione della Russia al Wto.

Anche nei rapporti con Bruxelles ci sono stati importanti sviluppi. Lo scorso 18 febbraio, durante una visita a Kiev del commissario Mandelson, venivano avviati i colloqui per la creazione di una zona di libero scambio con l’Ue. “Cerchiamo un accordo che sia globale, ambizioso e profondo. Ciò aiuterà l’Ucraina ad essere più attraente per gli investimenti e migliorare le opportunità per le esportazioni”, ha detto Mandelson, spiegando però che il processo sarà lungo e difficile.

Va ricordato che oggi l’Ue è il principale partner commerciale dell’Ucraina, seguito dalla Russia. Gli scambi tra Kiev e l’Ue hanno raggiunto i 26 miliardi di euro nel 2006. Il presidente Yushchenko ha auspicato che una bozza di intesa possa essere raggiunta in occasione del prossimo vertice Ue-Ucraina, in programma a settembre. Un eventuale accordo porterebbe alla riduzione dei costi delle importazioni Ue per i consumatori ucraini e offrirebbe a Kiev un migliore accesso al mercato comunitario. Yushchenko ha chiarito che l’Ucraina vorrebbe lo status di membro associato, aggiungendo che “sarà più difficile trovare un’intesa sugli aspetti politici rispetto a quelli economici”.

La questione Nato
Ma la questione più rilevante per la collocazione geopolitica del paese è quella dell’adesione alla Nato. È indiscutibile l’accelerazione impressa dal nuovo Governo. A metà gennaio veniva resa nota una lettera congiunta di Yushchenko, Tymoshenko e dal presidente della Rada, Arseny Yatsenyuk al segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jaap de Hoop Scheffer. Nella missiva si dichiarava che l’Ucraina è pronta per il Membership Action Plan (Map), il programma avanzato di cooperazione con la Nato che precede l’eventuale adesione, e si chiedeva ufficialmente che al prossimo vertice dell’alleanza, convocato a Bucarest per il 2-4 aprile, si estendesse il Map anche all’Ucraina. Nel testo si sosteneva inoltre che il paese si vede come parte dello spazio di sicurezza euro-atlantico e si confermava l’impegno a partecipare alle operazioni di peacekeeping guidate dall’Alleanza atlantica e a quelle contro il terrorismo.

I tre leader ucraini sottolineavano quindi i progressi raggiunti nel “Nato-Ukraine Intensified Dialogue”, l’attuale programma di cooperazione con la Nato, e garantivano l’ampliamento e l’approfondimento delle riforme nei settori della sicurezza e della difesa. Infine, il Governo si impegnava a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, con una campagna di informazione anche in vista di un referendum popolare. Due sono stati sin qui gli ampliamenti dell’Alleanza verso l’Europa centro-orientale: il primo nel marzo 1999 con Polonia, Repubblica ceca e Ungheria e il secondo nel marzo 2004 con Romania, Bulgaria, Slovacchia, Slovenia, Lituania, Lettonia ed Estonia. Il prossimo vertice potrebbe ufficializzare l’invito ad aderire a Croazia, Albania e Macedonia, mentre in fila per il Map non c’è solo l’Ucraina, ma anche un’altra Repubblica ex sovietica, la Georgia. Lo scorso 5 gennaio nello Stato caucasico, oltre alle elezioni presidenziali, si è svolto un referendum consultivo sull’adesione alla Nato, dove la maggioranza a favore è stata schiacciante.

Kiev sottolinea che in passato ha dato il suo contributo alla forza guidata dalla Nato in Bosnia-Erzegovina (Ifor) e continua ad avere circa 200 uomini in Kosovo (Kfor), inseriti in un battaglione misto polacco-ucraino. L’Ucraina ha inoltre garantito il transito aereo alle forze a guida Nato schierate in Afghanistan dove ha fornito personale medico a sostegno di un Provincial Reconstruction Team (Prt) a comando lituano. Sempre nel 2007, nell’ambito dell’operazione antiterrorismo Nato nel Mediterraneo Active Endeavour, l’Ucraina ha inviato prima la fregata Ternopil e quindi la corvetta Lutsk, mentre per quest’anno è previsto l’invio di una seconda fregata, la Hetman Saghaydchy.

In cerca di consensi alla domanda di adesione alla Nato, Tymoshenko si è recata a fine gennaio a Bruxelles, nella sede dell’Alleanza, mentre Yushchenko è stato ricevuto all’Eliseo da Sarkozy poche settimane dopo. Uscendo dall’incontro con il leader francese, Yushchenko ha detto di aver trovato nella Francia “piena comprensione” sulla richiesta di Kiev di essere ammessa al Map. “Il nostro obiettivo – ha detto il Pressidente ucraino – è portare avanti attive consultazioni con i nostri amici europei in modo tale da ottenere segnali positivi al prossimo summit dell’Alleanza”.

Grandi sostenitori della candidatura ucraina sono, tra gli europei, i polacchi e i baltici, con numerose dichiarazioni, ribadite anche di recente. Politicamente più pesante una risoluzione approvata dal Senato degli Usa lo scorso 15 febbraio, in cui si chiede alla Nato di avviare il cammino che porti all’adesione di Ucraina e Georgia all’Alleanza e di dare un chiaro segnale in questo senso al prossimo vertice di Bucarest.

Il veto dello zar
La risposta di Mosca a quest’accelerazione è stata prevedibilmente durissima. Proprio dopo un incontro con Yushchenko dedicato all’infinita crisi del gas (un’arma usata con sapienza politica), Putin ha minacciato di puntare i missili sull’Ucraina in caso di ingresso di Kiev nella Nato. L’indomani, il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, definiva la posizione di Putin inaccettabile, ma il leader russo ripeteva l’attacco pochi giorni dopo, in occasione della conferenza stampa annuale al Cremlino. Qui era il portavoce Nato a rispondere, affermando che solo l’Alleanza può decidere su eventuali nuove adesioni e non altri.

Va ricordato che nel 1997 Mosca ha ottenuto dall’Ucraina un accordo di 20 anni che consente alla flotta russa del Mar Nero di rimanere in Crimea, dopo la dissoluzione dell’Urss, con un “affitto” pari a 93 milioni di dollari l’anno. Mosca teme che l’intesa non venga rinnovata. Senza questa presenza, la Russia perderebbe la proiezione nel Mediterraneo, tanto da obbligarla, secondo alcuni analisti, a rafforzare i legami con la Siria. Mosca teme inoltre che la scelta occidentale di Kiev possa pregiudicare anche la stretta integrazione che continua a esistere tra gli apparati militari industriali russi e ucraini.

Il Cremlino può contare sulla forte componente interna ucraina che non vuole guardare a Ovest. Se le regioni occidentali dell’Ucraina sostengono pienamente il corso del Presidente, la parte orientale del paese vi si oppone con forza. Questo è il prodotto di una storia complessa, che ha visto per secoli le due aree del paese appartenere a sfere di influenza diverse, per lingua, cultura, religione e tradizioni. Mentre a Washington volge al termine l’era Bush e al Cremlino si apre quella che appare come un’inedita Reggenza, l’Ucraina è davanti a un bivio cruciale. L’Europa può permettersi di guardare distratta alle vicende di un suo vicino strategicamente così importante?