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Rapporto 2020: le scelte della politica estera

Un dibattito pubblico indispensabile

28 Mar 2008 - Carlo Jean - Carlo Jean

Il rapporto del Gruppo di riflessione strategica costituito nell’ambito del MAE è importante per diversi motivi. Intanto, costituisce una riflessione a lungo termine sugli scenari di cambiamento mondiali, regionali e nelle aree di maggior rilievo per gli interessi nazionali italiani. Poi analizza le varie opzioni, rischi e opportunità che si presentano al nostro paese, ed esplicita i motivi delle scelte che suggerisce. Inoltre, tende a “proteggere” la politica estera dalle vicissitudini della lotta politica interna. In ultimo, potrebbe attivare un dibattito anche pubblico sulle priorità che l’Italia dovrebbe perseguire in politica estera, intesa come patrimonio condiviso di tutti gli italiani.

Scarsa attenzione
Il dibattito sulla politica estera è stato in Italia sempre particolarmente carente. Un tempo, perché faceva parte della “prerogativa regia”. Dopo il secondo conflitto mondiale, per la spaccatura esistente nel paese anche sulle grandi “scelte di campo”: quella europea e quella atlantica. La contrapposizione ideologica è terminata. E’ divenuto possibile dibattere su quali siano gli interessi nazionali o – se l’aggettivo nazionale non piace – su quelli generali del “sistema-paese”. L’Italia è finalmente divenuta un paese normale. Si può discutere di politica estera. Solo il dibattito democratico può determinare consenso e può determinare scelte autoreferenziali, non eteroreferenziali o, peggio, eterodirette.

Una riflessione su ciò che è auspicabile per l’Italia e su ciò che le è possibile è reso necessario dal fatto che il contesto internazionale sta mutando molto rapidamente. Complessità e rapidità – quindi, imprevedibilità – caratterizzano tale cambiamento. La tecnologia ha mutato economia e società e quindi le relazioni di sussidiarietà esistenti fra i vari livelli di governance, come sottolinea giustamente il Rapporto. Le frontiere sono divenute porose, non solo in Europa, ma fra il nostro paese e il resto del mondo. La ricchezza è divenuta nomade, mentre la solidarietà sociale e nazionale è rimasta ancorata al territorio statale.

Le interdipendenze fra interno ed esterno sono aumentate. Il mutamento non è stato mai tanto rapido come ai nostri tempi. La previsione è perciò diventata al tempo stesso più difficile e più necessaria. Basti pensare a quanto oggi sta avvenendo nell’Unione Europea o nei rapporti fra l’Occidente e la Russia. Nella prima, il tradizionale “asse franco-tedesco” è entrato in crisi e stanno emergendo nuove convergenze fra Parigi e Londra (e anche con Washington). Per quanto riguarda i secondi, esiste il concreto rischio di tensioni, che è nell’interesse soprattutto dell’Italia – oltre che della Germania – attenuare, sostenendo per quanto le è possibile le tendenze europeizzanti esistenti in Russia, che possono esprimersi solo se Mosca non si sente sotto pressione e se le vengono risparmiate nuove umiliazioni.

Quadro globale
Il Rapporto 2020 è il risultato di un’iniziativa di cui si avvertiva sempre maggiormente la necessità. Il suo intereresse deriva non solo dalla sua novità, ma anche dal fatto che considera in un quadro globale tutti i principali settori, individuandone le correlazioni. L’interesse è accresciuto dal fatto che al Gruppo hanno partecipato esperti sia accademici che operativi, appartenenti a scuole ed esperienze diverse, che hanno confrontato le loro idee in modo aperto. Poiché i compromessi sono sempre sterilizzanti, i redattori del rapporto hanno preferito rendere esplicite talune incongruenze. Esse rappresentano i punti a cui dare priorità in ulteriori analisi. Erano peraltro inevitabili in quello che rappresenta il primo tentativo nel nostro Paese di riflessione strategica complessiva e a lungo termine sulla politica estera nazionale.

Essendo un work in progress, non poteva essere altrimenti. C’è solo da augurarsi che il progress continui. Il Rapporto costituisce infatti un’eccellente base per ulteriori riflessioni e approfondimenti. Essi sarebbero facilitati se venisse deciso il rafforzamento dell’Unità di previsione e analisi del Segretariato Generale del MAE. Tale rafforzamento è reso ancora più indispensabile dalla moltiplicazione delle Direzioni Generali del Ministero e dell’articolazione di molte per area geografica, che ne rende più complesso il coordinamento.

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