Le difficili scelte della politica estera
“Oggi da più parti si riconosce che la Russia in questi ultimi anni ha in gran parte ricostruito la propria reputazione internazionale. Da qui nascono nuove responsabilità, ma anche l’esigenza di riconsiderare le nostre posizioni sia su alcuni temi di politica estera, sia sul nostro stile in questo campo”, ha scritto Michael Gorbacëv, premio Nobel per la Pace, primo presidente e ultimo leader dell’ex Unione Sovietica, sull’International Herald Tribune del 5 marzo 2008. “Anche i partner della Russia devono fare di più perché si possa arrivare a una comprensione reciproca. Alcuni di essi, invece di operare analisi oggettive, insistono nel biasimare la Russia per problemi veri, ma anche immaginari. E alcuni media occidentali hanno sviluppato in modo ossessivo una serie di stereotipi e di critiche anti-russe”. Sono frasi che riflettono accuratamente ciò che oggi l’élite politica della Russia pensa della posizione internazionale del proprio paese.
Uno Stato moderno
Guidato prima da Gorbaciov e poi da Eltsin, il popolo russo ha realizzato un fatto di enorme importanza a fine anni Ottanta: ha inferto un colpo mortale al regime totalitario, ha riconquistato il paese che dopo oltre sette decenni di regime comunista è tornato nel novero della famiglia delle nazioni democratiche. Ha così posto fine agli orrori della guerra fredda e ha eliminato la minaccia della distruzione nucleare reciproca. Per essere franchi, i russi hanno salvato il mondo e hanno posto le basi di una vita migliore e più pacifica. Lo hanno fatto volontariamente e volentieri, rovesciando un regime politico oppressivo e smantellando il campo socialista e l’ex Urss. Lo hanno fatto seguendo la logica dello sviluppo rivoluzionario.
Sfortunatamente, né i leader russi e l’élite politica, né il popolo russo hanno potuto capitalizzare su queste grandi realizzazioni e sulla gratitudine che gli altri paesi avrebbero dovuto esprimere. In primo luogo non sapevano come farlo. Non sono entrati in accordi preordinati con i nemici di un tempo, anche se si aspettavano di essere trattati in modo adeguato, equo e generoso per essersi riuniti alla famiglia. In secondo luogo, la transizione dall’economia pianificata a quella di mercato, assieme al collasso dell’Urss, ha creato un caos generale che per la Russia si è poi tramutato in un disastro totale. Per molti anni la Russia è stata gettata in una profondissima crisi economica ed esistenziale, del tutto inimmaginabile fino a poco tempo prima.
Questo è il motivo per cui la pretesa degli Usa e dell’Ue di avere vinto la guerra fredda e di essere quindi abilitati a imporre oggi nuove regole agli altri e a stabilire quali sono i paesi buoni e quelli cattivi viene percepita in Russia come una menzogna, un insulto gratuito e un’immeritata ingratitudine. In Russia si pensa che riscrivere la storia in modo mistificato abbia lo scopo di privare il paese del riconoscimento dei suoi sacrifici, del rispetto dovuto alla sua gente e alla sua politica, negando il giusto premio per tutte le cose positive che i russi hanno fatto a beneficio del genere umano e della civiltà occidentale. E si ritiene che il motivo che sta dietro a tutto questo è il desiderio di avere mano libera negli affari mondiali.
Di nuovo potenza mondiale
Gli eventi degli ultimi anni hanno mostrato perché Usa e Ue hanno bisogno di avere le mani libere e come intendono usarle. La Russia ha perso miliardi di dollari essenziali per la propria economia, che hanno preso la strada dell’Occidente. Il brain drain ha raggiunto livelli senza precedenti. Un’intera generazione di giovani scienziati e uomini di cultura ha lasciato il paese. Invece di creare un mondo più sicuro con la partecipazione della Russia e della “grande Europa”, i nuovi partner occidentali hanno allargato la Nato e l’Ue il più possibile, lanciando una nuova ondata di guerre regionali nel resto del mondo, quasi smantellando il sistema esistente di controllo degli armamenti e tentando di portare avanti i propri interessi unilaterali ovunque possibile.
Usa e Ue hanno dato all’élite politica russa una bella lezione e i nuovi leader russi l’hanno appresa bene. Hanno fatto del loro meglio per riacquisire potere e influenza, allo scopo di proteggere il loro paese e i propri interessi personali, e per provare che la Russia merita di essere trattata da eguale dagli altri grandi protagonisti della scena mondiale. In questo hanno avuto successo. E per spiegare agli altri che la Russia è tornata sul palcoscenico del mondo, che ha i propri interessi nazionali ed è piuttosto ben corredata di poteri hard e soft, hanno dovuto insistere sulle proprie posizioni, alzare forte la voce e persino esagerare per arrivare a imporsi.
Questo è un capitolo controverso della storia russa che ora può essere chiuso. Oggi c’è una diffusa convinzione che gli anni del declino post-guerra fredda per la Russia siano terminati. Il ruolo del paese nel mondo è stato ormai riaffermato. La Russia è pronta a far fronte a qualsiasi pressione, a esprimere apertamente la propria posizione su qualunque problema internazionale – inclusi Iran, Kosovo e il controllo degli armamenti – e ad avanzare soluzioni che la propria classe politica consideri giuste, appropriate e vantaggiose per sé e per gli altri paesi. Oggi la Russia ha chiuso con l’eredità e la politica dell’ex Urss ed è emersa da più di una sfida come economia di mercato che aspira alla modernità, sulla base di valori universalmente accettati.
È tempo per la nuova leadership russa di occuparsi dei tanti problemi del paese e del mondo, cooperando con gli altri paesi per realizzare un riavvicinamento che porti a stringere nuove alleanze.
Una politica estera cooperativa
Raggiunto l’obiettivo della stabilizzazione economica e finanziaria, il governo e il mondo imprenditoriale russi stanno avviando i programmi, attesi da molto tempo, di modernizzazione economica, diversificazione strutturale e sviluppo innovativo del paese. Una politica estera costruttiva e creativa, economicamente connessa con il resto del mondo, promotrice di liberi flussi di capitali e di progetti di integrazione diversificata – così come l’accesso all’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc) – è vista come uno strumento naturale per sostenere la realizzazione di questi obiettivi.
Mai come oggi, le élites politiche russe danno importanza alla trasformazione del paese e a rendere le sue politiche più interessanti per il cittadino comune, per gli imprenditori nazionali e stranieri, per gli altri paesi. Per la Russia, il dialogo volto alla civilizzazione è questione di ordinaria quotidianità. È indispensabile per garantire sicurezza e stabilità all’interno del paese e al di là dei suoi confini.
Chiunque può credere nella Russia come partner forte e leale nella comune battaglia contro proliferazione nucleare, terrorismo internazionale, criminalità organizzata, traffico di droga, immigrazione illegale e cambiamenti climatici. Ma la lista delle sfide globali affrontate da Russia e altri paesi dovrebbe essere estesa anche, tra l’altro, alla stabilizzazione del mondo finanziario.
La prospettiva regionale
Dal punto di vista regionale, la Russia intendere espandere i suoi collegamenti ai paesi della Comunità degli Stati Indipendenti (Csi) ed accrescere gli investimenti nell’area economica comune. Approfondire le relazioni con i paesi dell’Asia orientale e migliorare i rapporti con Stati Uniti e Giappone è, in questo contesto, altrettanto importante. Una delle priorità principali è la partnership strategica con l’Unione europea, non solo a parole ma anche nei fatti. La Russia punta ad avere un rapporto forte con l’Unione europea se anche quest’ultima è pronta a fare altrettanto. Come membro delle Nazioni Unite, del G8 e di altri consessi internazionali e regionali, la Russia cercherà di utilizzare la sua rinnovata influenza per contribuire al processo di pace in Medio Oriente, affrontare altri conflitti interni ed internazionali, accrescere gli aiuti allo sviluppo e l’efficacia del diritto internazionale. La nuova situazione internazionale apre nuove sfide, ma anche nuove opportunità. La Russia ed i suoi alleati non devono lasciarsi sfuggire l’occasione di coglierle nel modo più giusto.
