IAI
Kosovo

Gli obiettivi della politica estera italiana

27 Feb 2008 - Marta Piccarozzi - Marta Piccarozzi

A pochi giorni di distanza dalla proclamazione unilaterale di indipendenza da parte delle autorità kosovare, lo scorso 17 febbraio, si stanno ponendo le premesse per l’ultimo atto del lungo e doloroso processo di disgregazione della ex Jugoslavia e per la stabilizzazione di tutta l’area balcanica. In tale contesto, la Serbia rappresenta la chiave di volta ed è evidente come la prospettiva della sua integrazione nelle strutture atlantiche e comunitarie rivesta un interesse specifico per l’Italia, per la quale l’instabilità dell’area rappresenta una minaccia concreta, soprattutto in termini di criminalità organizzata.

La Serbia e l’Ue
Come emerso da uno studio del CeSPI e del Cemiss recentemente pubblicato, l’Italia persegue da diversi anni l’obiettivo di una futura integrazione della Serbia nelle istituzioni europee, ed ha perorato tale causa a Bruxelles anche quando paesi come Francia e Germania, affetti da enlargement fatigue, avevano cominciato a mostrare una certa titubanza o quantomeno a rallentare il processo di allargamento. In particolare, negli ultimi mesi, il governo italiano si è speso su diversi fronti per spianare la strada all’adesione della Serbia all’Unione Europea, man mano che gli equilibri geopolitici si spostavano verso un riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo.

Fino al fallimento dell’ultimo tentativo di mediazione tra Belgrado e Pristina operato attraverso la troika composta da Stati Uniti-Unione Europea-Russia, con Washington già apertamente a favore dell’indipendenza della provincia autonoma dalla Serbia, l’Italia si è battuta per allungare quanto più possibile i tempi del negoziato e per tenere aperta la possibilità di definire lo status finale del Kosovo nell’ambito del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Riscontrata l’impossibilità di giungere a una soluzione condivisa, l’Italia si è orientata allora verso un riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, accompagnato però da chiari messaggi politici di apertura verso la Serbia, nell’ottica di una prossima integrazione europea. L’Italia ha cercato di incidere anche nel merito dei negoziati, insistendo sul rispetto degli standard e in particolare sulla protezione delle minoranze serbe e del patrimonio della Chiesa serbo-ortodossa in Kosovo.

La ricerca di un’apertura verso la Serbia ha portato l’Italia, assieme ad alcuni altri paesi membri, a tentare di vincere una resistenza diffusa a livello europeo. Constatato il veto di Olanda e Belgio alla firma dell’Accordo di Stabilizzazione e Associazione per la mancata piena collaborazione con il Tribunale Penale Internazionale, cui ancora non sono stati consegnati Karadžić e Mladić, all’inizio di febbraio i paesi europei hanno raggiunto un consenso offrendo al paese di firmare un accordo transitorio di cooperazione politica, che tuttavia è stato rifiutato da Belgrado, come il preludio per il varo della missione civile europea e per l’indipendenza del Kosovo.

Il nuovo corso della politica europea, più favorevole alla Serbia, ha avuto un sicuro peso nella vittoria di Boris Tadić alle elezioni presidenziali e il governo italiano ritiene che parte di questo successo sia da attribuire alla sua azione diplomatica verso gli altri stati europei.

Il ruolo della Russia
Potendo contare sulle buone relazioni esistenti, l’Italia si è mossa anche a livello bilaterale con la Russia, con la quale ha cercato una mediazione sulla questione dell’indipendenza del Kosovo, senza però riuscire a scalfire il secco rifiuto dell’ipotesi di indipendenza dalla Serbia. Attorno alla questione del Kosovo si giocano infatti interessi ed equilibri geopolitici molto più ampi che vedono da un lato un ritorno della Russia e dall’altro un’entrata finalmente concreta dell’Unione Europea sulla scena internazionale.

Le vicende balcaniche sono solo uno dei tasselli di una più ampia crisi nelle relazioni tra Russia e mondo occidentale che ha origine nel crollo dell’Unione Sovietica e che potrebbe anche preludere alla fine della stagione degli Stati Uniti come unica superpotenza e l’inizio di un tripolarismo con Stati Uniti e Russia di nuovo contrapposti e Unione Europea che, pur sbilanciata verso l’Atlantico, potrebbe giocare un ruolo di mediazione tra i due tradizionali blocchi Est-Ovest.

Le Nazioni Unite sono uscite ancora più indebolite e delegittimate dalla vicenda del Kosovo, immobilizzate dal veto della Russia. Ferme restando alcune divergenze tra i suoi membri riguardo al riconoscimento dell’autoproclamato Stato balcanico e le condizioni per procedere alla firma dell’Accordo di Stabilizzazione e Associazione con la Serbia, l’Unione Europea ha trovato un consenso al suo interno sull’invio di una propria missione civile, Eulex, che sostituirà progressivamente quella delle Nazioni Unite. Se da un lato, ancora una volta, il diritto internazionale si è dimostrato più debole e comunque piegabile alla volontà politica questa volta non solo di Washington ma anche di Bruxelles, va tuttavia sottolineato come l’Unione Europea, ed in particolare l’Italia, abbiano proposto un approccio originale di stabilizzazione dell’area che colloca il “diritto all’integrazione” come possibile risposta alla crisi degli Stati sovrani.

Il premio dell’integrazione
Rimane aperta la questione relativa all’attrattività dell’integrazione europea per i serbi. Per poco meno della metà della popolazione, quella che non ha votato per Tadić, la prospettiva di ingresso nell’Ue rimane non seducente, o per lo meno non abbastanza da compensare la perdita del Kosovo. Sarà dunque cruciale che nei prossimi tempi l’Unione Europea si impegni ad offrire incentivi costanti e concreti che siano anche visibili e comprensibili per tutta la popolazione, evitando il rischio che il paese sprofondi di nuovo nell’isolazionismo e che il sentimento di frustrazione lo renda facile preda delle lusinghe nazionalistiche.

Si profila adesso una nuova stagione di cui è ancora difficile misurare le implicazioni. L’Italia e l’Unione Europea devono dimostrarsi all’altezza della grande sfida politica che hanno lanciato. Innanzitutto devono accompagnare il Kosovo nella costruzione di istituzioni affidabili e delle altre strutture statuali necessarie per arginare i fenomeni criminali dilaganti. Ma, ancora più importante, devono saper gestire i processi e cercare di comporre i conflitti che possono discendere dalla proclamazione di indipendenza del Kosovo e che in parte si sono già manifestati. Il ruolo di primo piano che l’Italia e l’Europa si stanno ritagliando sulla scena politica internazionale porta con sé un vizio di origine dato dal superamento del diritto internazionale e dalla creazione di un precedente che minaccia di minare diversi equilibri geopolitici. Al di là della prospettiva di integrazione per i paesi balcanici, l’Europa ha la responsabilità di agire per ristabilire un ordine e regole condivise nella politica internazionale, facendosi portatrice di nuovi valori e principi per gli anni a venire.

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