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Croazia

La scommessa di Sanader

17 Gen 2008 - Giovanni Casa - Giovanni Casa

Il nuovo governo croato di Ivo Sanader, insediatosi lo scorso 12 gennaio, ha l’obiettivo strategico di integrare il paese nelle principali istituzioni euro-atlantiche. Diversi saranno tuttavia i tempi e le difficoltà del cammino verso l’Ue e di quello verso la Nato. L’aspettativa è quella di ricevere l’invito ad aderire alla Nato in occasione del prossimo vertice dell’alleanza, che si terrà a Bucarest dal 2 al 4 aprile. È possibile peraltro che tale invito sia rivolto anche a Macedonia e Albania, il che rafforzerebbe in maniera significativa la presenza dell’alleanza nella regione balcanica. Nel discorso al Sabor (il Parlamento unicamerale di Zagabria) per la fiducia, Sanader ha affermato che il governo proseguirà le riforme necessarie nel settore della difesa e ha respinto la richiesta dell’opposizione socialdemocratica di convocare un referendum popolare sull’adesione all’Alleanza. Va ricordato che la Croazia partecipa dal febbraio 2003 alla missione internazionale della Nato in Afghanistan (Isaf). Secondo l’ultimo aggiornamento di fonte Nato, il contributo di Zagabria è di 211 militari.

L’obiettivo Europa e il nodo della pesca
Il cammino per diventare il 28º Stato dell’Ue si prospetta, invece, più lungo e con qualche asperità. Sanader punta a chiudere la partita entro due-tre anni. “L’accelerazione dei negoziati di adesione – ha affermato – è molto importante”. Va ricordato che la Croazia ha firmato l’Accordo di stabilizzazione e associazione nell’ottobre del 2001, ha poi formalizzato la richiesta di adesione nel febbraio 2003 per avviare i negoziati nell’ottobre del 2005. In realtà, il Consiglio europeo del dicembre 2004 aveva fissato l’inizio dei colloqui per il marzo dell’anno successivo, ma un intervento del Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia (Tpi) ha provocato lo slittamento: si è chiesta a Zagabria più collaborazione per catturare l’ex generale Ante Gotovina, latitante dal 2001 e accusato dall’Aja di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità. Sfidando le componenti più nazionaliste, Sanader ha imposto un registro diverso. Pochi mesi dopo, grazie alla collaborazione tra le polizie spagnola e croata, Gotovina è stato catturato a Tenerife, nelle Canarie, per essere poi consegnato al Tpi.

Sin qui, sono stati aperti 16 capitoli negoziali su 35. In una dichiarazione successiva all’insediamento del Governo, il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha ricordato che la Croazia deve fare progressi nella riforma del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione, nella lotta alla corruzione e nella ristrutturazione economica, nonché proseguire l’impegno per il ritorno dei rifugiati. Ma la questione più spinosa è costituita dal contenzioso sulla pesca, in cui l’Italia è coinvolta direttamente e che rischia di avere conseguenze sul processo di adesione.

Lo scorso 1 gennaio, dopo una serie di moratorie, è entrata in vigore la Zona di protezione ittica e ambientale, creata nel 2003, in modo unilaterale, dal governo di centrosinistra di Ivica Racan. Si tratta di un’area di circa 24 mila chilometri quadrati, di fatto vietata alle imbarcazioni dei paesi Ue, che si estende tra il confine delle acque territoriali croate e la linea di equidistanza tra le coste croate e italiane. Desiderosa di avviare i negoziati con l’Ue, la Croazia aveva rinunciato nel 2004 ad applicare ai paesi dell’Ue le regole della Zona di protezione ittica in attesa di un accordo sulla pesca con Bruxelles, che però non è mai stato raggiunto. Fortemente danneggiate dal passo croato, Slovenia e Italia ribadiscono che il problema va risolto in un contesto europeo, mentre fonti della Commissione europea hanno confermato che, se Zagabria non accoglierà le richieste europee, saranno congelati almeno cinque capitoli negoziali. Nella sua prima intervista dopo il varo del nuovo governo, Sanader ha detto che la Croazia è disposta a “negoziati a quattro” con Roma, Lubiana e il sostegno della Commissione europea. Rinunciare alla Zona non è possibile, sostiene il premier croato, ma si troverà il modo per “eliminare le circostanze che hanno suscitato il disappunto dell’Italia e della Slovenia”. In Croazia è però opinione diffusa che il governo non sia in grado di far rispettare quanto previsto dalla Zona. La questione sarà affrontata nel Consiglio dei ministri Ue previsto a Bruxelles il prossimo 21 gennaio.

Il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, in un messaggio al collega croato, Gordan Jandrokovic, ha auspicato che Zagabria “affronti i temi in discussione con la necessaria flessibilità e con spirito costruttivo”. Si deve ricordare che l’Italia è il primo partner commerciale della Croazia sia nell’import (davanti a Germania e Russia), che nell’export (prima di Bosnia-Erzegovina e Germania). Sono inoltre controllati da banche italiane i maggiori istituti di credito privati croati. Il flusso turistico è imponente: secondo i dati forniti dall’Ente nazionale del turismo croato, nello scorso anno circa 1 milione e 200 mila italiani hanno soggiornato in Croazia, su un totale di circa 9 milioni di stranieri, con una quota inferiore solo a quella tedesca.

Va a questo punto evidenziato un riflesso di politica interna, destinato a influenzare il cammino del governo croato. Nella passata legislatura (2003-2007) il risultato delle urne aveva consentito alla Comunità democratica croata (Hdz) di Sanader di formare un monocolore che segnava il ritorno al potere del partito dopo un quadriennio di centrosinistra (gennaio 2000-novembre 2003). Dopo le elezioni dello scorso 25 novembre Sanader è stato però costretto a formare un gabinetto di coalizione. L’Hdz resta il perno della maggioranza, con 13 ministri su 17, ma se da un lato il controllo del Sabor appare solido (il voto di fiducia è stato ottenuto con 82 sì contro 62), dall’altro alcuni partner potrebbero rallentare la corsa verso l’Europa. È il caso del Partito dei contadini (Hss), presente con i ministri dell’Agricoltura e del Turismo, e strenuo difensore della Zona di protezione. L’Hss ha già incassato un ingente aumento dei sussidi statali all’agricoltura, che arriverà a quasi un miliardo di euro l’anno.

La politica verso le minoranze
Di grande rilevanza politica è la presenza nel nuovo governo di un ministro serbo per la prima volta dalla fine del conflitto serbo-croato del 1991-1995. Si tratta di Slobodan Uzelac, dirigente del Partito indipendente democratico serbo (Sdss), nominato vice premier con delega a Sviluppo economico, ricostruzione e ritorno dei rifugiati. “È un bene per i serbi in Croazia, per la stabilità e la tolleranza generale e per superare i vari traumi causati dalla guerra nel paese”, ha commentato il leader della minoranza serba, Milorad Pupovac. Circa 280 mila serbi lasciarono la Croazia durante e dopo la guerra. Secondo fonti della Nazioni Unite, sono rientrati in 130 mila. Già nella passata legislatura Sanader aveva scelto la politica della mano tesa nei confronti della minoranza serba, una strategia divenuta possibile dopo che aveva emarginato la vecchia guardia nazionalista dalla dirigenza dell’Hdz, forgiata dall’ex Presidente Franjo Tudjman. Un forte gesto simbolico fu compiuto da Sanader all’inizio del suo primo mandato, quando partecipò a una celebrazione del Natale ortodosso dei serbi, un’iniziativa inconcepibile per i suoi predecessori.

Si deve aggiungere che, come nella precedente legislatura, anche in questa tutti gli otto deputati che rappresentano le varie minoranze nazionali, sia i tre serbi sia gli altri cinque, appoggiano il governo Sanader. Tra questi c’è anche l’indipendente polese Furio Radin, confermato per la quinta volta al Sabor dalla comunità italiana. La richiesta che accomuna le varie minoranze è quella di poter utilizzare alle elezioni il ”doppio voto“, politico ed etnico. Previsto dalla Costituzione, tale diritto non è stato inserito nell’attuale normativa elettorale. In pratica, l’elettore appartenente a una minoranza deve scegliere tra votare per il proprio rappresentante o esprimersi a favore di un qualche partito. Entrambe le opzioni non sono permesse. Nell’intesa programmatica siglata con le minoranze, si è stabilito che le parti si impegnano a valutare la richiesta del “doppio voto” nei primi due anni di mandato.

Sul fronte interno, il nuovo governo punta ad accelerare il tasso di crescita economica dall’attuale 4,8% annuo al 7%, e a dimezzare la disoccupazione dal 14% al 7%. Tra gli strumenti previsti figurano nuovi incentivi alle piccole e medie imprese e agli investitori esteri, sgravi fiscali, ulteriore promozione del turismo e creazione di distretti industriali.

Per una curiosa coincidenza temporale, il nuovo governo Sanader prende il largo mentre la Slovenia ha la Presidenza di turno dell’Ue, la Serbia è alla vigilia di difficili elezioni presidenziali e il rebus del Kosovo è a una stretta decisiva, con l’incognita delle possibili ricadute per la Bosnia-Erzegovina. Nei prossimi mesi verrà messa alla prova la capacità di Sanader di agire efficacemente, sul pieno interno e internazionale, in questo quadro di grande complessità.